ESCLUSIVA TLP - Pordenone, il Ds Pinzin: "Società e strutture all'avanguardia, vogliamo crescere ancora. E sul mercato..."
Dopo undici anni di patimenti nel mondo dei Dilettanti, finalmente la città di Pordenone torna a sorridere nei Pro. E lo fa nell'anno zero, quello della riforma dei campionati, rientrando nel novero delle sessanta squadre protagoniste.
Un percorso, quello dei ramarri, iniziato con la nuova presidenza Mauro Lovisa, iniziata nel 2007 dall'Eccellenza friulana e arrivata alla sua apoteosi lo scorso anno, quando i neroverdi hanno vinto il duello con il Marano in D.
Il patron del Pordenone ha iniziato un lavoro certosino che l'ha portato a contorniarsi di figure di fiducia e tra queste c'è il Direttore sportivo, Sergio Pinzin. Tesserino acquisito nel gennaio 2008: "Dovevo prenderlo una settimana prima, ma avevo la febbre".
TuttoLegaPro.com l'ha intervistato in esclusiva per capire come si stanno muovendo in vista dell'imminente esordio contro il Lumezzane.
Direttore, non può esimersi: un parere sulla vicenda ripescaggi-riammissioni.
"Non mi faccia esprimere, ma è la solita storia all'italiana".
Senta, come neopromossa avete una struttura all'avanguardia: il "De Marchi" (ex arbitro, ndr), invidiabile per la Lega Pro.
"Siamo orgogliosi di questa nostra struttura che come dice bene lei è all'avanguardia. Roba da serie B, me lo faccia dire. Abbiamo tre campi in erba, uno in sintetico piccolo, tre palestre, mensa, uffici".
Un Pordenone che sotto la guida di patron Lovisa sta rinascendo.
"E' un lavoro importante, iniziato sette anni fa".
La città come sta rispondendo alla "Lega Pro" unica?
"C'è entusiasmo e il momento è propizio. Adesso c'è molta curiosità per vedere la squadra all'opera e fortunatamente tramite i buoni rapporti tra società e comune, avremo il "Bottecchia" pronto per il 7 settembre contro il Venezia, per la seconda giornata di campionato".
Venite da una stagione strepitosa in D, dove oltre ad aver vinto il campionato siete anche diventati Campioni d'Italia dilettanti. A livello di budget e di costi, quali le differenze tra la D e i Pro?
"Bisogna dire che lo scorso anno abbiamo fatto una squadra importante per salire e i costi per forza di cose erano alti. Se poi vogliamo fare un discorso in generale è naturale che la gestione nei Pro è almeno del doppio. Se un giocatore ti costa uno nei dilettanti, qui ti costa due. Devi anche mettere che hai un budget ben delineato e su quello lavori".
Lei ha lavorato per circa vent'anni nel settore giovanile del Portogruaro e in questi due anni a Pordenone ha dimostrato un certo "occhio", chiamiamolo così per i ragazzi di prospettiva.
"Amo lavorare con i giovani. Lo stesso Paladin sono andato a scovarlo nella Sacilese e ho visto in lui le caratteristiche per poter indossare questa maglia".
A proposito di caratteristiche: quali le differenze tra un giovane che deve disputare un campionato di D e uno di Lega Pro?
"Sicuramente sotto l'aspetto qualitativo, ci dev'essere un po' di differenza. In Lega Pro devi prendere un giocatore che abbia delle qualità morali che sappia accettare la pressione di un campionato professionistico. In serie D lo scorso anno abbiamo preso dei giovani che entravano in uno spogliatoio di "vecchi" per vincere il campionato, quindi le cosidette "cazzate" dell'età o la giocata che si potevano fare in una squadra che voleva disputare un campionato tranquillo, non si poteva fare. Mentre in Lega Pro, come ho detto, cambia tutta la prospettiva sulle scelte".
Quali le difficoltà maggiori che state riscontrando sul mercato?
"E' chiaro che noi siamo una piccola realtà e ci dobbiamo confrontare con questo problema. Quindi se un giovane deve scegliere, faccio un esempio tra noi e il Sud Tirol, sceglie quest'ultima società, per via della tradizione. Sono difficoltà che abbiamo messo in preventivo e se dovessimo proseguire in questo solco tracciato negli ultimi anni, consolidandoci nei Pro, l'evoluzione in positivo avverrà anche in sede di mercato. Nonostante al momento abbiamo una società organizzata e un centro sportivo di assoluto valore, paghiamo lo scotto della novità".
Facciamo un passo indietro: i motivi dell'addio con Carmine Parlato?
"All'inizio c'era stata una chiacchierata con il mister e un accordo si era trovato. Poi le nostre idee non sono più collimate con quelle del tecnico e le nostre strade si sono separate. Noi come Pordenone siamo grati a Parlato per quello che ha fatto, avendo rispettato l'obiettivo che ci eravamo prefissi: vincere il campionato".
Cosa vi ha colpito di Lamberto Zauli?
"La sua professionalità e la sua umiltà ci hanno colpito in positivo e dopo aver avuto dei colloqui con vari allenatori, abbiamo deciso per la sua figura come nuovo allenatore del Pordenone".
Parliamo di queste prime settimane di lavoro e i primi risultati ufficiali non vi hanno sorriso. In Coppa Italia di Lega Pro a Mantova un 2-0 con qualche dormita della difesa. A Vicenza contro il Real Vicenza, invece meglio.
"Ma guardi, teniamo conto che siamo arrivati a Mantova dopo che la squadra tre giorni prima aveva giocato contro la prima squadra dell'Udinese, quindi abbiamo risentito del forte impegno profuso. A Vicenza qualcosa è migliorato, ma non avevamo dubbi, la squadra sta crescendo a vista d'occhio".
A Ferrara l'altra sera, seppur in amichevole, un 2-0 contro la Spal che vi aiuta nel morale.
"Mi ricollego alla sua domanda di poco fa: da Mantova a Ferrara sono passati all'incirca dieci giorni e la squadra ha già una quadratura diversa rispetto al "Martelli". Siamo fiduciosi, dobbiamo solo avere il tempo di assemblarci al meglio".
E soprattutto non avete preso gol.
"Quando siamo attenti e compatti siamo una squadra a cui è difficile far gol. Da premettere che a Ferrara avevamo una difesa relativamente giovane: un '95, un '92 e un '87. C'era anche un '80, Riccardo Fissore. Però tenendo conto che alla prima giornata lo stesso Fissore non giocherà per squalifica, dobbiamo trovare delle soluzioni e le amichevoli e questi primi incontri ufficiali sono importanti proprio per questo".
Si è sbloccato Riccardo Barbuti. Per lui doppietta contro la Spal.
"E' un ragazzo che avevamo adocchiato e ci interessava molto e su cui crediamo. Abbiamo lavorato su di lui, visto il pressing che c'era da parte del Foggia. Siamo stati bravi a convincerlo. Ha delle qualità importanti - stiamo pur sempre parlando di un '92 - e se uno come Giuseppe Pavone (Direttore sportivo del Pescara, ndr) gli ha fatto contratto di tre anni, vuol dire che ci abbiamo avuto occhio, o no?"
Guardando la rosa della squadra, soffermiamoci un attimo sul centrocampo: Maracchi, Conti e Buratto. Giocatori con un vizio importante: il gol.
"E' una scelta ben precisa che abbiamo fatto, prendendo dei giocatori, specie nella zona nevralgica del campo, che avessero nel loro dna il gol. Federico Maracchi prima di arrivare a Treviso aveva fatto dieci gol in D (nel Tamai, ndr), Conti lo scorso anno con la Vecomp ne ha fatti nove, mentre Buratto, classe 1994, nel campionato vinto ha segnato sette reti, di cui ben sei decisive. Non sarà pronto per fare trentotto partite, ma può dare il suo contributo".
Spostiamoci in difesa: Fissore, Ghinassi, Capogrosso, Rosania, Possenti. Gente per lo più giovane, ma con un curriculum di un certo rispetto.
"Abbiamo cercato quel mix giusto di esperienza e gioventù".
Rimaniamo in tema giovani: lo scorso anno con la Juniores nazionale (quest'anno giocherà il campionato "Dante Berretti", ndr) siete arrivati nelle semifinali, sconfitti dal Chieri 1-0 e avete avuto nel vostro girone (arrivati secondi) il miglior attacco con 84 gol fatti: Fatmir Sakajeva (20 marcature), Sebastian Bardus (14) e Stefano Canal (11) che in tre hanno segnato il 51% delle reti fatte nel girone. E questi sono ragazzi che vi portate dietro dagli Allievi. A dimostrazione della vostra attenzione al settore giovanile.
"Fortuna che abbiamo un presidente (Mauro Lovisa, ndr) che crede molto nei giovani e molto attento a questo aspetto, per niente marginale per una realtà come il Pordenone. Per dirle: se deve spendere uno per un giocatore della prima squadra, ne investe due nei giovani. Rispondendo alla sua domanda: Canal si è infortunato alla fine della scorsa stagione e non lo riavremo con noi prima di gennaio. Bardus per motivi di studio si è trasferito in Eccellenza, mentre Sakajeva si sta allenando con la squadra juniores e stiamo vedendo di piazzarlo in D per farlo maturare. Del gruppo della scorsa stagione, ben cinque ragazzi del '96 li abbiamo mandati nel massimo campionato dilettantistico per dar loro modo di poter crescere ed essere pronti per l'immediato futuro".
Ci sono molti giovani appetiti da club di serie superiore. Vuol farci qualche nome?
"Non mi metta in difficoltà la prego".
Qualche club possiamo nominarlo?
"Noi per fortuna abbiamo ottimi rapporti con tutti: Inter, Udinese ad esempio. Non chiudiamo la porta a nessuno. Il settore giovanile è la nostra linfa vitale".
Dopo i 45 gol in due stagioni di Emil Zubin, quanti ve ne aspettate quest'anno?
"Esattamente ne ha fatti 49. Non sono conteggiati i quattro in Coppa Italia Dilettanti. Noi speriamo venti, ma anche la metà andrebbe bene".
Il suo rapporto con il patron Lovisa? Ogni tanto c'è qualche scontro?
"Pensando che gli scontri sono sempre costruttivi, normale che ogni tanto non si possa andare d'accordo, fermo restando che la proprietà ha il suo ruolo importante che non va mai dimenticato".
Per concludere: dove pensa che manchi ancora qualcosa nella costruzione della squadra?
"Noi crediamo di essere a posto così. Vediamo in questi ultimi giorni di mercato cosa si presenta. Se l'occasione non arriva, pensiamo di guardare da settembre agli svincolati. Se devo dire proprio cosa potrebbe mancarci, magari a centrocampo forse. Vediamo, siamo alla finestra in attesa".
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