INTERVISTA TC - Fumagalli: "Renate, il gruppo è la tua forza"

INTERVISTA TC - Fumagalli: "Renate, il gruppo è la tua forza"TMW/TuttoC.com
Renate, un Natale da capolista
© foto di Giuseppe Celeste/Image Sport
venerdì 25 dicembre 2020, 14:00Interviste TC
di Francesco Moscatelli

38 punti. Mancano tre punti per la salvezza e ventuno gare per un sogno da non rivelare. Procede spedita la marcia del Renate che, in questo girone di andata ormai agli sgoccioli (180 minuti al giro di boa), produce una continuità di risultati che sorprende anche coloro che conoscono bene la realtà brianzola. Risultati che impongono parole nuove da scrivere e criteri di giudizio da adeguare, seguendo un'asticella che si eleva di partita in partita.

Matteo Fumagalli, collaboratore de Il Giornale di Carate e Corriere dello Sport, non nasconde la difficoltà nell'arricchire il vocabolario nerazzurro di definizioni sempre nuove per questa Pantera che corre a perdifiato. Sempre presente al "Città di Meda" e, di fatto, padrone di casa lungo i seggiolini della (piccola) tribuna stampa renatese, Fumagalli non risparmia sulla carta quei giudizi severi propri di coloro che, in fondo, voglione davvero bene alla squadra. Non oggi, però, in un Natale che presenta nella Brianza calcistica scenari originali. Impegnativi, sfidanti, da augurare a coloro che ogni giorno sudano con passione e professionalità dietro ad un pallone.

Matteo, ti aspettavi un primo posto sotto l'albero di Natale?

"Sicuramente no. Mi aspettavo un Renate nella parte sinistra della graduatoria, ma non primo. Soprattutto, in questo senso, perché in cima alla classifica mi sarei aspettato altre protagoniste, più attrezzate dei nerazzurri, fino a questo momento un po' attardate. E il Covid, a ben guardare, nei quartieri alti ha penalizzato in modo significativo soltanto il Como e, in seconda battuta, il Novara che, a mio avviso, va comunque collocato un gradino sotto. Più che altro il Covid ha inciso in determinati frangenti, o meglio, ha inciso il fatto di poter affrontare determinate squadre, penso al Piacenza o alla Lucchese, nel momento preciso in cui queste sono state pesantemente coinvolte nei contagi di massa: alcune hanno affrontato queste squadre in salute, altre -magari anche solo un paio di settimane prima o dieci giorni più tardi, hanno incrociato le lame con avversari nel pieno dell'emergenza, magari davvero con la difficoltà di allestire un undici dignitoso. Ecco, in questo senso il Covid ha sì assunto un ruolo specifico nella configurazione degli equilibri nel girone A. Sono dinamiche che nell'arco di una stagione sono assolutamente plausibili, e non parlo solo in riferimento all'emergenza sanitaria: pensiamo, ad esempio, al Livorno, affrontato da alcune squadre nel momento di massimo caos societario o, al contrario, nei giorni successivi alla definizione di una nuova catena di comando che ha, in quel frangente, acceso l'entusiasmo e corroborato le ambizioni dei labronici".

La caratteristica vincente che ha portato il Renate in cima alla classifica, la prima che ti viene in mente.

"Qui faccio una premessa. E' una squadra assemblata, da tempo, con degli "scarti", inteso non a livello tecnico ma in riferimento ai caratteri di ogni atleta: Kabashi è arrivato in Brianza con la "fama" di testa calda, Galuppini un po' con la nomea di prima donna, Guglielmotti si diceva in certe situazioni troppo emotivo. Ecco, quando vedi questi giocatori tenere sempre comportamenti ineccepibili per non dire esemplari, allora la risposta alla tua domanda è semplice: il gruppo è la chiave vincente. Avere carisma, paradossalmente, vuol dire mettersi al servizio della squadra e questi tre giocatori hanno scelto questo percorso. E' così che Kabashi, Galuppini e Guglielmotti sono diventati leader di questo Renate, è così che giovani come Rada ed Esposito, giocando vicino a queste personalità, stanno tirando fuori il meglio: il classe '99 albanese è stato sul punto di emergere, si è fatto attendere ma quest'anno ha fatto un bel salto di qualità, mentre l'esterno partenopeo ha iniziato in sordina ma ora gode della fiducia dei compagni e lo si vede dalle trame di gioco. "Fiducia" credo davvero sia la leva per trasformare un talento magari ancora inespresso in un giocatore capace di essere decisivo: la capacità di offrire fiducia fa la differenza tra una bella realtà calcistica e una compagine che non riesce a trovare una propria identità".

Quindi, per fare due nomi, sono Rada ed Esposito gli elementi più sorprendenti di questa Pantera che graffia tutti?

"Confermo questi due e ne aggiungo un terzo. Armand Rada credo che, tatticamente, abbia trovato la sua dimensione quale mezzala dopo gli esperimenti come regista e mediano, collocazione in campo che gli consente anche di cercare finalmente la porta. Esposito sta crescendo di partita in partita e rappresenta effettivamente una bella novità se pensiamo che lo scorso anno era in D (al Monterosi, ndr) ma, dopo aver nominato due giovani, dico che una vera sopresa è Anghileri, un diversamente giovane. A trent'anni, dopo aver fatto il terzino e l'ala, viene dirottato in una difesa a tre, una prova tutt'altro che semplice: si è rimesso in gioco in silenzio, ripartendo tatticamente quasi da capo e ora lo vediamo sfoderare prestazioni eccellenti. E' un esempio di umiltà e di dedizione per i più giovani e, con questa "nuova vita", ha anche con tutta probabilità allungato la sua carriera calcistica".

In che cosa il Renate ritieni possa migliorare ancora?

"Parliamo innanzitutto di giocatori che non hanno quasi mai lottato per traguardi davvero ambiziosi. Ora stanno dimostrando di saper reggere la pressione ma il rischio di perdere l'umiltà -anche solo inconsciamente- è quasi fisiologico. Ma in panchina c'è un "martello" quale mister Diana che si accorge prima degli altri se il vento dovesse cominciare a tirare da un'altra parte: in questo il tecnico bresciano è una garanzia circa la tenuta della tensione emotiva nel prosieguo della stagione. E' una domanda che mi mette in difficoltà perché, se parliamo di mercato, innestare tanto per innestare rischia di rovinare un giochino che ora funziona a meraviglia. Potrei dire che vedrei bene un'alternativa sulle corsie laterali, un ricambio a centrocampo -questione che dipende anche dai tempi di recupero del lungodegente Langella- e una punta di esperienza che possa magari aprire nuove soluzioni in fase offensiva, ma il Renate è una squadra con un gioco ormai consolidato e non è semplice migliorare ulteriormente una rosa che ha fatto propria un'idea di gioco ben definita".

E, in riferimento ai singoli, da chi ti aspetti un salto in avanti?

"Se penso al Guglielmotti che abbiamo ammirato lo scorso anno, mi auguro un girone di ritorno in crescita -in modo particolare in riferimento al numero di reti e assist- per il novarese che, lo ricordiamo, è reduce da un infortunio. Di fatto, poi, il classe '94 non riveste più il ruolo di "quinto" di centrocampo ma la versione della mediana nerazzurra 2020-21 lo chiama non più solo a spingere ma ad un ruolo attivo nelle due fasi, dunque sta cercando in campo nuovi equilibri. Prestazioni sempre sufficienti per l'ex-Pro Patria e Cremonese -sia chiaro- ma è un elemento che davvero può decidere una gara e lo attendiamo proprio in relazione alle sue potenzialità da altra categoria. Un secondo nome che suggerisco è Sorrentino, una punta che dovrebbe essere assolutamente funzionale nel gioco di Diana anche perché rappresenterebbe il perfetto completamento di Galuppini: da lui mi aspetto maggiore incisività perché tecnicamente e fisicamente non ha nulla da invidiare ai nomi più gettonati della categoria".

Il Renate deve temere...il Renate. E se ti chiedessi un altro nome?

"Del Como mi fa impressione la compattezza della squadra. Certo, ci sono singoli di indubbio valore -Ferrari e Iovine, ad esempio- che possono risolvere quella partita che non si risolve da sola, ma dei lariani temo la forza del gruppo. Se parliamo di rosa rispondo senza esitazioni: Alessandria, di gran lunga. Arrighini-Eusepi è una coppia da trenta gol a stagione e, in più, hanno tra i pali Pisseri che è probabilmente il miglior portiere che la serie C possa vantare. Mi piace la Juventus U23, la trovo un laboratorio interessante con il suo mix di giovani ed esperti quali Brighenti, Troiano e Alcibiade, mentre una squadra che può crescere è il Lecco: se trovasse un po' di continuità di risultati, ora che è tornato Iocolano e presumendo un nuovo mercato poderoso, credo possa stare tranquillamente tra le prime cinque".

Sei ormai la memoria storica del Renate degli ultimi venti anni: in che cosa è cresciuta la Pantera in questi oltre due lustri di professionismo?

"Un aspetto che, da fuori, appare meno eclatante è lo sviluppo del lavoro nel settore giovanile, un lavoro che è strategico per dare futuro a questa realtà. La speranza ultima, in riferimento a questo aspetto, è quella di vedere debuttare un ragazzo del vivaio non per fare la comparsata ma per diventare nel medio termine un fattore importante per la squadra. Ora questo lavoro non è ancora visibile ai più perché non abbiamo visto nomi nuovi diventare una vera pantera, ma dietro le quinte la società, da tempo, cede ragazzi promettenti a settori giovanili blasonati: questo è molto importante perché costituiscono risorse che apportano linfa vitale a tutto il sistema-Renate. Inoltre è gratificante vedere come alcuni ragazzi che fanno capolino sui quotidiani nazionali abbiano mosso i primi passi in Brianza: oltre a Turati (portiere eroe per un giorno dopo aver debuttato -disimpegnandosi egregiamente- in maglia Sassuolo nella partita contro la Juventus, ndr) penso anche a Colnago, portiere classe 2003 lo scorso anno nella Berretti nerazzurra e oggi a Pisa. Nel corso degli ultimi anni ho visto il Renate investire molto nel settore giovanile: è un impegno economico significativo, ma i ritorni a lungo termine di immagine e di risorse sono innegabili. Confidare poi su canali "diplomatici" ormai consolidati, dal Torino al Sassuolo fino all'Inter, rende appetibile il Renate nella scelta di un ragazzo perché giocare in nerazzurro permette di essere osservati costantemente da scout di altissimo profilo. E i risultati arrivano, penso anche solo allo scudetto U-17 sfumato allo scadere nella finale contro il Pordenone nell'estate 2019: in quella formazione c'erano Manarelli, Ripamonti, Zalli, nomi che ora stanno facendo molto bene proprio nella cantera neroverde. Mi piace però rimarcare anche come un fattore di successo sia qualcosa che, a Renate, non è mai realmente cambiato: tanti elementi, tra staff e figure dirigenziali, sono tuttora mossi soprattutto da una grande passione che non è mai venuta meno nell'approccio al professionismo. E questo che, di primo acchito, può sembrare un limite per una squadra non più dilettante, ad una lettura più attenta rappresenta un grande valore aggiunto".

E' passato tanto tempo da quel debutto nei professionisti. Che ricordi hai di quel giorno storico per il Renate?

"28 Agosto 2010, eccome se me lo ricordo! I nerazzurri giocarono a Monza perché lo stadio di Meda (lo stadio attuale dopo il trasferimento dal "Riboldi" di Renate, culla dei nerazzurri e ancora attuale sede degli allenamenti, ndr) necessitava di modifiche: fu un'estate frenetica perché, con il ripescaggio, i nerazzurri furono proiettati in una dimensione per certi aspetti ancora troppo grande per la loro natura di quell'epoca. E proprio le carenze strutturali dirottarono altrove buona parte delle risorse da destinare alla costruzione di una rosa che, in gran parte, restò quella della serie D. Ne pagò le conseguenze il tecnico Dell'Orto dopo due pareggi e cinque sconfitte, ricordo che fu un inizio davvero in salita. L'esordio che battezzò il Renate tra i "grandi" mise subito le cose in chiaro: 0-1 per mano del Rodengo Saiano, con gol di Cazzamalli ad un minuto dalla fine e rigore fallito da Battaglino. Che ricordi, è davvero passato un mondo da allora. Ma ne abbiamo fatta di strada a fianco di questa Pantera!".