INTERVISTA TC - Cavese, Russotto: "Sono in scadenza ma spero di restare"
A Cava ha avuto l’occasione di rilanciarsi ad altissimi livelli, lui che ha fatto la differenza in serie C in piazze del Sud calorose e importanti come Catanzaro e Catania che, ancora oggi, lo accolgono con affetto, stima e riconoscenza sia sul lato umano, sia su quello strettamente professionale. La Campania, in fondo, era nel suo destino. A Salerno toccata e fuga per l’anomala scelta di Lotito e Fabiani di blindarlo con un triennale per poi cederlo un mese dopo, a Napoli invece una cavalcata importante pur con qualche episodio di cronaca nera che poteva intaccare il rapporto con l’ambiente. Da tifoso laziale spera che il campionato possa riprendere. Per i playoff della Cavese e per lo scudetto dei biancocelesti. La redazione di TuttoC ha contattato l’attaccante Andrea Russotto:
Come sta vivendo questo periodo così drammatico per il mondo intero?
“Non sono giorni facili per nessuno, è una pandemia che sta creando danni di ogni genere: la gente muore e soffre, gli ospedali sono pieni e andremo incontro ad una grossa crisi socio-economica. Anche la vita di un atleta cambia molto, lavorare da casa ci permette di mantenere un minimo di forma ma l’allenamento sul campo con i compagni è tutt’altra cosa. Come passo il tempo? Non sono un appassionato di Play Station né di libri, diciamo che Netflix e le serie tv mi hanno salvato”.
Annullare tutto o riprendere la stagione?
“Preferirei finire il campionato, ma naturalmente ci devono essere le condizioni e le autorizzazioni degli esperti. Per l’amore che ho per questo sport non ci sono dubbi: è giusto che si vinca e si perda sul campo, senza dilapidare i sacrifici anche economici delle settimane precedenti. Non tocca a noi deciderlo, vedremo cosa accadrà nei prossimi giorni”.
Qual è la sua idea sul taglio degli stipendi?
“Un calciatore di C percepisce cifre completamente diverse rispetto ai campioni di A. La Juve può essere certamente un esempio, ma non per realtà di Lega Pro laddove girano cifre completamente diverse. Le voci che rimbalzano in queste ore sono tante e regna l’incertezza, credo sia ingiusto non pagare un tesserato. Ho sentito addirittura che i presidenti che non si qualificheranno ai playoff potrebbero chiedere di tagliare gli stipendi di giugno poiché i calciatori saranno già in vacanza. Fosse vero non sarei d’accordo”.
Sareste pronti per un ritiro-bis e per scendere in campo ogni tre giorni?
“Per quanto ci si possa allenare a casa, è chiaro che le sedute quotidiane con uno staff tecnico che ti segue sono completamente diverse. Siamo consapevoli, tuttavia, che lo sport può essere uno svago per le persone che restano a casa e dobbiamo essere pronti a fare un sacrificio. Affronteremo difficoltà fisiche e non saremo al top, ma un atleta deve adeguarsi e mostrare totale professionalità”.
Angolo amarcord. Partiamo da Napoli…
“Una piazza particolare, è una città che sa amare e osannare un calciatore come non accade in nessuna. Potrei parlare di tante cose, ma se non la vivi non puoi capire. E’ stata un’esperienza bellissima e mi dispiace che sia durata poco. Ero molto giovane, c’è stata una sola parentesi negativa: ricordo che sono stato rapinato ed è stato il momento più brutto. Nulla, però, cancella le sensazioni che trasmette un popolo innamorato della maglia come pochi altri in Italia. Lo stadio pieno nei preliminari di Europa League era da brividi. Non ho più rapporti con nessuno di quel gruppo, un minimo di contatti con Santacroce. Ho avuto, però, la fortuna di vedere dal vivo un campione come Hamsik e un fuoriclasse come Lavezzi”.
Che ricordi ha invece di Catania?
“Per me Catania ha un sapore particolare, è una città che mi ha dato tanto anche sul piano emotivo. Mia moglie è di Catania, mio figlio è nato lì, è stata un’esperienza meravigliosa che purtroppo è finita come non avrei voluto. Mi hanno ceduto pur avendo un altro anno di contratto, una scelta del direttore sportivo Lo Monaco. Fa parte del calcio, ma non cambia il mio sentimento verso la maglia”.
A Salerno, invece, non è andata affatto bene…
“Sono arrivato a Salerno nel mercato estivo, l’allenatore era Torrente. Mi hanno mandato via l’ultimo giorno, una scelta della proprietà dopo due presenze in coppa Italia contro Pisa e Chievoverona. Non ho potuto vivere quella realtà, non ho vissuto né conosciuto Lotito. Quando ero alla Lazio c’era Cragnotti, all’epoca della Salernitana non ci sono stati rapporti”.
Lei è romano, per chi tifa?
“Sono tifoso della Lazio, è una squadra importante che ha mantenuto il passo della Juventus come forse era riuscito solo al Napoli negli ultimi 10 anni. Sta facendo un percorso eccellente, ha un allenatore che porta tanti vantaggi e il pubblico è meraviglioso. Conosco bene il calore di una città come Roma e di uno stadio come l’Olimpico,è un ambiente che ti mette le ali ai piedi e garantisce una spinta fondamentale”.
E ora la Cavese. Come si trova lì?
“Ricordo un’amichevole tra Napoli e Cavese, avevo immediatamente avuto una buona impressione di una piazza che ama questa squadra e merita tanto. Giocare sempre in uno stadio che non è tuo comporta una trasferta ogni domenica, hanno fatto tanti sacrifici e li ringrazio. Ci hanno incoraggiato e sostenuto, con il tempo sono convinto che ci toglieremo grosse soddisfazioni. Il presidente è anzitutto un tifoso, vorrebbe vincere sempre e ci trasmette il suo spirito. E’ ambizioso e porterà il club in alto, mi sto trovando benissimo qui. Sono in scadenza ma spero che questa esperienza possa continuare”.
Qual è la prima cosa che farà quando si tornerà alla normalità?
“Una passeggiata con mia moglie e mio figlio di due anni, vederlo chiuso dentro casa fa male. Ci metteremo a correre insieme in qualche parco, poi riabbraccerò la mia famiglia, i miei suoceri e tutte le persone che non vedo da settimane”.
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