ESCLUSIVA TLP - Virtus Vecomp, l'arrivederci di Fresco: "Una retrocessione che ci ha fatto maturare. Il mio elogio a Prandelli"
Da buon corridore ogni domenica quella sua camminata per andare in panchina con quel suo giubbone rosso e berretta d'ordinanza era difficile che passasse inosservata; sempre capo chino, immerso nei pensieri dei novanta minuti, Luigi Fresco, allenatore-presidente della Virtus Vecomp Verona vive le ore immediatamente successive alla retrocessione della sua squadra con la pacatezza che l'ha sempre contraddistinto e che l'ha fatto apprezzare anche dagli avversari.
Domenica dopo il pareggio di Cuneo che ha condannato la terza realtà di Verona al ritorno nei dilettanti, il tecnico dei biancorossi Ezio Rossi si è detto dispiaciuto della retrocessione della Vecomp: "E' una bella realtà del calcio attuale ed è un peccato che non ce l'abbia fatta".
Avere stile senza urlare. Farsi notare senza polveroni. Questo è il marchio di fabbrica della Virtus Vecomp e del suo uomo tuttofare Luigi "Gigi" Fresco, una vita in questa piccola realtà scaligera.
Testardo per qualcuno, persona generosa per altri, Fresco in questa intervista esclusiva concessa a TuttoLegaPro.com ha rivissuto questa prima stagione nei Pro, tra gioie e dolori, ponendo l'accento su cose che gli son piaciute e altre meno.
Mister, ci stavamo abituando a vederla come il nuovo Renzo Ulivieri. Il tecnico toscano con quel suo cappotto invernale portafortuna anche a 40° e lei con quel suo giubbone rosso e la berretta blu d'ordinanza.
Ride: "No no, domenica faceva caldo, era difficile mettersi il giubbone. Di solito in panchina mi portavo sempre la giacca più leggera o più pesante in base al tempo".
Ci avevate creduto dopo la vittoria contro il Real Vicenza e a Cuneo siete stati condannati al ritorno nei dilettanti. Dove pensa di aver perso punti pesanti la Virtus Vecomp durante questo campionato?
"Ce ne sono tante di partite che ci lasciano con l'amaro in bocca. Prenda le ultime sette partite: sei pareggiate anche su campi difficili vedi Ferrara contro la Spal o in casa contro un avversario come l'Alessandria. Bastava che uno di questi pareggi diventassero tre punti e staremmo parlando di un altro campionato. Ho il rammarico di quella persa contro il Delta Porto Tolle in casa per 0-3. Su due errori ci siamo trovati sotto e non abbiamo più recuperato. Se lei guarda, nel girone di ritorno abbiamo perso solo quattro volte ed è coinciso col momento peggiore della nostra stagione".
A distanza di un anno quale il suo giudizio sul mondo dei Pro?
"All'inizio devo dire che ci sembravano tutti troppo forti per noi. Poi pian pianino abbiamo preso le misure alle avversarie e ci siamo abituati al loro ritmo e, non per peccare di superbia, ma c'erano squadre con difficoltà maggiori della nostra che si sono salvate".
Quali sono le differenze che ha notato tra il mondo dei dilettanti e quello dei Pro, guardando l'aspetto del gioco?
"Alla prima occasione nei Pro ti castigano. Una costante che ho notato con particolare curiosità è la scelta di tirare spesso da fuori area. Quando gli spazi in area sono intasati non ci pensano due volte a calciare da lontano".
E voi con una rete di Cosner da lontano ci avete vinto contro il Real Vicenza.
"Prendendo le misure è normale che poi utilizzi le loro stesse armi".
C'è un dato di fatto incontrovertibile: in una città come Verona, monopolizzata dall'Hellas e dal Chievo, vi siete ritagliati un vostro spazio.
"Siamo orgogliosi di questo. E' bello aver regalato ad una città come Verona tre club nell'ambito professionistico. Penso che dopo l'esperienza della Logidiani (poi Cisco Roma e Atletico Roma) con Roma e Lazio, non ce ne sono di altre città con questo record. Per questo posso dirle che vogliamo tornarci e non appena verranno presentate le eventuali domande di ripescaggio, saremo in prima fila".
Dal punto di vista umano, cosa le ha insegnato questo anno nei Pro?
"Ho trovato molta gente umile e questo mi ha fatto molto piacere. C'era anche il più chiacchierone e quello meno, ma tutti mi hanno fatto una buona impressione".
Ha mai avuto l'impressione che qualche dirigente o allenatore con la puzza sotto il naso vi abbia trattato con sufficienza?
"Come le ho detto prima ho trovato molta gente disponibile e questo mi ha piacevolmente impressionato, dandomi un'immagine diversa di questo mondo cosiddetto dei grandi".
Tornare nei dilettanti significa anche vedere le luci della stampa nazionale spegnersi su di voi. Arrivati nei Pro si è aperto un mondo nuovo per voi. Non le mancherà un po' di notorietà?
"A dire il vero, se vogliamo usare la parola famoso, lo ero già prima. Sono 32 anni che mi trovo in questa società, però devo dire che, come dice bene lei, un po' mancherà la notorietà che la Lega Pro e il professionismo ci hanno dato".
C'è stata una polemica tra lei e Mario Petrone, tecnico del Bassano. Vi siete sentiti per chiarirvi dopo quella volta?
"Non l'ho più sentito dopo quel diverbio, ma non credo che a lui interessi molto chiarire".
Lei si è sempre posto come un educatore prima che un allenatore. Ci può spiegare meglio questo pensiero?
"Un dirigente, come lo stesso allenatore hanno un ruolo importante in una società e proprio per questo la loro funzione deve essere in primis di educare chi ha intorno. Cesare Prandelli sotto questo aspetto sta facendo benissimo ed è un esempio per tutto il sistema. Non dimentichiamo mai che noi abbiamo tanti giovani che giocano in questa squadra e dobbiamo cercare di dar loro un esempio positivo".
Come si pone Luigi Fresco nei riguardi della Tessera del Tifoso?
"Da un lato penso sia inutile, ma dall'altro non capisco questa avversione delle tifoserie nei confronti della tessera stessa".
In tutte le riunioni che si sono disputate in questi mesi che l'hanno vista protagonista, quale l'aspetto che secondo lei va curato e non è mai stato preso in considerazione?
"C'è quello della panchina lunga, a 20 o 22 giocatori come avviene in A e B. In Lega Pro non c'è ancora questa regola. Mi creda, non è facile per un allenatore mandare in tribuna un ragazzo con tutti gli scompensi che una scelta simile può avere sullo stesso".
Cosa le ha insegnato questo anno nei Pro?
"Devo dire che sotto l'aspetto organizzativo siamo cresciuti molto e per questo dico che tornando nei Pro, da ripescati o sul campo, con un anno di esperienza potremo fare cose diverse con risultati migliori".
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