ESCLUSIVA TLP - Mister Maurizi: "Opportunità all'estero. Ecco come è andata a Viareggio. Sponsor per allenare? Certi presidenti chiedono di portarli. Se li avevo non mi esoneravano mai..."
Un futuro all'estero dopo aver visto andare, letteralmente, in fumo un contratto triennale e un progetto al quale stava lavorando alacremente insieme ai dirigenti Basile e Carpina. Il Viareggio non si è iscritto alla Lega Pro unica e mister Agenore Maurizi aspetta l'occasione giusta per ripartire. Il tecnico di Colleferro, autentica istituzione nel mondo del calcio a 5, è reduce da un mese di aggiornamento negli Stati Uniti ed è aperto ad un'avventura lontano dai confini nostrani. TuttoLegaPro.com l'ha intervistato in esclusiva.
Mister, il suo nome è stato accostato a club esteri da diverse testate: cosa c'è di vero?
"Parlare a trattative in corso non è mio costume. Posso, però, confermare il fatto che sono in contatto con qualche squadra estera. Ci sono stati degli incontri con il Cobreloa, i Miami Dade e i Tampa Bay. Situazione venute a galla durante il periodo di aggiornamento professionale che ho vissuto in America. In questo momento non ho alcuna fretta e voglio trovare serenamente la soluzione migliore a livello professionale ed umano. Haladas in Ungheria? Fa piacere questo accostamento. Si tratta di un club molto importante e mi auspico possa concludersi positivamente questo scenario".
Dopo l'anno di Crema in Italia ha avuto poche soddisfazioni...
"(sospira ndr). Purtroppo ho fatto alcune scelte scellerate pur di allenare immediatamente, quando invece avrei dovuto ponderare meglio la scelta a costo di subentrare a stagione in corso. A Crema ho vissuto un anno splendido, centrando la salvezza ai Playout e valorizzando diversi giovani che poi hanno calcato i campi della Serie B da protagonisti. Mi assumo la responsabilità di tutte le scelte e pertanto le colpe di certi errori commesi sono, inevitabilmente, anche le mie".
Lei è stato due volte a Viareggio nell'ultimo quadriennio: differenze?
"Nella prima esperienza mi trovai ad allenare in una casta. Fatico ancora a ripensare a quello che ho dovuto subire e sopportare a livello umano. Era una piazza in cui comandavano alcuni calciatori e alcuni dirigenti. Il riferimento della proprietà era un direttore che non stava più neppure a Viareggio. Io e il diesse Dolci, l'unica persona con la quale potevo parlare di calcio, ci ritrovavamo isolati dal resto del gruppo. Ho accettato compromessi assurdi come quelli di far giocare un portiere e un attaccante puramente per scelte aziendali e non tecniche. Accettai pure l'imposizione societaria di avere appena tre over in rosa, quando nelle stagioni precedenti l'organico ne prevedeva il triplo sotto contratto. Nonostante tutte queste vicessitudini sono andato via con otto punti sul campo in nove partite (3 di questi punti non sono stati effettivamente raccolti in quanto contro il Carpi il Viareggio perse poi a tavolino ndr), lasciando la squadra al sest'ultimo posto della graduatoria. Ovvero in posizione di salvezza diretta. Considerato che poi si sono salvati ai Playout e con rinforzi a gennaio del calibro di Zaza, Calamai, Martella, Berardocco, Pellegrini e Gazzoli, non credo che il mio lavoro sia stato negativo. Ovviamente da febbraio grazie a tali innesti il livello si è alzato e conseguentemente pure il livello del gioco e delle prestazioni della squadra".
Quest'estate come è andata invece in Versilia?
"La prima volta ero arrivato sulle ali dell'entusiasmo, essendo reduce da un'annata importante a Crema. Stavolta avevo cambiato registro. Dopo le ultime esperienze non esaltanti, in accordo con la mia famiglia, avevo deciso di intraprendrere una vecchia strada, quella di insegnare calcio. Grazie a Cragnotti, ero sbarcato a Miami dove avevo presentato un progetto di gioco in un college importante. A giugno raggiunsi l'accordo per prendere l'incarico di coordinare tutti gli allenatori di calcio del college. Mi sarei dovuto occupare di tutte le fasce di età, portando avanti il progetto sul mio modello di gioco, nonchè allenare la prima squadra dei Miami Dade. Mentre sto definendo l'intesa in Florida, arriva l'offerta del Viareggio da parte di Carpina e Basile, due grandi persone che mi prospettano un progetto ambizioso. Così rientro in Italia: era il 6 luglio, parlo con la nuova proprietà, i Filippelli, e sposo il progetto. Decido di accettare in quanto mi sento fortemente voluto da Carpina e Basile. La proprietà ci desta un'ottima impressione, tanto che per la prima volta dai tempi di Crema inizio il ritiro pre-campionato senza alcun intoppo e tutto perfettamente organizzato. C'era uno staff di prim'ordine e l'obiettivo era quello di fare un buon campionato. Quello che è successo dopo io non lo so. Ancora adesso fatico a capacitarmi della mancata iscrizione della società al campionato. Posso solo affermare che il presidente Domenico Filippelli ed il vice Tonino Filippelli sono due ottime persone, che si affacciavano nel mondo del calcio per la prima volta e che forse hanno commesso delle ingenuità".
Ricordi della breve esperienza viareggina di quest'anno?
"Nutro affetto e grande stima per i due direttori, Carpina e Basile: entrambi hanno lavorato duramente e hanno competenze importanti. Non sono parole di circostanza, ma realmente sentite. Voglio ringraziare entrambi pubblicamente e auguro loro le migliori fortune professionali così come a tutte le persone che ho conosciuto a Viareggio. Ringrazio un grande operatore di mercato che mi ha rinfrancato dopo la delusione della mancata iscrizione e mi auguro presto di vederlo per una cena a base di calcio. I suoi consigli mi hanno rinfrancato e ridato la voglia di fare calcio dopo un periodo difficile. Infatti in contemporanea al fallimento del Viareggo ho vissuto un grave lutto in famiglia. Fra le persone che mi hanno maggiormente sostenuto c'è stato l'avvocato Chiacchio, che ha patito nel medesimo periodo la perdita della madre. Anche pubblicamente mi unisco a lui nel lutto, ringraziandolo per la stima manifestatami nei momenti di difficoltà".
Torniamo al calcio giocato: cosa non andò a Treviso?
"L'anno dopo la prima esperienza viareggina andai in Veneto. Mi contatò Deoma, persona della quale nutro una profonda stima umana e professionale pertanto accetto immediatamente dopo aver parlato con il diesse Traini e il presidente. La società non si iscrive in prima battuta, ma solo successivamente e con l'intervento di un'altra cordata che affianca il presidente che aveva ancora la maggioranza. Durante il ritiro, vista la situazione particolare venutasi a creare decido di dare le dimissioni due volte, ma puntualmente sono respinte e vengo rassicurato dal punto di vista tecnico. Partiamo con l'idea di fare più minutaggio possibile, perché la priorità era salvare la società dapprima economicamente e successivamente tecnicamente. L'accordo era che dopo il 15 ottobre data di scadenza delle prime mensilità avremmo rinforzato e completato la squadra. Volete sapere cosa è successo? Dopo che la società paga gli stipendi, noi perdiamo a Cremona, arriva un certo De Pasquale che avrebbe dovuto rilevare la società e io vengo mandato via. De Pasquale porta subito un altro allenatore e fa acquistare quattordici-quindici calciatori. Alla fine purtroppo il Treviso retrocede e non si iscrive neppure alla Seconda Divisione".
Lei però nella stagione successiva approda alla Paganese. Gli esiti non sono stati troppo diversi...
"Dopo alcuni colloqui con persone di Pagani legati al club, incontro di mia iniziativa il presidente Trapani. Il campionato non prevede retrocessioni e pertanto c'è la possiblità di vivere un anno senza l'assillo del risultato, potendo tornare a lavorare in condizioni idonee per fare calcio. Dopo un paio d'anni turbolenti cercavo un po' di tranquillità. Raggiungiamo un accordo che prevedeva l'utilizzo del minutaggio per sostentare le casse del club senza particolari obittivi di classifica. La società, infatti, non voleva spendere nulla e rinviare gli investimenti all'anno successivo. Ho accettato con un unico e piccolo vincolo, ovvero il non lavorare con un operatore di mercato del posto. Purtroppo l'accordo è stato disatteso. Avrei dovuto andarmente allora. Restando, ho fatto l'ennesimo e spero ultimo errore della mia attività calcistica: ho lavorato con questo operatore, ma alla fine del girone d'andata le strade mie e della Paganese si sono separate. Ho accettato altri compromessi tecnici, ho preso insulti ed attirato le antipatie di una piazza intera senza aver voce in capitolo. Cercavo di evitare problemi e invece sono finito in un contesto non adatto a quanto speravo di trovare. Dopo l'addio di comune accordo con la proprietà durante la sosta natalizia, le cose non sono mutate e la squadra è arrivata ultima in classifica".
Con chi le piacerebbe lavorare?
"Nel mondo del calcio sento parlare tutti, ma in pochi parlano di tecnica e sistemi di gioco. Vorrei trovare un direttore con il quale potermi confrontare e crescere sotto questo aspetto. La metodologia e lo sviluppo di un sistema calcistico devono essere al centro del progetto. In otto anni che faccio parte di questo mondo ho incontrato pochi dirigenti competenti. In passato è successo con Ursino a Crotone, Peppino Pavone alla Cavese, Deoma a Treviso, Dolci a Viareggio, Geria a Crema, Montemurro a Varese e Preite a Pavia. Quest'anno ero fiducioso perchè in Carpina e Basile avevo riscontrato i miei stessi intendimenti. Evidentemente non era destino...".
Dopo le esperienze di Pagani e Treviso il suo nome è stato accostato al mondo di chi porta sponsor per allenare: cosa risponde?
"E' una cazzata (testuale ndr). Se così fosse stato, non sarei stato mai esonerato. Fermo restando che non sono contrario al fatto che, in un progetto serio e duraturo, possa venire coinvolta anche la gestione aziendale di una società. Un tecnico dev'essere parte di un ingranaggio e se ha la possibilità di aiutare la propria squadra, può farlo liberamente. Ma io non ne ho di sponsor. Se li avessi, approfitterei di questa situazione".
Qualche dirigente le ha mai chiesto di portare uno sponsor per allenare?
"Qualche volta mi è capitato di parlare a un colloquio di lavoro e sentirmi chiedere da un presidente quanti soldi portassi. Rimanevo allibito. Non è il mio modo di operare. Mi piacerebbe che chi ha insinuato una cosa del genere portasse delle prove a sostegno di un pettegolezzo del genere. Purtroppo non ho tali risorse e finanze economiche a disposizione da poter sponsorizzare una società".
Quanto le manca la panchina?
"Tanto, non lo nego. Sono animato da una grande voglia di rivalsa e rivincita dopo gli ultimi anni complicati. Tanti personaggi importanti del mondo del calcio nelle ultime settimane mi hanno sostenuto con attestati di stima prima umani e poi professionali. Ciò mi ha caricato all'ennesima potenza e che sia in Italia o all'estero ho voglia di dimostrare le mie capacità. Dopo aver vinto parecchi trofei nel Calcio a 5, punto a lasciare il segno anche nel mondo del pallone a undici. A chi invece mi ha voltato le spalle non porto rancore. Nel calcio la riconoscenza è qualcosa del giorno prima...".
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