INTERVISTA TC - Parravicini: "Pro Sesto sempre in testa, meritiamo la C"

INTERVISTA TC - Parravicini: "Pro Sesto sempre in testa, meritiamo la C"
Francesco Parravicini
© foto di Pro Sesto
sabato 2 maggio 2020, 17:00Interviste TC
di Valeria Debbia

Prima dello stop del campionato dovuto all'emergenza Coronavirus, la Pro Sesto si trovava in vetta alla classifica nel Girone B di Serie D, con 4 lunghezze di distanza sull'inseguitrice Legnano. Una posizione che significherebbe promozione in Serie C, o meglio ritorno in terza serie dopo dieci anni dalla retrocessione e dal fallimento. Autore di questo ottimo risultato mister Francesco Parravicini, che ha dato dimostrazione di crescita costante visto che alla sua prima esperienza sulla panchina biancoceleste ha conquistato un quinto posto (con sconfitta in semifinale playoff), un terzo posto (con vittoria dei playoff) ed infine il primato con conseguente pass per il professionismo, nell'attesa comunque delle decisioni dei vertici del calcio. Il tecnico è quindi intervenuto in esclusiva ai microfoni di TuttoC.com.

Mister, nei giorni scorsi Ninni Corda, tecnico del Foggia, ha dichiarato al nostro giornale: "Essendo la miglior seconda della Serie D, a un solo punto dalla capolista Bitonto e uno scontro diretto, ci sentiamo già in Serie C". E voi?
"Io non direi che ci sentiamo già promossi. Stiamo aspettando le decisioni che ci porteranno ad esserlo, anche se tardano ad arrivare ed è oramai giunto il momento di decidere. Sicuramente posso dire che la Pro Sesto merita di andare in Lega Pro. Se si analizzano anche i due precedenti campionati, si vede che abbiamo vinto i playoff e che quest'anno abbiamo passato l'intera stagione in testa: lo ripeto, la Pro Sesto merita di andare in Lega Pro".

Cosa pensa della discussione in atto sulla ripresa del campionato, sia a livello politico sia a livello prettamente sportivo?
"Farei da subito una distinzione tra la Serie A e le altre categorie. E' normale che la A cerchi fino alla fine di tornare a giocare, di base ci sono aspetti economici molto importanti, anche se dubito che riesca a tornare in campo. Per le altre categorie sarà quasi impossibile. Inoltre tornare a giocare tre volte alla settimana, dopo quasi tre mesi di fermo, da un punto di vista sportivo non sarebbe veritiero. Penso sarebbe più giusto prendere la decisione di terminare i campionati".

Ci saranno comunque ripercussioni fatali sul mondo del calcio, soprattutto sulle categorie inferiori, quindi sulla Serie C e sui Dilettanti.
"Sicuramente. Basta vedere l'economia generale: da questo disastro uscirà un mondo più povero e il calcio patirà ripercussioni importanti. Come nel sociale, anche nel calcio le categorie inferiori saranno quelle con maggiori problemi perché sono già di per sé le più povere".



Che siano necessarie delle riforme è evidente: l'ipotesi della C d'élite può essere quella giusta?
"Può essere una idea, ma ora ci sono tanti altri problemi. Mi concentrerei su quelli immediati. Può essere attuabile, ma magari non nella prossima stagione, dove sicuramente il calcio affronterà altri tipi di problemi, come quelli economici. Visto che qui stiamo parlando di giocatori ed addetti ai lavoratori non di Serie A e anche loro devono avere delle garanzie".

Ha fatto molto discutere la proposta del Direttivo di Lega Pro riguardo stop definitivo campionato, blocco retrocessioni in D, promozione delle prime dei tre gironi con sorteggio per la quarta promossa e blocco ripescaggi dalla D.
"Io penso che ci vuole grande buon senso. Secondo me è giusto premiare con la promozione chi ha fatto bene, è giusto che chi ha alle spalle società che hanno investito per vincere raccolga il frutto del suo lavoro. Ma ci vuole grandissimo buon senso per quanto riguarda le retrocessioni: ci può quindi stare il blocco. Allo stesso tempo penso anche alle piazze importanti di D, come il già citato Foggia, se ci fosse occasione per poter affidarsi al ripescaggio, è giusto darne la possibilità".

Sempre nei giorni scorsi Damiano Tommasi, presidente dell'AIC, ha parlato di una possibile cancellazione dell'obbligo delle quote under tra i dilettanti. Ha infatti dichiarato: "E' giusto emergere e conquistarsi il posto in prima squadra per merito, non per obbligo".
"Io ho sempre detto che i giovani devono giocare perché sono bravi, anche perché così vengono maggiormente valorizzati. A me non piace la regola riguardante l'obbligo dell'impiego degli under. In questa situazione poi le prime vittime sono i giovani stessi, visto che appena hanno un'età che non rientra più in detta regola rischiano di perdersi. Chi è bravo gioca senza regole che lo impongano. Sono d'accordo con Tommasi".

L'investimento per sviluppare un settore giovanile di livello può essere remunerativo sul lungo periodo per tutte le società di Serie D oppure è applicabile soltanto a determinate realtà che hanno realmente interesse a salire tra i professionisti.
"Sono dell'idea che in Italia bisogna puntare sui settori giovanili, anche nelle categorie dilettantistiche perché le società che lavorano bene coi giovani hanno vantaggi economici importanti. In questo modo si portano i propri ragazzi a giocare in prima squadra ed è una vetrina per tutti".