ESCLUSIVA TLP - Vincenzo Melillo: "Nonostante tutto, voglio proseguire con il calcio. Pregiudizi su di me? Sconfiggerò anche quelli"

ESCLUSIVA TLP - Vincenzo Melillo: "Nonostante tutto, voglio proseguire con il calcio. Pregiudizi su di me? Sconfiggerò anche quelli"TMW/TuttoC.com
© foto di Jacopo Duranti/tuttolegapro.com
lunedì 7 marzo 2016, 23:00Interviste TC
di Claudia MARRONE

Ricorso accolto nella sua totalità, e per Vincenzo Melillo finisce l’incubo Dirty Soccer. L’ex portiere della Pro Patria, a poche ore dalla sentenza della Corte di Appello parla ai microfoni di TuttoLegaPro.com, per ripercorrere con noi i mesi bui della sua carriera e guardare però, anche con ottimismo, al futuro.

La Corte di Appello ti ha dichiarato innocente, unico ricorso accettato in toto dalla giustizia sportiva. E’ finito un incubo, che non ti ha toccato solo dal punto di vista calcistico ma anche da quello umano.

“Si, il mese in carcere e i tre passati ai domiciliari sono stati molto duri, è la peggior esperienza che un uomo possa passare, ti segna tanto, soprattutto quando avviene da un giorno all’altro: esci dall’allenamento e ti ritrovi in carcere. Io e il mio avvocato, Eugenio Zuzzolo, al quale vanno tanti meriti, siamo riusciti a dimostrare la mia innocenza. Nel primo grado si tende più spesso a fare di tutta l’erba un fascio, ma poi, con più approfondimenti, il secondo grado ha visto che io non comparivo mai nelle intercettazioni, se non perché terze persone non raccomandabili pronunciavano il mio nome”.

Facciamo un passo indietro: l’inchiesta Dirty Soccer è stata un fulmine a ciel sereno o qualche sentore nell’aria si respirava?

“Io parlo per Busto Arsizio, non per altre piazze, e nella Pro Patria non era affatto evidente che qualcuno al di fuori del calcio stava maneggiando il tutto. Io son stato messo in mezzo perché, come accennavo prima, nelle intercettazioni facevano il mio nome, e quello del portiere è per altro un ruolo di facile bersaglio, ma non averne fatto parte è positivo: mai nessuno mi ha contattato affinchè potessi far denuncia o sapere le cose. E per altro, nella gara per la quale son stato indagato (Cremonese-Pro Patria della passata stagione, ndr), risultavo il migliore in campo”.

Hai ancora intenzione di proseguire con il calcio?

“Io per il calcio ho speso la vita, son partito dal settore giovanile dell’Empoli per poi arrivare più in alto, e non ho intenzione di mollare, sto bene sia fisicamente che mentalmente. Ho ancora voglia di mettermi in gioco, senza paura di niente”.



Neppure dei pregiudizi che quasi sicuramente si scatenerebbero? Perché molto spesso in Italia, anche se vieni prosciolto, in qualsiasi ambito si tratti, non c’è ancora la maturità per superare certe congetture mentali che nascono nelle persone verso chi viene coinvolto in fatti giudiziari…

“Si, probabilmente ci saranno tanti pregiudizi su di me, ma ne ho superati in passato e supererò anche questi: non è un’accusa che fa una persona, ma sono i fatti a dimostrare chi è. E se mi sarà data ancora l’opportunità di giocare io abbasserò la testa e lavorerò duramente, per dimostrare con la dedizione verso quello che faccio la mia persona. Ora mi sento molto più forte”.

Ma non hai mai provato schifo verso il mondo del calcio? Che ti avrà pure dato tanto, ma ha rischiato di toglierti altrettanto.

“Si, per certi versi si, ma quando coltivi un sogno, una passione, non è facile tirarsi indietro davanti a quello che ami. Le rinunce, i sacrifici fatti, i traguardi raggiunti vanno oltre lo schifo”.

La giustizia sta facendo solo adesso il suo corso, le classifiche subiscono continui mutamenti, anche con il rischio che il campionato venga falsato. Serve effettivamente tanto tempo per analizzare le carte o qualcosa poteva esser stata fatta prima?

“Serve tempo, e anzi, stavolta hanno fatto anche in fretta, non sono procedimenti semplici. Certo, non si deve andare esageratamente per le lunghe, ma si deve comunque analizzare bene il tutto”.