INTERVISTA TC - Millesi: "C'è da tifare una bandiera tricolore"
Francesco Millesi, ex centrocampista di Catania e Avellino, ha commentato in esclusiva a TuttoC.com l'attuale situazione di emergenza sanitaria che sta vedendo coinvolto anche il calcio e tutto il mondo dello sport.
Che messaggio può lanciare in questo momento a tifosi e lettori?
“Tutti noi in questo momento siamo tifosi, non c'è un logo da tifare ma una bandiera tricolore. Capisco che senza calcio si sta male, questo gioco riempie la vita agli appassionati, ma siamo in emergenza e tutti quanti dobbiamo stare vicini da lontano e attenerci a ciò che ci viene chiesto”.
Che sensazioni ha in merito a questa emergenza? Ha paura?
“Beh sì, essendo padre e avendo i genitori ancora in vita la paura c'è! Anche perché ci troviamo in una situazione mediatica confusa, c'è una popolazione ansiosa per le troppe informazioni discordanti tra loro”.
Si è confrontato con i suoi colleghi?
“Ne ho sentiti un po', ovviamente l'idea è comune. Proprio noi dobbiamo dare l'esempio a tante persone che ancora oggi non riescono ad adottare le misure del governo”.
I medici hanno invitato tutti a restare in casa propria per limitare il contagio, oltre che a non riprendere le attività sportive prima del termine di questa grave situazione.
“Ogni medico è lì a supportare la popolazione, ore e ore di lavoro lontano dai propri cari e poi c'è gente che se ne frega continuando a uscire e non pensando a questi eroi. Sono lì ad aiutarci, a loro va il massimo rispetto e mi auguro che il governo abbia capito quanto sia importante la medicina e supporti loro anziché le cose futili. Una cosa non nuova, c'è da sempre. Troviamo ospedali ridotti male, senza personale e attrezzature adeguate, pronto soccorso con file e tempi lunghissimi... insomma spero che dopo tutto questo si possa investire di più nella medicina”.
Crede che il calcio potrà riprendere?
“Se tutti noi, noi mondo, ci atteniamo a quanto detto possiamo farcela e uscirne con meno danni possibili. Sta alla nostra intelligenza e responsabilità”.
A essere colpiti sono stati anche i giocatori...
“È inevitabile, per quanto attenti si possa stare siamo sempre esposti ad ambienti affollati. L'unico modo per sconfiggere il virus è restare a casa con le famiglie e uscire solo per le emergenze assumendo le dovute precauzioni”.
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