ESCLUSIVA TLP - Savona, Di Napoli: "La mia metamorfosi, da giocatore estroso in allenatore rigido. Ecco i miei obiettivi e come migliorare il calcio italiano. Vi svelo i miei maestri e il mio erede..."
Dopo aver fatto sognare con le sue giocate e il suo mancino fatato le tifoserie di mezza Italia, Arturo Di Napoli da un paio d'anni ha intrapreso la carriera da allenatore. Il tecnico di Rozzano debutterà nei professionisti con il Savona e già domenica guiderà i biancoblu contro il Terracina in Tim Cup. Un'avventura impegnativa ma altrettanto stimolante per "Re Artù", come era soprannominato da calciatore l'ex Inter e Napoli, che ha scritto pagine storiche da punta anche in attuali piazze di Lega Pro come Vicenza, Messina e Salernitana. Al termine della riunione tecnica serale con i suoi collaboratori, il mister milanese si é raccontato in esclusiva a TuttoLegaPro.com.
Mister, come sono andati i primi dieci giorni da tecnico del Savona?
"Molto bene: sto vivendo con grande entusiasmo e passione questa nuova avventura. Ringrazio la proprietà e il Cavalier Delle piane per la fiducia avuta nel sottoscritto. Voglio ripagarlo nel migliore dei modi".
Le spetta l'eredità ingombrante di Ninni Corda...
"Stima e rispetto per le grandissime cose fatte dal mio predecessore che resta nella storia. È un'eredità importante, ma stimolante. Può fungere solo da stimolo...".
A che punto è il completamento della rosa?
"Abbiamo costruito la squadra piano piano. In avanti ci serve ancora qualcosa di qualità per arricchire il reparto. Dopo la Coppa Italia faremo valutazioni definitive".
Intanto avete pescato in D.
"Sanna ha voglia di mettersi in mostra dopo due grandi stagioni nei dilettanti, merita questa chance. I numeri parlano per lui con quasi quaranta gol in due anni fra Serie D e Coppa Italia".
Fra i pali siete ancora alla ricerca di un numero uno?
"Siamo vigili in entrata. C'è Gozzi che sta facendo bene, vediamo...".
Che squadra plasmerà?
"Ci metterò del mio. Ho le idee chiare e sono un po' presuntuoso come bisogna essere per fare strada ed imporsi".
Lei ha avuto tanti grandi allenatori: da chi ha preso spunto?
"Prandelli, Guidolin, Nedo Sonetti, Mutti e Orrico. Loro sono stati quelli più importanti per me. Da questo bagaglio di esperienze cerco di prendere spunto per creare la mia filosofia di calcio".
Quando ha capito che il suo futuro sarebbe stato in panchina?
"Negli ultimi anni di carriera ho iniziato a coltivare il desiderio di diventare allenatore. Ho smesso con la volontà di diventare tecnico. A Rieti ho avuto modo di appropinquarmi alla nuova veste. Quell'esperienza finì prematuramente a causa di problemi personali, ma i risultati erano stati lusinghieri".
Domenica il primo turno di Coppa Italia vi mette di fronte al Terracina: sensazioni?
"È una squadra che reciterà un ruolo da protagonista in Serie D. Lavoriamo insieme da soli dieci giorni, perciò dobbiamo trovare ancora gli automatismi. Ho cambiato tanti elementi e diverse cose tatticamente. Sarà un banco di prova importante per noi".
Che ne pensa delle querelle relative al calcio italiano: fra riforme e battaglie politiche...
"La Riforma della Lega Pro è stata fatta per dare maggior stabilità al calcio italiano, che ha bisogno di rilanciarsi. Servirebbe una svolta positiva, bisogna puntare su idee innovative. Abbiamo necessità di riemergere. Inutile nasconderlo, ci sono difficoltà coinvolgenti il calcio italiano: ogni anno falliscono e spariscono squadre. Serve qualcuno che abbia coraggio di osare".
Nel calcio italiano c'è un nuovo Arturo Di Napoli?
"Credo molto in Spadafora: ha grandissime qualità. Deve fare qualche rinuncia e dei sacrifici per crescere caratterialmente: è un classe '94 che ha tutto per esplodere. Io le regole le seguivo poco, non voglio che i miei ragazzi commettano i miei errori...".
Da allenatore é diventato un sergente di ferro?
"Sono rigido nelle regole di rispetto del gruppo. Meglio tardi che mai, come si è soliti dire: mi sono accorto dei miei errori e cerco di evitare ai miei calciatori i medesimi sbagli".
Ha dei rimpianti per la sua carriera?
"Avrei fatto più sacrifici, potessi tornare indietro. Inoltre avrei dedicato più tempo al mio lavoro, evidentando di perdermi in cose futili".
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