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Lucchesi: "Vi racconto come il Guidonia può diventare la terza squadra di Roma"

Lucchesi: "Vi racconto come il Guidonia può diventare la terza squadra di Roma"TMW/TuttoC.com
Fabrizio Lucchesi
Oggi alle 11:00Primo piano
di Valeria Debbia

Fabrizio Lucchesi, esperto dirigente sportivo, è intervenuto nel corso di 'A Tutta C', trasmissione in onda su TMW Radio e iL61, per discutere della sfida ambiziosa di creare una "terza strada" calcistica a Roma, rappresentata proprio dal suo Guidonia Montecelio, ma non solo.

Direttore, vorrei fare con te un focus su questa grande sfida che incuriosisce tantissimo: quella che stai portando avanti col Guidonia e che i dirigenti dell’Alcione stanno portando avanti a Milano. Cioè capire se esiste davvero la possibilità, in realtà dominate da due giganti come Lazio e Roma a Roma, Inter e Milan a Milano, di creare una terza strada con una sua identità e un suo valore. Partiamo dal Guidonia: qual è il percorso che stai seguendo, quali sono le difficoltà e perché pensi che il Guidonia possa riuscire a ritagliarsi uno spazio?

"L’analisi tiene conto di alcune situazioni oggettive. Roma, dopo Londra, è la più grande città della più grande metropoli della vecchia Europa. Quindi i numeri ci sono per poter sostenere un bacino d’utenza per una terza squadra. Londra ne ha 8 in Premier League e Championship. Certamente le risorse finanziarie e i prezzi a Londra non sono paragonabili a Roma, ma i numeri lo consentono. In passato ci sono state altre esperienze a Roma che però non hanno resistito negli anni. Io credo che alla base ci debbano essere i numeri – che ci sono – una proprietà solida che lavori non sul “oggi ci siamo, domani forse”, ma sulla creazione di condizioni per proseguire. Per proseguire servono infrastrutture. Noi abbiamo scelto di partire proprio da lì: abbiamo lavorato sullo stadio. Dopo lo stadio Olimpico, lo stadio di Guidonia a giugno sarà Union Stadium, in attesa del Flaminio, che può ospitare eventi di Serie C o Serie B. Quindi una struttura importante. Poi inizieremo i lavori sul centro sportivo e piano piano costruiremo anche un settore giovanile degno di questo nome, proprio perché a Roma e nella Lazio c’è un bacino enorme di utenza: tutte le squadre d’Italia vengono a prendere talenti a Roma. Allora dico: perché non convogliarne una parte su di noi? Oggi si mette in moto il meccanismo, perché ci vogliono alcuni anni affinché tutto accada. Questo è il percorso che abbiamo iniziato e che stiamo cercando di difendere e sviluppare".

È chiaro ed evidente che la presenza di un dirigente come Fabrizio Lucchesi semplifica molto i rapporti con Roma e Lazio. Però ti chiedo: al di là del rispetto personale e dell’attenzione ovvia che c’è per te, come vivono Roma e Lazio l’idea di una terza realtà nella capitale?

"Secondo me bene, perché noi siamo anche uno strumento al loro servizio. Se andiamo su un target diverso da quello di Roma e Lazio – loro hanno un target di primissima scelta e resterà loro – allora 25 bambini li ha la Roma, 25 la Lazio e tutti gli altri milioni dove vanno? Noi siamo un target su cui loro possono attingere. Abbiamo un rapporto di cordialità con entrambe, senza preferenze. La convivenza è nell’interesse nostro, ma anche nel loro, e non c’è conflittualità. Quindi la convivenza è buona e reciprocamente utile".

Ti immagini un percorso di identità per il Guidonia? Perché facevo questa riflessione: ormai il modello delle seconde squadre sta finendo, costano troppo e la Lega non intende allargare ulteriormente questo bacino. Immagini che un giorno Roma o Lazio possano proporre al Guidonia di diventare in qualche modo la loro seconda squadra? Oppure il Guidonia deve avere la forza e l’identità per portare avanti un progetto proprio?

"È una scelta strategica che sicuramente arriverà. Oggi le grandi squadre hanno bisogno di un serbatoio per far crescere i propri ragazzi, per farli maturare e anche di un palcoscenico. Il Guidonia oggi è proprietario di un palcoscenico importante: la Serie C è un palcoscenico rilevante per il percorso di un giovane di talento. E sei a Roma, non a 200 o 1000 km da Roma. Il vero tema – hai usato proprio la parola magica – è il problema identitario. Chi vive nel Lazio al 90% è romanista o laziale, poi diventa del Guidonia. Ci vorranno anni affinché qualcuno dica “io sono del Guidonia, tifo per il Guidonia, però simpatizzo per Roma o Lazio”. Oggi è l’opposto. È un percorso lungo, come quello del Chievo negli anni ’90: all’inizio erano tutti veronesi, ci sono voluti 15 anni ma il Chievo si è creato il suo bacino. O come l’Empoli negli anni ’80: tutti tifosi di Fiorentina o Juventus, oggi c’è il tifoso dell’Empoli. Sono percorsi lunghi, ci vuole tempo, ma soprattutto programmazione costante, coerente e programmatica".

Prima di salutarti, una riflessione anche sull’altra realtà che sta provando a creare una propria dimensione: l’Alcione a Milano, in una piazza dominata da Inter e Milan. Anche lì mi raccontano di una società seria e importante, e la difficoltà è trovarsi uno spazio credibile.

"Società seria, sana. Sono rimasto affascinato dalla proprietà: ho conosciuto il presidente, è un uomo di una preparazione incredibile. Marani si sta circondando di persone valide che lo aiutano a sviluppare questo bel progetto. La Lega sta crescendo di giorno in giorno grazie anche a figure come lui. Milano ha meno numeri demografici rispetto a Roma, ma ha più finanza, più soldi, più risorse, più aziende. Roma vive una realtà d’impresa diversa. Sono due realtà oggettivamente diverse, ma soggettivamente entrambe hanno la possibilità di fare bene. Ho avuto l’occasione di conoscerlo: il presidente ha le idee chiare, è illuminato, guarda avanti".