Catania, Toscano: "Mio percorso già finito a gennaio, ma ho continuato in silenzio"

Catania, Toscano: "Mio percorso già finito a gennaio, ma ho continuato in silenzio"TMW/TuttoC.com
Domenico Toscano
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di Valeria Debbia

Con l'eliminazione dai playoff del Catania - per mano dell'Ascoli - è probabilmente terminato un ciclo in casa etnea: è finita l’era di Mimmo Toscano. "C’è tanta amarezza, tanta delusione e tanta frustrazione, soprattutto per la partita di oggi (ieri, ndr) - evidenzia in sala stampa lo stesso tecnico. - Al 50’ l’azione di D'Ausilio e quella di Casasola potevano cambiare il risultato della semifinale e regalarci l’impresa. Ce l’eravamo detti prima della partita: nel calcio le imprese succedono, ma solo se ci credi davvero prima di entrare in campo. Avevo chiesto una gara di orgoglio, perché se dovevamo uscire, dovevamo farlo a testa alta. Oggi i ragazzi l’hanno fatto. Il rammarico più grande è per la partita di andata, dove secondo me c’è stata paura di vincere. Oggi invece c’è stata la voglia di vincere. È dura parlarne ora. So quello che io, il mio staff e i ragazzi abbiamo dato a Catania in due anni. Due anni di lavoro che, secondo me, serviranno al Catania per costruire una squadra più forte. Ho conosciuto una piazza gloriosa, una città bellissima e delle persone straordinarie, veri amici. È quello che mi porto dietro. Nei prossimi giorni passerà il film dell’andata, di oggi e di tutto il campionato. Oggi è dura".

C’è la sensazione di aver buttato la promozione: tanti punti persi nella stagione regolare (soprattutto da Sorrento in poi) e poi i playoff, con una gara steccata all’andata anche per scelte di atteggiamento. "Nel calcio prendi quello che ti meriti. Probabilmente oggi meritiamo di uscire a testa alta dopo aver fatto una grande partita. Nell’arco di una stagione ci sono mille difficoltà. Abbiamo cercato di migliorare, ma ci sono mancati cinque-sei giocatori importanti, siamo ripartiti, abbiamo trovato un ambiente depresso e una squadra svuotata. Abbiamo dovuto rimettere in piedi Cicirelli, Casasola, Donnarumma, Di Tacchio… Insieme allo staff e alla società abbiamo cercato di ricompattare l’ambiente e lo spogliatoio. Ci siamo riusciti, ma quando metti troppe toppe, prima o poi la coperta si strappa".

Le parole del tecnico sembrano di addio: "Il mio percorso era già finito a gennaio. Quando sono arrivate le prime difficoltà, ognuno ha preso la propria strada e si è dubitato di tutto: delle scelte, del lavoro. Nonostante questo, per l’amore viscerale che ho per questo mestiere e perché ci tenevo tantissimo a vincere a Catania, ho continuato in silenzio, mettendo la faccia ogni giorno davanti a tutti. Non è solo il mercato di gennaio, sono tante cose una dietro l’altra. Oggi c’è tanta delusione, figlia di tante situazioni. Io so solo che ci abbiamo messo anima e corpo ogni giorno per raggiungere l’obiettivo. Se le modifiche necessarie per far crescere il progetto non sono state fatte? Non è solo una questione di scelta degli uomini. È essere uniti e condividere tutto, nel bene e nel male. A gennaio non è stato più condiviso. Nei momenti di difficoltà ognuno ha guardato per sé. Chiudo qui".

"Perché questi ragazzi, dal punto di vista psicologico, hanno spesso oscillato tra lo zero e lo zero? È un aspetto caratteriale di questo gruppo. Nel momento in cui le cose non vanno come vorresti (come ad Ascoli), la squadra perde sicurezze, serenità e tranquillità. Non posso rimproverar loro niente: ognuno ha il proprio carattere e le proprie debolezze. Qualcuno doveva capire cosa significa Catania e cosa vuol dire vincere a Catania. Sono ragazzi straordinari, ognuno con le proprie debolezze".

"Un consiglio al Catania? In due anni ho dato tanti consigli alla società. Se vuoi ottenere risultati diversi devi fare cose diverse e pensare in modo diverso. Se Catania ha lasciato qualcosa a Toscano? Tantissimo. È stata un’esperienza straordinaria, la consiglio a tutti quelli che possono farla. Ogni giorno devi ingegnarti per trovare soluzioni e risolvere problemi. La città è splendida, la storia di questo club si respira. Per me è stato un onore allenare il Catania. Lascio belle persone e veri amici. Sicuramente continuerò a frequentare Catania, perché mi ha lasciato tanto".