Intervista TC

Torrente: "Serve più coraggio per lanciare i giovani. Al Sud meno strutture, ma il C resta il girone più difficile"

Torrente: "Serve più coraggio per lanciare i giovani. Al Sud meno strutture, ma il C resta il girone più difficile"TMW/TuttoC.com
© foto di Giuseppe Scialla
Oggi alle 22:00Interviste TC
di Laerte Salvini

Allenatore esperto, profondo conoscitore della Serie C e protagonista di una lunga carriera tra panchine prestigiose come quelle di Gubbio, Bari, Salernitana, Cremonese e Padova, Vincenzo Torrente è intervenuto ai microfoni di TuttoC.com. L'ex tecnico rossoblù ha analizzato i tre gironi del prossimo campionato, soffermandosi sulle favorite, sul valore dei giovani, sulle differenze tra Nord e Sud e sul modello rappresentato dal Gubbio.

Che Serie C e soprattutto che girone C dobbiamo aspettarci?

"Per quanto riguarda i gironi, io credo che quello più difficile sia il girone C, dove ci sono squadre blasonate e con grandi tradizioni. Penso a Bari, Salernitana e Catania, che sono realtà da Serie A. È sempre un girone molto difficile. Nel girone B ci sono invece le tre retrocesse che saranno le favorite, ma bisogna calarsi nella realtà della Serie C. Sono squadre con blasone e chi gioca contro di loro affronta sempre la partita della vita, quindi serviranno umiltà e fame. Nel girone A credo che il Brescia sia la favorita, davanti a Trento, Lecco e Cittadella. Anche lì il Brescia è una realtà da Serie A".

Spesso però non vince la squadra più forte, ma quella con meno pressione. Quanto incide questo aspetto?

"Sicuramente è fondamentale. Quando alleni piazze con una grande tradizione, sia da allenatore sia da giocatore, sai che devi vincere. È normale che chi ha meno pressione abbia un vantaggio. In certe piazze non puoi sbagliare e alla fine il campionato lo vince una sola squadra. Per chi retrocede o vuole tornare subito in Serie B è fondamentale calarsi immediatamente nella mentalità della Serie C".

Si parla spesso della difficoltà di valorizzare i giovani. Manca davvero talento?

"Io credo che serva più coraggio da parte di noi allenatori. I giovani ci sono e sono bravi. Bisogna dare loro fiducia, farli giocare e anche lasciarli sbagliare. Purtroppo ci sono piazze dove c'è l'obbligo di vincere e molti allenatori non rischiano, perché dopo tre o quattro partite negative rischiano il posto. Io sono un amante dei giovani, vengo dal settore giovanile e penso che se uno è bravo debba giocare, in qualsiasi categoria. Alla fine quelli bravi emergono sempre".

È più difficile fare calcio nel girone C rispetto al Nord?

"Il girone del Sud è sempre il più difficile dal punto di vista ambientale e anche del gioco. È un campionato molto più fisico e aggressivo. Poi, purtroppo, rispetto al Nord ci sono meno strutture e spesso anche i campi sono meno belli. Questa è la differenza principale. Poi ci sono piazze come Bari, Salerno e Catania che non c'entrano niente con questa categoria per tifoseria e tradizione. Lo stesso vale per Spezia, Pescara, Reggiana e Brescia negli altri gironi: sono tutte realtà importanti".

Nel girone B c'è anche il Gubbio, che ogni anno valorizza tanti giovani senza fare grandi spese. Può essere un modello?

"Spendono il giusto. È una realtà dove si può lavorare e che, secondo me, ha anche margini di crescita. Il presidente Notari è un tifoso, è passionale e ambizioso. La piazza ti permette di lavorare con tranquillità. Hanno un direttore sportivo bravo (Mauro Leo, ndr) che conosce bene i giovani, un allenatore esperto e preparato come Di Carlo e costruiscono sempre il giusto mix tra giovani ed elementi più esperti. Alla fine fanno sempre bene".