Intervista TC

Gaburro: " Desenzano è una favola, ma dietro c'è tanto lavoro"

Gaburro: " Desenzano è una favola, ma dietro c'è tanto lavoro"TMW/TuttoC.com
lunedì 4 maggio 2026, 20:15Interviste TC
di Laerte Salvini
fonte Intervista a cura di Raffaella Bon

Marco Gaburro ha vinto cinque campionati in carriera, tre dei quali in Serie C con Lecco, Rimini e Gozzano. Quest'anno ha portato il Desenzano in terza serie, trasformando una scommessa di provincia in una delle storie più belle della stagione.

Ogni stagione porta con sé insidie diverse. Quest'anno non eravate tra i favoriti. A chi dedichi la vittoria?
"La vittoria sicuramente alla mia famiglia, ma anche al presidente. Potrebbe sembrare scontato, ma so quello che ha investito in questa realtà e in questa squadra negli anni. Quando mi ha chiamato due anni fa, il suo sogno era andare in Serie C. Ho provato a fargli capire che non è scontato, perché non basta investire, con tutto il rispetto, anche se sei magari una piazza con un nome. Desenzano è una favola, sì. È un bel termine, ma non è completo: dietro a una favola c'è tanto lavoro".
Desenzano è una favola?
Si può parlare di favola, sì. È un bel termine, ma secondo me non è completo: dietro a una favola c'è tanto lavoro.Quest’estate abbiamo cambiato molto e fatto anche delle scommesse tecniche che alla fine si sono dimostrate scelte giuste. Il direttore Tosoni è stato una figura che mi ha capito e con cui ci siamo trovati subito. Al di là dei nomi dei giocatori, abbiamo condiviso subito gli ingredienti giusti per provare a vincere. Spesso ci capivamo al volo sul prendere o meno un giocatore, perché parlavamo la stessa lingua". 
Descrivi Desenzano in tre parole.
"Una realtà nuova, quindi con una forte spinta; giovane, perché è una società con pochi anni di storia, nonostante abbia un settore giovanile molto forte; atipica, con un centro sportivo importante, due campi sintetici, un bar-ristorante all’interno e a breve anche una palestra. È una realtà che si sta strutturando per fare calcio importante.
Le piazze con grande tradizione sono belle realtà, ma a doppio taglio: è vero che hanno storia, ma a volte mancano altre cose. Desenzano è l’opposto della storia, ma secondo me pian piano lo diventerà, grazie alla solidità economica e, almeno quest’anno, anche a idee chiare su ciò che bisognava fare.".
Uno tra questi il figlio di Pesoli?
"Sì, esattamente. Un bel mix. Pesoli è arrivato più tardi, purtroppo per lui. È un giocatore molto bravo: oltre alle qualità fisiche e tecniche, ha anche la mentalità giusta per fare il calciatore. Tuttavia è arrivato in una realtà che stava già andando fortissimo. È arrivato a gennaio, dopo un'esperienza difficile a San Marino, una situazione davvero complicata. Lì ha capito cosa significa giocare a calcio in un contesto dove mancavano molte cose.
Quando è arrivato, ha trovato un gruppo in cui c'erano già suoi coetanei che stavano facendo molto bene.

Ha giocato pochi minuti, anche se ha avuto modo di partecipare a partite importanti, come quelle contro la Pistoiese. Al di là del minutaggio, si è inserito molto bene ed è stato un valore aggiunto anche nello spogliatoio. In queste squadre sono importanti anche quelli che giocano meno, e lui, come altri, rappresenta perfettamente questo spirito. Alla fine, per tre mesi la squadra ha vinto con gli stessi giocatori. Poi, dopo l'infortunio di Brighenti, si sono concentrati molti problemi fisici in un mese e mezzo. In quel momento sembrava impossibile uscirne, ma ci siamo riusciti".

Un bel gruppo unito e compatto?
"In poche parole, il gruppo è stato molto serio e positivo. Voglio essere coerente con quello che ho sempre detto: è difficile stabilire quanto sia il gruppo a fare i risultati e quanto siano i risultati a creare il gruppo. Non è così semplice. Il gruppo era sicuramente importante, ma non basta ridurre tutto a uno slogan. I risultati aiutano a compattare e amalgamare il gruppo, questo è evidente. A un certo punto siamo stati bravi a capire che potevamo davvero provare a vincere. Non solo prima, ma anche dopo gennaio. Anche chi giocava meno, magari inizialmente più scontento, ha messo da parte l'aspetto personale per vivere un'esperienza comune. Ed è questo che dovrebbe fare la differenza: ricordarsi che, oltre agli aspetti economici e contrattuali, il calcio è anche un'esperienza di vita e un gioco. Altrimenti non si rende mai al massimo. Chi giocava meno ha messo da parte l'aspetto personale per vivere un'esperienza comune. Il calcio è anche un'esperienza di vita. Altrimenti non si rende mai al massimo.
Come valuta questo campionato tra i cinque vinti?
"Questa è la mia quinta vittoria di campionato. È difficile fare confronti, perché ogni esperienza è diversa. Però, come quello con il Gozzano, anche questo è stato uno dei più difficili. A Lecco, per esempio, abbiamo vinto con 27 punti di vantaggio: eravamo una grandissima squadra, sempre davanti, e anche gli intoppi si gestivano diversamente. Lo stesso a Rimini, dove eravamo sempre avanti di 7-8 punti. Quest'anno, invece, è stato molto più impegnativo dal punto di vista mentale. Tecnicamente è sempre difficile vincere, ma mentalmente questo è stato uno dei campionati più stressanti. Proprio per questo, alla fine, la gioia è stata ancora più grande".