Cerignola, Maiuri: "I 5 ko di fila? Ringrazio per non essere stato buttato a mare"

Cerignola, Maiuri: "I 5 ko di fila? Ringrazio per non essere stato buttato a mare"TMW/TuttoC.com
Vincenzo Maiuri
© foto di Nicola Ianuale/TuttoSalernitana.com
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di Valeria Debbia

Vincenzo Maiuri, tecnico dell'Audace Cerignola, è stato ospite di 'Il caffè di Radio1 Sport' ed è partito dalla vittoria importante col Casarano arrivata nei minuti finali: "Dobbiamo tenere presente che l'obiettivo nostro di quest'anno era ed è tuttora il mantenimento della categoria, non deve ingannare il secondo posto dell'anno scorso, sono stati fatti tanti cambi. Questo è un punto di ripartenza, ma ci siamo quasi nell'obiettivo. Nel derby è arrivata una vittoria importante contro una squadra forte: si è fatto bene, ma si poteva fare meglio a livello realizzativo, ma è stata una bella partita e do merito anche al Casarano. Credo che chi ha visto la partita si è divertito".

Sul momento difficile vissuto: "Cosa è scattato per poi ripartire? Di quelle cinque partite, l'unica steccata è stata quella con la Cavese. Le altre quattro sono state partite giocate bene, ma in cui abbiamo commesso qualche errore di troppo che ci ha fatto piangere nel risultato. Dopo cinque sconfitte di fila, farne quattro consecutive vinte, di cui tre fuori casa certifica la forza e lo spessore di questo gruppo. Colgo l'occasione per ringraziare tutte quelle persone che non mi hanno buttato a mare, così come la squadra. La società - compreso il direttore Di Toro - mi è stata vicina ed è una cosa difficile da vedere nel calcio italiano, così come i tifosi. Se ne è usciti insieme e c'è tanta gratitudine verso chi mi ha sostenuto".

Sui segreti della creatura ofantina: "Io la sto vivendo da qualche mese a questa parte. Ho trovato una società esperta e consolidata. Sono sempre stati bravi a valorizzare al meglio tutto quello che avevano sottomano. L'ho notato anche da avversario. Quest'anno il progetto tecnico è stato un po' inferiore agli altri anni, ma sono stati capaci di sostenerlo all'interno delle difficoltà. Onore a questo gruppo dirigenziale molto serio e preparato".

Ma che tipo di step è l'Audace Cerignola per la carriera dello stesso tecnico? "Formativo, non bisogna mai fare voli pindarici. È il ventunesimo anno che alleno e non si smette mai di imparare e di vivere di adrenalina. Qui mi sono trovato bene sin da subito nonostante quelle cinque partite infauste che hanno messo a dura prova l'autostima di tutti quanti. Ne siamo usciti insieme, perché comunque c'è ancora il rischio di buttare via tutto quanto. È l'ennesima tappa della mia carriera, vissuta con orgoglio e appartenenza".

Quindi un'analisi sul girone: "Questo è un girone passionale, in cui le tifoserie fanno la differenza. Siamo andati a Catania con 17 mila spettatori, a Salerno 13 mila, a Foggia 9 mila, andremo sabato a Cava de' Tirreni in un altro ambiente unico contro un'altra tifoseria importantissima, con una mentalità unica. È bello ed è un girone magico in cui però bisogna essere sempre forti altrimenti ci si fa male".

Inevitabile una battuta sul FVS: "Utile o confusionario? Ha portato delle modifiche positive, io porto l'esempio della partita contro il Casarano - non perché ci è andata bene! - in cui c'è stato un episodio dubbio alla fine. È stato dato un rigore dubbio e poi è stato tolto: c'è stata una miglioria, quando ci sono più occhi le cose si vedono meglio. Ma voglio fare una differenza su VAR e FVS: nel VAR l'arbitro viene chiamato dai colleghi e va a vedere in un modo diverso. Con il FVS viene chiamato dall'allenatore e quindi c'è un interesse e anch'io se fossi un arbitro ci andrei coi piedi di piombo. Moralmente gli arbitri non la prendono bene, tant'è vero che è difficilissimo che si cambi idea dopo il check. Può diventare anche un mezzo tattico: alla prima cosa vuoi spezzare il ritmo e ti giochi la card. Sono chiamate d'interesse. Io quante volte l'ho utilizzato? Ci siamo messi d'accordo coi giocatori, che danno segnali dal campo con onestà. Chiamiamo quando c'è la possibilità reale di ottenere qualcosa che non è stato visto".

Chiusura dedicata alle U23: "Il discorso è molto ampio. Io dico che se si vuole spingere il giovane, bisogna tornare indietro e mettere meno stranieri nelle prime squadre. Non voglio fare il bastian contrario però bisognerebbe riportare il calcio dov'era prima. Mi piacerebbe rivedere quel calcio dove c'erano due stranieri per squadra e tutti li amavano e li conoscevano. E poi si parla di qualità degli stranieri, rapportata al discorso della nostra nazionale. Prima andavamo bene con le limitazioni, ora non ci sono per motivi economici ed è più difficile alzare il livello nostro come nazionale".