ESCLUSIVA TLP - Melfi, pres. Maglione: "Ai play-out non vince chi piange di più: basta parlare di arbitri. Non è giusto che si salvi chi non rispetta le regole"

ESCLUSIVA TLP - Melfi, pres. Maglione: "Ai play-out non vince chi piange di più: basta parlare di arbitri. Non è giusto che si salvi chi non rispetta le regole"
© foto di Giuseppe Scialla
mercoledì 24 maggio 2017, 15:00Interviste TC
di Sebastian DONZELLA

E' una delle squadre più piccole ma anche più longeve della Lega Pro. Parliamo del Melfi, da 14 anni all'interno della Lega Pro con i suoi 18mila abitanti. Anche quest'anno i lucani si giocheranno la salvezza tramite i play-out: un anno fa la sconfitta col Martina costringe i gialloverdi al ripescaggio, questa volta l'occasione di mantenere la categoria arriverà contro l'Akragas. I melfitani, però, avranno a disposizione solamente un risultato: solo la vittoria nella trasferta siciliana permetterà al club della Basilicata di rimanere in terza serie. TuttoLegaPro.com ha intervistato in esclusiva il presidente del Melfi, Giuseppe Maglione.

Dopo lo 0-0 d'andata, con qualche dubbio sulle decisioni arbitrali, non vi resta che vincere...

"A proposito di decisioni del direttore di gara, in questi play-out, nel sentire le dichiarazioni di altre squadre, sembra di assistere alla lotta di chi ha avuto più torti arbitrali. Anche noi potremmo lamentarci dei torti subiti in stagione ma credo non sia il momento di farlo. Abbiamo piena fiducia e stima della classe arbitrale, crediamo nella buona fede anche quando i suoi rappresentanti sbagliano. In 14 di anni di Lega Pro abbiamo fatto della correttezza la nostra bandiera e non abbiamo alcuna intenzione di ammainarla.
La semplice realtà è che i play-out li vince non chi piange di più o chi ha più santi in Paradiso ma chi fa un gol più dell'altro. Tornando al calcio giocato: sono fiducioso in vista della gara di ritorno: la squadra è viva e carica, segue in pieno mister Diana ed è consapevole delle proprie potenzialità. Il pareggio di domenica ci sta stretto viste le molteplici occasioni avute con dodici calci d'angolo e quattro salvataggi incredibili del loro portiere. In Sicilia dobbiamo giocare la stessa partita cercando di essere più precisi sotto porta: dobbiamo vincere per noi e per i nostri tifosi. Inoltre, conoscendo l'Akragas e la sua dirigenza, so già che la gara sarà all'insegna della lealtà e della correttezza sportiva nonostante l'altissima posta in palio".

Di fronte avrete un avversario che ha vissuto una stagione altalenante, soprattutto dal punto di vista societario.

"C'è grande rispetto per l'Akragas e per i sacrifici che sta facendo. E' da ammirare la loro caparbietà: dopo il ridimensionamento di gennaio, tutti li davano per spacciati e invece sono arrivati a un passo dalla salvezza diretta. Il tutto rispettando sempre le regole imposte dalla Lega e utilizzando al meglio i giovani. E' un vero peccato che debba retrocedere una tra loro e noi".

Avrebbe preferito una tra Vibonese e Catanzaro, protagoniste dell'altro play-out?

"Il derby calabrese è una sfida veramente fratricida ed egualmente difficile. Anche i rossoblù sono stati ripescati come noi e hanno avuto più o meno le nostre stesse difficoltà mentre i giallorossi sono uno dei club più blasonati della terza serie. I play-out di quest'anno sono la dimostrazione che la qualità del campionato è stata superiore rispetto agli altri anni. Nel passato c'erano squadre già retrocesse a gennaio-febbraio, questa volta è stata una lotta aperta fino alla fine".

L'impressione è che questo Melfi, senza quell'incredibile black-out a metà stagione con 11 sconfitte consecutive, si sarebbe salvato senza problemi, magari con qualche giornata d'anticipo.

"Si sono d'accordo. Undici sconfitte di seguito vuol dire tanto, significa aver fatto zero punti su 33 disponibili. Non essere retrocessi direttamente è già un miracolo. Sarebbero bastati quattro punti di quei 33 per giocarci al meglio le nostre chance di salvezza diretta. E' innegabile che abbiamo commesso degli errori, l'aver cambiato tre allenatori è una dimostrazione di ciò. C'è da dire che il ripescaggio ci ha restituito la categoria ma ha avuto i suoi effetti negativi: da un lato ha tolto soldi al budget e dall'altro ci ha fatto partire in ritardo rispetto alle altre concorrenti. Ma non serve a niente fare il mea culpa al momento, sicuramente servirà un esame di coscienza al termine della stagione. Adesso, però, pensiamo solo a vincere domenica".

Un anno fa, ai play-out, vi andò male col Martina, poi non iscrittosi...

"L'anno scorso avevamo a disposizione due risultati su tre e siamo retrocessi noi. Questo perché i play-out sono una lotteria strana, nella quale contano tanto testa, episodi e stimoli. C'è da dire che all'epoca i pugliesi avevano nove punti di distacco in classifica e con le regole attuali sarebbero retrocessi direttamente. Inoltre arrivarono a giocarsi la salvezza senza aver ricevuto una bella fetta di stipendi. Questo è un problema per la credibilità del nostro calcio, situazioni del genere purtroppo si ripetono spesso. Fermo restando che non ho nulla contro i giocatori del Martina che dimostrarono grande attaccamento alla maglia fino all'ultimo".

Quest'anno, invece, tutti i club in zona retrocessione hanno protestato per la situazione del Messina, con una fidejussione ballerina che sembrava potesse costar cara ai siciliani.

"Il caso del Messina è clamoroso ma non voglio entrare nel merito visto che la polemica sterile non serve a niente. Chi di competenza saprà valutare queste situazioni e, magari, evitare possano ripetersi in futuro".

Una situazione che si è creata anche nelle altre lotte play-out, con squadre salve nonostante stipendi non ancora pagati.

"I tempi lunghi della giustizia sportiva sono un problema: le squadre che ad aprile non sono in regola con il pagamento dei contributi non riescono a essere deferite entro il termine del campionato. Bisognerebbe accelerare i tempi in modo che la classifica di maggio sia giusta e reale, con sanzioni immediate e non da scontare nel campionato successivo. Il presidente Gravina ci sta lavorando e il suo apporto, da quando è arrivato, si vede. Purtroppo bisogna scontrarsi con chi dice che in FIGC bisogna ridurre le squadre in Lega Pro. Ma non è riducendo le squadre che si risolvono i problemi, perché così semplicemente verranno tagliate fuori le realtà più piccole come la nostra e non le meno virtuose.

Il problema è a monte, nelle briciole che vengono concesse alla Lega Pro. Servirebbero contributi più elevati e maggiori controlli alla base, per evitare che si arrivi a dicembre con squadre che non pagano gli stipendi. Serve un contraddittorio serio con FIGC e CONI, dobbiamo riportare la Lega Pro a essere il campionato che valorizzi i giovani. Tagliare le squadre significherebbe solamente creare disoccupazione, con allenatori, giocatori e addetti ai lavori a spasso".

L'idea di Tavecchio di creare una Serie D d'elite a metà tra la Lega Pro e la Serie D la trova d'accordo o pensa, come Gravina, che sarebbe solo un inutile ritorno al passato?

"Sarebbe un contentino per quelle squadre che non avrebbero la forza di affrontare una Lega Pro con poche squadre tutte provenienti da grandi centri. Non è ritornando al passato che si risolvono i problemi. Credo piuttosto che bisogna tutelare tutte le società, anche quelle medio-basse, se sono virtuose e in regola. Perché solo le big possono essere professioniste?".

Chiusura con un pronostico sui play-off.

"Lecce e Matera sono due signore squadre, soprattutto i salentini hanno un grosso organico. Per quest'ultimi, però, può essere pericoloso il contraccolpo psicologico del secondo posto, occupato da quelle squadre come Parma e soprattutto Alessandria che hanno lottato a lungo per la promozione diretta. Credo comunque che questa formula play-off limiti un po' le sorprese perché la qualità e il valore delle squadre per me verrà fuori alla lunga: i giocatori più esperti sapranno fare la differenza. Credo che sarà decisiva non solo la classe ma soprattutto la forza psico-fisica. Per me i play-off, in definitiva, saranno meno imprevedibili dei play-out".