INTERVISTA TC - Colombo: "Feralpisalò modello da seguire"
"Strano il mio destino" il titolo del brano di Giorgia del 1996 calza a pennello a Jacopo Colombo ex direttore sportivo della Pro Sesto, e adesso ricopre lo stesso ruolo al Seregno in serie D. In pratica è passato dalla squadra che si è salvata ai play out lo scorso maggio a quella retrocessa nella categoria inferiore. Il dirigente si racconta ai microfoni di Tuttoc.com, spiegando il suo percorso personale degli ultimi mesi dando uno sguardo alla terza serie, dove spera di tornare in futuro:
Direttore cosa le ha lasciato l'esperienza vissuta alla Pro Sesto?
"Questo club rappresenta tutta la mia vita, ci ho giocato e successivamente ho avuto la possibilità di acquisire esperienza da dirigente. Mi ha dato la possibilità di vivere tante emozioni, a partire dalle salvezze ottenute in extremis nelle ultime stagioni. Ho lasciato a maggio scorso la società, ma è sempre nel mio cuore e gli auguro le miglior fortune. Anzi sono molto contento dei risultati che stanno ottenendo, il presidente Gabriele Albertini e il direttore Christian Botturi hanno lavorato molto bene, scegliendo un ottimo tecnico come Matteo Andreoletti. Un piccolo contributo a questo successo l'ho avuto anch'io".
Quindi la separazione a maggio per quale motivo è avvenuta?
"Ci siamo resi conto ad un certo punto di non aver rispettivamente fiducia reciproca, quindi ci siamo separati consensualmente. Sono cose che nel calcio accadono, giusto in quel momento rendersene conto e prendere la miglior decisione per il bene del club".
Prima di passare al Seregno c'è stata la breve parentesi al Sant'Angelo sempre in serie D: rifarebbe quella scelta?
"Avevo offerte nei professionisti, ma ho accettato l'offerta di un club molto ambizioso per la categoria in grado di poter ambire a crescere notevolmente. Ho accettato l'offerta dei due presidenti, i quali mi avevano prospettato un progetto interessante. Purtroppo non c'era la possibilità di poter scegliere l'allenatore da parte mia. Rifarei mille volte questa scelta, non sono per niente pentito di averla fatta. Poi è arrivata la chiamata del Seregno, ho accettato perchè non riesco a stare in poltrona. Di che se ne dica c'è la volontà della proprietà di mantenere la squadra in quarta serie e poi sferrare l'attacco alla C. Tra la serie C e la D c'è molta differenza, chi retrocede trova un autentico scalino e deve adattarsi e strutturarsi per una situazione differente, come il dilettantismo".
In serie C non è passata la riforma della terza serie, è stata persa una occasione?
"Era una riforma sicuramente interessante, ci si avvicinava alla formula del campionato argentino che io amo: caratterizzata dalla cosiddetta apertura e clausura. E' innegabile la necessità di dover far qualcosa per limitare i costi, la terza serie strutturata in questo modo rischia seriamente la sopravvivenza. Difficile tenere in piedi un sistema con realtà del calibro del Palermo lo scorso anno, che quando andava male aveva sei mila spettatori mentre alla Pro Sesto, bisognava fare sei partite per raggiungere questo numero. La forbice tra realtà grandi e piccole è troppo ampio, con pochi introiti è difficile andare avanti".
Infine un giudizio su questa prima parte della stagione, ci sono delle sorprese a suo avviso?
"Puntando l'attenzione al girone A, ritengo che il Lanerossi Vicenza ha i numeri per fare un campionato a se. Per il resto il torneo sta mantenendo le aspettative della vigilia, ad esclusione della Feralpisalò. Ritengo il club un modello da seguire, programmazione oculata attraverso un progetto caratterizzato da una crescita progressiva, ha un direttore giovane e capace oltre ad un tecnico di provate qualità come Vecchi. Me lo attendevo tra le prime posizioni, forse trovarlo in prima posizione alla pausa è una sorpresa".
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