ESCLUSIVA TLP - Monza, l'ex dg Ulizio: "Rinunciato al contratto, ma resto rappresentante legale. Ecco le mie verità sul perché la società sta fallendo"

ESCLUSIVA TLP - Monza, l'ex dg Ulizio: "Rinunciato al contratto, ma resto rappresentante legale. Ecco le mie verità sul perché la società sta fallendo"TMW/TuttoC.com
Mauro Ulizio
© foto di Jacopo Duranti/TuttoLegaPro.com
venerdì 28 novembre 2014, 20:50Interviste TC
di Valeria DEBBIA
"All'appello secondo me mancano almeno 500mila euro più i 300mila euro dei premi..."

Nella giornata di lunedì sono arrivate le dimissioni di Mauro Ulizio dal ruolo di direttore generale del Monza [LEGGI QUI, ndr]. Una notizia che non ha colto comunque di sorpresa l'ambiente, che già sta vivendo ore febbrili a causa della situazione societaria precaria. 

L'oramai ex dg biancorosso ha scelto TuttoLegaPro.com per puntualizzare molti aspetti della sua avventura in Brianza: "Quale può essere la responsabilità di un direttore generale che arriva in una società già fortemente indebitata per le gestioni precedenti? - si chiede provocatoriamente Ulizio, stanco di dover passare per il capro espiatorio di tutti i mali del Monza. - Purtroppo poi il presidente Armstrong ha avuto i problemi noti a tutti - e non gliene faccio una colpa, anzi me ne dispiaccio - ma tutti hanno attaccato solo me".

Già dal suo avvento nel club brianzolo non era mancato chi aveva storto il naso perché nel suo curriculum c'erano due precedenti non confortanti: l'esperienza di Montichiari, società poi fallita, e quella di Bellaria, squadra retrocessa tra i Dilettanti.

"A Montichiari sono arrivato come Responsabile del settore giovanile. Dopo qualche mese in cui si perdevano i pezzi in società, con l'abbandono da parte di alcune persone dal proprio incarico, io ho cominciato a fare qualcosa in più ma senza ruoli significativi ufficiali - racconta Ulizio riguardo a quanto accadde nella società monteclarense. - A febbraio poi me ne sono andato. Ritenermi responsabile della situazione che si è presentata poi a Montichiari - che non conosco neppure nel dettaglio - mi sembra assurdo. D'altronde a quei tempi faceva tutto De Pasquale: era presidente, direttore e si occupava del mercato. E posso dire che neppure lui può essere ritenuto responsabile del fallimento del Montichiari: è arrivato che c'erano già 4 milioni di debiti". Proprio in merito a questa sfortunata esperienza si è espresso nei giorni scorsi al nostro portale anche la mezzala Leonardo Muchetti, ex del club bresciano ed ora al Renate [LEGGI QUI, ndr]: "Muchetti? Probabilmente si è sentito spiazzato dalla domanda. Sono sicuro che non avesse intenzione di parlar male di me, visto che non abbiamo mai avuto alcun tipo di rapporto neppure ai tempi di Montichiari. Non vorrei però che il suo pensiero venisse strumentalizzato".

Poi Ulizio è approdato in Romagna: "Il primo anno a Bellaria abbiamo fatto quello che ci era stato richiesto dal presidente: salvare la società e cercare di diminuire i debiti. Purtroppo il secondo anno, con l'avvento della nuova Lega Pro unica e le nove retrocessioni nonché i presupposti riguardanti la fidejussione di 600mila euro, il presidente non era più in grado di affrontare quel tipo di campionato. Così ci siamo detti: "Limitiamo i danni e diminuiamo i debiti per fare un campionato dignitoso in Serie D". Tanto di cappello a chi si è reso conto delle proprie possibilità. Quindi possiamo parlare di obiettivi raggiunti a Bellaria. Poi mi sono ritrovato in disaccordo su alcune scelte e così ho deciso di lasciare, consapevole di aver fatto il mio".

Lo scorso 10 aprile, infine, viene annunciato quale nuovo dg del Monza, squadra che - come detto - ora sta vivendo alla giornata a causa delle problematiche societarie, da cui Ulizio cerca di distanziarsi: "Da quando sono arrivato io non sono stati pagati debiti riguardanti la mia gestione, ma solo decreti ingiuntivi riguardanti la gestione precedente. E non parlo delle gestioni di Seedorf, ma di quella di Prada. Ripeto: il Monza sta fallendo per i debiti degli anni precedenti". L'ex dirigente biancorosso entra nel dettaglio e snocciola dati: "L'anno scorso sono stati pagati 300mila euro di premi per la promozione/salvezza in Lega Pro unica con una rosa di 36 giocatori. Io quei soldi non li ho promessi neppure in caso di promozione in Serie B. Questi soldi ora ci avrebbero fatto veramente comodo". Ma non solo: "L'anno scorso sono stati pagati 80mila euro per i rilevamenti del terreno del Brianteo, quando si sapeva che quel progetto non sarebbe andato in porto. Sono stati pagati 90mila euro alla voce scouting: sarebbe dovuto arrivare almeno Maradona... Sono stati pagati contratti per i responsabili del settore giovanile di 40mila euro e per i responsabili dell'attività di base a 20mila euro. Fortunatamente io sono riuscito a rescindere alcuni di questi contratti".



Inevitabile a questo punto chiedergli, dal momento in cui ha accettato la proposta del presidente Anthony Armstrong-Emery e si è reso conto che a livello di gestione economica c'erano queste grosse mancanze, perché abbia accettato di proseguire la sua esperienza dirigenziale senza fare da subito passi indietro: "Con me si sarebbe risparmiato molto di più: io ho fatto quello che era in mio potere per diminuire i debiti e ridurre le spese. Infatti quando sono arrivato e ho visto la situazione economica, ho cercato di risparmiare anche sui giornali che portava l'edicolante. Non ero d'accordo sulla metà dei contratti che sono stati fatti. In questa squadra non ci sono giocatori che meritano di guadagnare certe cifre. Ma il presidente ha sempre detto che io avevo a disposizione un budget e dovevo attenermi a quello, non superandolo". E Ulizio ha cominciato a tagliare le spese che riteneva inutili: "In questa stagione grazie a me molti contratti non sono stati rinnovati: mi riferisco ad imprese di pulizie e imprese per la manutenzione dei campi. Non ho infatti ritenuto opportuno gravare ulteriormente le spese del Monza. Certe manutenzioni le ho fatte fare direttamente agli operai del Monza".  La sua ricetta, purtroppo a quanto pare inascoltata, sarebbe stata la seguente: "Io avrei costruito una squadra con la metà dei soldi spesi e sono sicuro che ci saremmo ritrovati nella stessa posizione di classifica attuale, se non addirittura più in alto. Con gente che sputava il sangue per la maglia".

E si chiede di nuovo provocatoriamente: "Mi spiegate come mai io sono riuscito ad ottenere un progetto per rifare lo stadio come chiedeva il Comune senza spendere un euro? E poi sono io il danno di questa società? Perché altri dipendenti del Monza non fanno come me e non rinunciano al contratto? Perché i giocatori non accettano di dimezzarsi gli stipendi? Io ho detto di no ad alcuni tipi di contratto, ma si è comunque cercato di convincere il presidente a stipularli e, alla fine, dato che il presidente è un buono, dovevo cedere ai suoi "Hai un budget, rispettalo, non ti devi preoccupare", così venivano stipulati". Ma non vuole passare per vittima: "Non mi ritengo una vittima: sono arrivato a Monza per fare il mio lavoro e ritengo di averlo fatto. Ho portato economia, abbiamo raddoppiato gli abbonamenti aumentando la gente allo stadio, sono arrivate nuove sponsorizzazioni, abbiamo fatto un'amichevole importante che ha permesso l'entrata di soldi (si riferisce a quella estiva contro il Milan, ndr)".

Nei giorni scorsi ci sono state due assemblee dei soci biancorossi: da quella straordinaria sono uscite notizie sconfortanti per il futuro del Monza. "I membri del CdA del Monza hanno rischiato di farlo sparire nel giro di neppure due settimane. Se leggete il verbale di assemblea [LEGGI QUI, ndr] si parla di "mettere la società in liquidazione" e questo significa far sparire il Monza. La Lega non accetta una società in liquidazione così come non accetta una società che chiede il concordato. Grazie a quello che sto facendo io, questo non succederà. Per l'ennesima volta mi espongo e cerco di risolvere i problemi: ad esempio per permettere alla squadra di fare le trasferte. Anche se ho rinunciato al mio contratto, rimango rappresentante legale della società ed è una mia responsabilità cercare di non permettere al CdA di far saltare il Monza definitivamente e almeno di portare a termine il campionato. Io, di tasca mia - e nessun altro! - mi sto occupando di trovare i soldi per andare a fare la trasferta di Pordenone. E tutti sono pronti solo a spararmi addosso perché io sto zitto e non vado a fare proclami". Riconosce infatti di non sapersi ben relazionare con stampa e tifosi: "Il mio errore è quello di non essere mai tenero, ad esempio con la stampa, ma di aggredire subito: so che sbaglio e mi creo nemici. Mi è stato chiesto anche più volte perché ho imposto il silenzio stampa: guardate quello che accade quando non si è in silenzio stampa... I giocatori non li biasimo e neppure li condanno, anzi li posso anche capire: so che all'interno dello spogliatoio certe chiacchiere sono facili a propagarsi. Ciò non toglie che dovrebbero evitare commenti". 

Eppure nonostate questa premessa, qualche sassolino anche nei confronti della rosa e dello staff tecnico se lo toglie: "Giocatori come Zullo e Briganti stanno tirando la carretta dall'anno scorso e loro meritano quel poco che guadagnano. E non sono mai venuti a chiederne di più. Sono dei signori. Gli altri? Facessero un esame di coscienza. Staff compreso".

Se gli si fa notare che non essendoci un contraddittorio, ma dovendosi basare solo sulle sue parole chi si sentirà tirato in ballo da tutte queste dichiarazioni vorrà poi contrattaccare creando un circolo vizioso di botta e risposta risponde: "Basta che andate a controllare i contratti in Lega e vi accorgerete che è tutto vero ciò che sto dicendo. E' tutto documentato: il bilancio è pubblico. Basta analizzarne le voci: ne scoprirete delle belle. All'appello secondo me mancano almeno 500mila euro più i 300mila euro dei premi: per questo sta fallendo il Monza, anche se il presidente ancora oggi cerca di rassenerare l'ambiente".

Se l'azienda brasiliana del presidente Armstrong non fosse stata protagonista di tutta quella serie di problematiche giudiziarie esplose nelle scorse settimane, la situazione economica del Monza sarebbe stata tranquilla: "Era tutto sotto controllo: il presidente nell'ultimo CdA aveva previsto di immettere danaro in alcuni periodi specifici. Tenuto presente comunque che sapevamo che c'era quel milione di debiti che doveva essere ripianato. La speranza era puntare alla B e al progetto dello stadio (in versione ridotta), nonché a far entrare qualche altra fonte di sostentamento economico. Io qualcosa l'avevo già percepita prima che esplodesse e quando è accaduto tutto il castello è cascato. Ma io ripeto: non condanno Armstrong, si è fidato troppo delle persone presenti nel Monza, le quali non l'hanno tutelato. Queste persone, quando andranno in tribunale, dovranno giustificare i loro movimenti. Perché sono stati dati appalti senza prima richiedere tre preventivi, cosa che si deve fare per ogni lavoro che superava una certa cifra? Adesso dovrà essere spiegato al giudice, quando ci sarà il fallimento".

Poi l'ultimo affondo è un ritorno all'analisi delle decisioni dell'Assemblea Straordinaria dei soci: "In quanti hanno letto veramente il verbale? Nessuno lo ha letto bene. Quel verbale dice che sono stati nominati due liquidatori: Prada e Perrotti. Al termine dei 15 giorni la società verrà messa in liquidazione e questo - ripete - significa radiazione da parte della Lega Pro. Se io non lo avessi letto bene, il Monza sarebbe già morto. I tifosi si devono rendere conto che purtroppo "il cancro" ce l'avevano in casa dall'anno scorso e non è certo il chirurgo che cerca di estirparlo che porta alla morte. Armstrong è vittima di una mal gestione. Non si può fallire dopo un anno in cui sono stati messi 5 milioni di euro. Se avessi fatto fallire io il Monza nei soli 228 giorni in cui ne sono stato dirigente sarei veramente un fenomeno...".