INTERVISTA TC - Ds Rimini: "Stop definitivo unica strada percorribile"
Ai microfoni di TuttoC.com il direttore sportivo del Rimini Ivano Pastore spiega come il club romagnolo si sta muovendo in queste settimane: "Dall’inizio di questa pandemia ci siamo mossi per essere d’aiuto alla città di Rimini, il nostro Presidente è molto sensibile a tutte le problematiche sociali. Abbiamo fatto diverse donazioni, stiamo assistendo 10 famiglie, alle quali consegnamo settimanalmente generi alimentari di prima necessità. Ieri abbiamo donato un quantitativo di mascherine FFP2 all’Istituto Valloni di Rimini".
Cosa pensa dello stop definitivo al campionato?
"In questo momento di grande difficoltà, credo sia l’unica strada percorribile. Ne è la conferma il fatto che ci siano continui rinvii e problematiche sull’inizio della serie A".
Qual è la vostra posizione sul blocco delle retrocessioni?
"Non mi va di esprimere un parere in merito, essendo il Rimini parte interessata al discorso. Ma se, come pensano tutti, questa pandemia comprometterà l’iscrizione al campionato di tante squadre, io partirei dall’idea che sarebbe meglio avere 2/3 società in più per girone, che perdere ulteriore tempo in futuro per decidere in base ai criteri chi riammettere o ripescare, visto che leggo da più parti che si vogliono evitare tribunali e ricorsi".
Bloccare i ripescaggi con molte società sane in D non è un errore?
"Questa è stata una proposta del consiglio direttivo che verrà discussa in assemblea. Premetto che bisogna avere sempre unità per raggiungere degli obiettivi, qualunque essi siano. Credo che se la Lega Pro non dovesse raggiungere il quorum delle 60 squadre e dovessero esserci società sane a chiedere l'ammissione, sarebbe giusto accogliere. Fermo restando, però, il rispetto dei parametri richiesti, anche perché, è vero che questo sarà un anno straordinario (in negativo), ma non bisogna creare un precedente pericoloso".
In che modo si può riformare questo sistema in crisi?
"La verità è sotto gli occhi di tutti. In questo momento c’è un Paese in ginocchio, che ha bisogno e che deve ripartire. Per quel che concerne il calcio la mia idea è sempre la stessa: riuscire ad avere delle agevolazioni che permettano alle società di C, quelle meno ricche e più a "misura d'uomo", di sopravvivere. Penso alla legge Melandri per esempio. Questo gran tergiversare nel tentativo di garantire la ripresa, quanto mai difficile, dei campionati sta sottraendo tempo prezioso alla programmazione generale del sistema calcio, che inevitabilmente dovrà essere ricalibrato alla luce di quanto successo, ed a quella di ogni singolo club".
Come vede il futuro del calcio?
"Questa è una bella domanda, io lo vedo come un anno zero. Gli imprenditori, non avendo chiaro il quadro della propria azienda, non possono avere un parametro su quanto investire nel ramo calcio e questo renderà tutto più difficile. Bisognerà fare i conti con i mancati introiti dai botteghini, ci si augura solo per i primi sei mesi, e cali delle sponsorizzazioni, considerata la crisi del Paese. Occorrerà essere oculati nelle spese e lavorare su idee nuove".
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