INTERVISTA TC - Magni: "Il calcio smetta di sentirsi un mondo a parte"

INTERVISTA TC - Magni: "Il calcio smetta di sentirsi un mondo a parte"TMW/TuttoC.com
© foto di Stefano Di Bella
martedì 17 marzo 2020, 22:30Interviste TC
di Raffaella Bon

L'emergenza legata al coronavirus colpisce il mondo del calcio a tutti i livelli. Non solo club e calciatori ma anche i procuratori, il cui lavoro sta subendo le inevitabili ripercussioni dovute alla situazione globale. L'agente Alessandro Magni, ai microfoni di TuttoC.com, spiega come sta vivendo questi difficili momenti.

Lavori anche all'estero, come viene vissuta fuori dall'Italia questa emergenza?
"Siamo di fronte ad una situazione difficile e, purtroppo, il fatto che molte federazioni per diverse settimane hanno agito autonomamente e senza una linea comune, ha creato ancora più problemi. Per fare un esempio concreto, solo lunedì sono riuscito a far rientrare un giocatore italiano dalla Grecia perché lì la decisione di sospendere il campionato è arrivata in tempi diversi rispetto al nostro paese. Un altro mio assistito che gioca in Spagna, invece, dovrà fare la quarantena lì perché non abbiamo avuto modo di farlo viaggiare. Insomma, dal punto di vista lavorativo, è tutto molto complicato anche se, ovviamente, la priorità resta la salute di tutti".

All'estero gli italiani vengono visti come untori?
"Inizialmente diversi colleghi e amici mi hanno chiamato da tutto il mondo per sapere come stavo, se ero ancora vivo e come era davvero la situazione in Italia. Devo dire che, a parte alcune battute che solo qualche settimana fa potevano anche essere comprensibili, sin dall'inizio ho ricevuto grande solidarietà e ho percepito immediatamente la preoccupazione e il timore che ciò che stava accadendo a noi, sarebbe presto toccato a tutti".

Che appello puoi lanciare in questo momento?
"Non posso che unirmi all'unico appello vero. Stiamo a casa. E dico stiamo, non state, perché ognuno di noi pensa di fare un lavoro indispensabile e di avere in qualche modo il diritto-dovere di uscire, ma non è così. Tutti dobbiamo fare la nostra parte e convincerci che il modo migliore per essere indispensabili è essere responsabili e rispettare le regole".

Personalmente hai paura?
"Paura no, ma sono preoccupato per la situazione di grave difficoltà che stiamo vivendo. Mi spaventa il panico che vedo nello sguardo delle persone e mi spaventa il pensiero che ci vorrà tempo prima di tornare alla normalità. Però dobbiamo tutti usare il buon senso, non ci dobbiamo far terrorizzare e abbiamo il dovere di comportarci in modo responsabile per il bene di chi ci sta vicino".

Che cosa stai dicendo ai tuoi giocatori?
"In questi giorni cerco di sentirli spesso, per sapere qual è il loro stato di salute, motivarli e fargli capire che la testa si può allenare quanto il fisico. Questo periodo può diventare un momento importante e bisogna saperlo sfruttare. Torneremo alla vita e loro torneranno a giocare, per questo gli ricordo di non preoccuparsi di perdere la condizione fisica perché questo è un problema di tutti, ma di lavorare soprattutto sulla condizione mentale. Gli faccio vedere le loro partite per lavorare sugli errori e analizzare determinati aspetti che, nel pieno della stagione, è più difficile fare".

Pensi che si tornerà a giocare per concludere la stagione?
"Dico di sì perché dobbiamo crederci. Ci vuole tanta fiducia oggi per pensare che tra poco sarà tutto finito, però dobbiamo farlo. Il calcio però deve smettere di credere di essere una realtà a parte, di vivere in un mondo con regole speciali e di poter decidere in autonomia. Torneremo a giocare e torneremo a vedere il pubbligo sugli spalti. Ci vuole pazienza, fiducia e collaborazione da parte di tutti".