INTERVISTA TC - Millesi: "Catania? Speranza è non perdere matricola"
Francesco Millesi, ex centrocampista in forza al Catania tra il 2006 e il 2008, ha analizzato ai microfoni di TuttoC.com la difficile situazione che sta vivendo il club etneo, con la richiesta di messa in mora da parte dei giocatori rossazzurri: "Se me l'aspettavo? E' sempre brutto parlare di una messa in mora di una società, purtroppo quello che non si capisce è che il calciatore di Lega Pro va avanti solo con quello stipendio e con quello porta avanti la propria famiglia. Inoltre vivere in una città non tua comporta avere doppie spese ed è dura, i calciatori hanno avuto pazienza e creduto alle chiacchiere che la proprietà esternava, però è inevitabile fare un passo simile...è un avviso prima di arrivare alle vie legali".
Crede che qualcuno possa intervenire?
"Il debito è sostanzioso, per cui non è facile che qualcuno possa risolvere in un batter d'occhio, certo le nostre orecchie erano abituate a sentire la proprietà dire 'tutto ok, risolto', in realtà il debito è grosso, non credo che fosse tutto ok. L'augurio di ogni tifoso è quello di non perdere la matricola".
Di chi sono le responsabilità?
"Una percentuale elevata di responsabilità è di chi gestiva l'azienda, magari sperando che con una vittoria di campionato e la Serie B le cose si sarebbero sistemate. Come ogni cosa bisogna prima passare dal giudice che è il campo, poi c'è una piccola percentuale che va alla stampa perché non si è sempre coerenti, o sopprimono i problemi o li esaltano e ciò comporta squilibrio perché un giorno sentiamo o leggiamo 'tutto bene, risolto il problema', dopo due giorni non più e si crea confusione nella gente perché il tifoso lavora e l'unica informazione che ha è la stampa e se c'è confusione all'esterno si ripercuote sulla squadra a livello psicofisico".
Da anni quindi la situazione era difficile, perché aspettare il baratro?
"Sono anni che la proprietà fa investimenti su debiti passati, perché aveva voglia di risalire di nuovo e ciò comporta il rischio di accumulare sempre più debiti o risanarli qualora vincessi il campionato. Si sono impegnati a formare organici di qualità individuali, ma mai di collettività, purtroppo oggi vediamo questa triste realtà. E presto vedremo altre società di Lega Pro affondare".
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