ESCLUSIVA TLP - Mario Macalli: "Registrazioni? Mi viene il vomito. Con me 150 milioni di euro. Genoa e Napoli da noi stavano bene"

ESCLUSIVA TLP - Mario Macalli: "Registrazioni? Mi viene il vomito. Con me 150 milioni di euro. Genoa e Napoli da noi stavano bene"TMW/TuttoC.com
© foto di Daniele Buffa/Image Sport
venerdì 13 febbraio 2015, 21:40Interviste TC
di Sebastian DONZELLA

La calma apparente di chi è nell'occhio del ciclone? Forse. O forse no, perché Mario Macalli sembra serafico per davvero. Il presidente della Lega Pro racconta con molta tranquillità quanto sta accadendo nel calcio di terza serie, in attesa dell'Assemblea di lunedì, in esclusiva a TuttoLegaPro.com.

Avete distribuito una parte dei contributi. Qualcuno potrebbe malignare che sia avvenuto in un periodo particolare per la Lega Pro...

"Le date non sono state stabilite adesso ma a tempo debito dal Consiglio Federale. L'elargizione dei corrispettivi dei minutaggi erano già state decise tenendo conto delle scadenze finanziarie dei club di Lega Pro. Per facilitare il compito delle società era già stato predisposto che avrebbero ricevuto tali somme prima di dover far fronte ai pagamenti degli stipendi. Una cosa normalissima, insomma".

Questione Iodice-Lotito. Lei è stato messo in mezzo. Che idea se n'è fatto?

"Mi vien da vomitare, sono allibito e penso lo siano un po' tutti per l'imbarbarimento a cui siamo arrivati. Provi a pensare se io registro di nascosto una chiamata confidenziale e poi la mostro a tutti. Lei che idea si farebbe? Ho seri dubbi a pensare di non esser già arrivati al fondo.
Io, non essendo coinvolto direttamente, mi sono preso la briga di non leggere nulla per non farmi venire il voltastomaco. Ognuno risponde delle sue azioni, i protagonisti della vicenda sono tutti maggiorenni".

Eppure diversi presidenti hanno segnalato una presenza ingombrante di Claudio Lotito all'interno della Lega Pro. Lei l'avverte?

"Io non ho né padrini né padroni, anzi, sono stato definito un tiranno. La verità è che non sono nessuno dei tre. Sono una persona completamente normale cui è stato insegnato da mio padre che nella vita non bisogna avere padroni. E io non ne ho mai avuti, almeno sotto il profilo psicologico e morale. Posso commettere degli errori come tutti, ma lavoro 18 ore al giorno e qualche sbaglio lo faccio. Io rispondo a tutti, non mi faccio pregare, questo è il mio carattere. La mia gestione è stata sempre condivisa con il Consiglio, contando uno all'interno di un gruppo di undici persone.
Oggi ho incontrato tre presidenti di Serie A: Rossi del Sassuolo, Preziosi del Genoa e De Laurentiis del Napoli. Sono molto contenti di non essere più in Lega Pro per ovvi motivi (ride NdR), però riconoscono che con me stavano bene".

Nell'Assemblea di lunedì non si parlerà né di bilancio né di sfiducia. Come mai?

"Semplicemente perché, come hanno detto i legali e il CdA della Lega, bisogna chiudere un'Assemblea interrotta a metà. Mancano due punti all'ordine del giorno: le linee guida che le società devono autonomamente decidere per la ripartizione dei diritti audiovisivi e l'elezione di un consigliere. Il resto sono chiacchiere. 
Il bilancio? Il 14 dicembre non è stato approvato in maniera del tutto strumentale perché non so quale critica tecnica possa essere mossa a un conto patrimoniale come quello presentato: non ci sono state osservazioni per migliorarlo. Rimane una pagina poco gradevole, per usare un eufemismo. Sicuramente dovrà essere votato di nuovo perché i consiglieri che lo hanno redatto sono imprenditori molto seri che non si tirano indietro".

Crede di avere ancora la maggioranza in Lega Pro?

"E' un problema che non mi pongo. Io faccio il presidente, sono stato eletto e lavoro da sempre per tutte le società senza distinzioni di sorta: il giorno dopo l'elezione non è che uno deve favorire chi l'ha votato tralasciando chi ha sostenuto un altro candidato. Io sarei contento se avessi l'appoggio non tanto per avere una maggioranza o meno ma perché si sarebbe tutti uniti su tematiche che abbiam sempre posto in primo piano nell'interesse delle squadre".

Vedendo la guerra interna che si è scatenata, non si è mai domandato "Chi me lo fa fare"?

"Me lo chiedo da molto tempo. Nella vita si passano dei momenti più o meno felici. Io esco da un momento, durato un anno e mezzo, molto particolare: sono stato graziato da chi sta in alto, pensavo che per me fosse finita. Quando superi queste problematiche ti chiedi ogni momento perché continuare in certe battaglie ma soprattutto ti chiedi cosa sia giusto fare verso gli affetti che hai. Può darsi che la risposta arrivi a breve".

Governance: qualcuno non ama il modo personalistico di gestire gli affari di Macalli...

"Ieri sistemavo delle carte e ho trovato la documentazione relativa alla Camera dei Deputati che aveva approvato l'1% di contributi verso la Lega Pro riguardo la Legge Melandri. Avrei dovuto dire grazie ma non l'ho mai detto perché non andava affatto bene, andava contro la legge. Provi lei ad andare contro un testo condiviso dalle altre parti o a far capire ai vari partiti che era un errore fondamentale approvare una roba del genere. Ho il merito di avere la testa dura, di aver impugnato i provvedimenti, prendendomi del matto da gente che oggi vorrebbe il mio posto. 
Alla fine, appoggiandomi agli allora vicepresidenti Lombardo e Pitrolo, ad alcuni consiglieri e ad alcuni legali, ho avuto ragione. Perché dovrei dire grazie a qualcuno? Non ho mai chiesto riconoscenza, in privato ho detto grazie a me stesso e al carattere che ho: perché, senza la testardaggine che mi contraddistingue, a quest'ora la Lega Pro, al posto di 150 milioni di euro in tre anni, ne avrebbe avuti si e no un decimo. Contano i fatti nella vita".

Qualche avversario è convinto che con Macalli la Lega Pro potrebbe perdere ancora club...

"Le società hanno fatto un grande sacrificio ad arrivare a 60, visto che l'anno scorso sono retrocesse ben 18 società e molte meritavano di rimanere con noi. Io me ne guardo bene dal diminuire ulteriormente il numero delle società anche perché l'ultima parola ce l'hanno i club: senza il loro ok non ci si può muovere. Mi chiamo fuori dal progetto di tagliare club dalla Lega Pro: lo dico in italiano e se volete posso ribadirlo anche in dialetto. 
Ho cavalcato convintamente una riforma per avere un calcio professionistico di terza serie a 60 società. Non è una cosa voluta, ho sempre detto che mi sarebbe piaciuto avere ancora 100 team perché avrebbe significato il corretto funzionamento del sistema Italia. Per la crisi economica attuale, purtroppo, ciò non è possibile. 
Ho letto anche che avrei fatto fallire 108 società sotto la mia gestione. Io allibisco: so che il 90% dei fallimenti riguarda squadre arrivate da serie superiori".