ESCLUSIVA TLP - Messina, pres Lo Monaco: "Il nostro calcio nelle mani di un solo uomo. Riunione odierna assurda e da delirio. Penalizzazioni restituite? Longa manus dell'onnipotente..."

ESCLUSIVA TLP - Messina, pres Lo Monaco: "Il nostro calcio nelle mani di un solo uomo. Riunione odierna assurda e da delirio. Penalizzazioni restituite? Longa manus dell'onnipotente..."TMW/TuttoC.com
© foto di Daniele Buffa/Image Sport
giovedì 5 febbraio 2015, 20:45Interviste TC
di Sebastian DONZELLA

Pietro di nome, franco nei fatti. Stiamo parlando di Pietro Lo Monaco, patron del Messina e tra gli uomini più esperti del calcio italiano. In esclusiva a TuttoLegaPro.com ecco la sua intervista fiume (difficile fermare il fluire delle sue parole una volta in moto) sui problemi della Terza Serie.

Presidente, che pensa della riunione odierna in Lega Pro?

"E' la solita pantomima all'italiana che negli ultimi tempi si è acuita in una maniera abnorme. Oggi il calcio italiano è letteralmente gestito da un uomo solo. Le società hanno parlato chiaro: non approvando il bilancio hanno dato una risposta precisa. Hanno voglia di cambiare, di essere decisive del proprio destino dopo tanti anni di egemonia, ripeto, di un uomo solo. E lo hanno fatto usufruendo dell'arma della non approvazione del bilancio, con oltre un milione di euro di passivo. Non riusciamo a comprendere tutti i tecnicismi che sono stati sollevati per la mancanza della convocazione della nuova assemblea. Basterebbe fermarsi alla norma statutaria che impone la parità di bilancio per far capire che questa governance necessariamente deve essere oggetto delle considerazioni delle società, le vere padrone della Lega Pro.

Fatemi capire: la riunione informale di oggi a che serviva? Viene convocata per giorno 16 una nuova riunione senza inserire all'ordine del giorno l'approvazione del bilancio: siamo veramente al delirio. Oggi si sono presentate solamente 19 società, visto che la ventesima ha manifestato pubblicamente il proprio dissenso. E' ora che intervenga chi dovrebbe essere super-partes perché bisogna dare una nuova impostazione alla Lega Pro: più efficienza, maggiore produttività, nessun intento di spaccare o rovinare. Dall'altro lato mi sembra ci sia solamente il desiderio di lasciare tutto inalterato in modo che possa imperversare sempre e comunque un uomo solo al comando. Le deleghe alla riunione? Una barzelletta. In un momento come questo alle Assemblee devono partecipare i presidenti, l'anima della Lega Pro: loro mettono i soldi, si gioca sulla loro pelle".

Mi sembra che 40 società su 60 siano un numero importantissimo che dovrebbe suscitare quantomeno il buonsenso di chi è costretto, e sottolineo la parola costretto, a rimanere abbarbicato su una poltrona che non è più sua. Ma è nella logica delle cose: qualsiasi azienda, al di là della chiusura in negativo del bilancio, in queste condizioni cercherebbe un cambiamento. Gli ultimi anni sono stati uno sfacelo: i contributi sono scomparsi sempre di più, le società si sono assottigliate in numero sempre maggiore, fino ad arrivare una riforma che ha portato ad appena 60 squadre. Quando ci sono tutte queste negatività qualsiasi governance viene fatta oggetto di analisi. Le società hanno voglia di cambiare, vogliono avere un proprio spazio e soprattutto essere in grado di decidere. Bisogna fare una grande precisazione: non è la battaglia di Gravina o di Ghirelli, ma delle società di Lega Pro. I club vogliono gestire il calcio nella maniera giusta".

Abbiam capito bene? Macalli sarebbe costretto a rimanere?

"Quando io dico che c'è un presidente costretto a rimanere abbarbicato sulla poltrona me ne assumo tutte le responsabilità. Qua c'è una politica federale che si basa sull'accentrare tutto nelle mani di un uomo solo. E questo signore fa il bello e il cattivo tempo. Si stanno vedendo delle cose dell'altro mondo. Una volta avere due società professionistiche non era possibile (Lazio e Salernitana nelle mani di Claudio Lotito, NdR). Questa normativa dov'è finita? Qua si sta bypassando tutto.
Ci sono società che si vedono restituire punti di penalizzazione da un giorno all'altro. Evidentemente la longa manus dell'onnipotente arriva dappertutto. Non è possibile pensare a un cambiamento fagocitato solo ed esclusivamente dai modi di pensare e di vedere di una persona. E' un attacco ben preciso, non mi nascondo dietro un dito. Parlo con cognizione di causa: come lo è in Lega Pro lo è in Serie A.
E non dico niente di nuovo. Il mondo del calcio sta cadendo a pezzi: le squadre sono tutte indebitate, l'impiantistica sportiva è ridicola. Abbiamo solo una gran fortuna: riusciamo ancora a racimolare 1200 milioni di euro di diritti televisivi dalla Serie A. Per il resto il nostro è un calcio minore in tutti i sensi. Parliamo tanto di cambiamento. Ma quale cambiamento? Chi ha il coraggio del cambiamento? Si vedono cose assurde: invece di convocare un'assemblea ufficiale, si convoca una riunione informale. Di chi? Il solito modo di fare calcio, gli amici degli amici, la politica delle telefonate, il compromesso, eccetera".

A proposito di penalizzazioni. L'aver restituito i 4 punti alla Reggina scombussola i piani di molte squadre e non fa capire quale sia la vera quota salvezza...

"Diventa tutto falsato. Perché la Reggina si e il Melfi o il Foggia no? Non ho assolutamente niente in contrario al club calabrese ma le motivazioni che ho sentito mi fanno venire dal ridere: l'incentivo all'esodo non sarebbe da qualificarsi come rientrante nell'ambito federale. Ma non mi meraviglio, siamo nel caos più totale. E nelle prossime scadenze ci saranno contestazioni a mai finire. Se uno prende una penalizzazione lo fa perché non ubbidisce a un dettato normativo. Ha ragione lei: non sappiamo quello che verrà fuori. Potrà, quindi, falsarsi tutto il resto del campionato.   

Pescando dalla sua lunga esperienza in Serie A, cosa cambierebbe in Lega Pro?

"Serve portare avanti un programma che preveda la vita delle società e non la morte. Che investa a 360 gradi tutto il sistema. Le società di Lega Pro devono basarsi sulla valorizzazione dei giovani. Ma come? Mancano, ad esempio, le infrastrutture: le società devono essere messe in grado di soddisfare determinate esigenze. I settori giovanili in molti casi fanno fatica: ci sono miriadi di problemi. L'ottimizzazione dei costi deve essere esaminata a tutti i livelli. La Lega deve far sentire la sua voce: in consiglio federale la Terza Serie pesa per il 17%. 

Questi problemi può sembrare siano relativi alla Lega Pro. E invece no, riguardano tutto il calcio italiano. In Serie A, eliminando 3-4 squadre, ci sono tante difficoltà. Non mi si venga a dire che la Serie A non produce: solo di diritti televisivi porta a casa 1200 milioni di euro: si continua a dilapidare e sperperare. E intanto le società sono alla canna del gas. Abbiam stadi fatiscenti, nel terzo mondo sono migliori dei nostri. E continuiamo a dare l'oppio alla gente: i prestiti con obbligo di riscatto, giocatori a parametro zero che costano milioni di euro e i bilanci col tempo si appesantiscono. E' un cane che si morde la coda ed è destinato a scoppiare. Si è pensato ad assecondare i desiderata dell'uomo solo al comando che avrebbe cambiato il calcio in 7-8 mesi. Ma questi mesi son passati e i problemi sono ancora là. Ci vuole il coraggio del cambiamento".