INTERVISTA TC - DG Piacenza: "Nuovi format non prima del torneo '21/'22"

INTERVISTA TC - DG Piacenza: "Nuovi format non prima del torneo '21/'22"TMW/TuttoC.com
martedì 5 maggio 2020, 22:30Interviste TC
di Raffaella Bon

Marco Scianò, direttore generale del Piacenza, è intervenuto ai microfoni di TuttoC.com per esprimere un'opinione innanzitutto sulla Serie B a 40 squadre: 

"In primis penso che ogni format non possa entrare in vigore prima della stagione sportiva 2021/22. Inoltre, penso che qualsiasi formula debba prima passare dal capire che il calcio non sostenibile non si può fare. È una questione di rispetto verso i calciatori, i tecnici, i direttori sportivi e i collaboratori tutti, che devono essere pagati, senza sentirsi sempre dei precari con la paura del domani. E oggi in C c’è precariato. È inoltre una questione di lucidità e di non schiantarsi contro il muro e questo vale per gli imprenditori proprietari: su di loro c’è tutto il carico e il peso di sostenere i club, solo la serie A è un mondo a se stante. Quindi dico che prima di parlare di gironi di serie B bisogna capire le reali coperture, leggasi contributi, che le due Serie B avrebbero".

Quali potrebbero essere i parametri di ammissione?
"Sicuramente il sistema non garantisce le attuali 100 squadre professionistiche, così è in quasi tutta Europa. Sicuramente alcune squadre in C non hanno ragione di essere perché per blasone, forza economica e investimenti meritano la categoria superiore e io sarei perchè vi accedano subito. Tuttavia non concordo nel declassare parte delle squadre della C ad una quarta serie. Quindi dico che debbano esserci A, B, C: tre categorie magari a numeri inferiori e a sostenibilità garantita.

Meglio una C normale o una C élite?
"Mi aggancio a quanto detto sopra. Si ragiona tanto di nomi, dobbiamo capire contenuti e coperture economiche. Io credo in una C quale laboratorio per i giovani, troppi pochi club ci credono nei giovani e allora dico che il vero cambiamento è la svolta culturale. Abbiamo 2,2 giovani di media in C che giocano per club, il dato è eloquente. Bisogna credere nei giovani, il fatto che lo spettacolo diminuisca non è direttamente proporzionale se no in Europa sono tutti dei matti a perseguire strategie in questa direzione.

Il futuro preoccupa: c'è la messa in mora a Catania e il presidente dell'Imolese ha lanciato un grido d'allarme.
"Bisogno stare vicino ad ogni club. Il grido di allarme dell’Imolese è quello di gente seria, operosa e fedele ai propri impegni. Fare calcio sarà difficilissimo se non ci sarà un modello sostenibile e la volontà di Federazione e Governo di renderlo tale: non creiamo precariato, ma una C sostenibile che da futuro al calcio italiano di base".