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Lupo: "U23? Non danno quello che ci si poteva aspettare. FVS? Strada giusta"

Lupo: "U23? Non danno quello che ci si poteva aspettare. FVS? Strada giusta"TMW/TuttoC.com
Fabio Lupo
© foto di Federico Serra
Oggi alle 12:15Primo piano
di Valeria Debbia

Fabio Lupo, esperto direttore sportivo ex tra le altre di Ascoli e SPAL, è stato ospite di 'A Tutta C', trasmissione in onda su TMW Radio iL61, affrontando le dinamiche del campionato di Serie C, giunto alla sua ventottesima giornata.

Siamo a meno dieci dalla fine della stagione regolare. Abbiamo tre gironi abbastanza simili, con una squadra in fuga (nel caso del Vicenza con un vantaggio molto consistente) e inseguitrici comunque agguerrite. Per tutti il Vicenza ormai deve solo amministrare questo vantaggio per festeggiare il ritorno diretto in Serie B. Negli altri due gironi come vede la situazione? Nel girone B Arezzo e Ravenna, con l’Ascoli come possibile terzo incomodo; nel girone C Benevento, con Catania e Salernitana come altrettanto pericolosi incomodi.

"Come hai giustamente detto tu, nel girone A il Vicenza ha un vantaggio che sembra davvero incolmabile, salvo clamorosi colpi di scena (che nel calcio sono sempre possibili). È anche la forza del Vicenza che onestamente non lascia molto spazio alle rivali, che stanno comunque disputando un ottimo campionato. Il girone B e il girone C sono un po’ più equilibrati per quanto riguarda la lotta al primo posto. L’Arezzo ha un discreto vantaggio e ha dimostrato una continuità di prestazioni e di risultati superiore rispetto a Ravenna e Ascoli, quindi il suo cammino fa pensare che possa proseguire in quella direzione. Il vantaggio non è però così decisivo, considerando le giornate che restano: sette punti possono essere complicati da gestire, perché basta una sconfitta o un momento di difficoltà per compromettere la tranquillità, anche considerando che l’Arezzo ha ancora una partita in più da giocare rispetto alle altre".

E nel girone C? 

"Il girone C è probabilmente il più equilibrato, perché la distanza è minore e il valore delle inseguitrici (Benevento, Catania e Salernitana) fa pensare che fino all’ultimo lotteranno per insidiare la prima posizione. E in generale ci sono anche alcune delusioni: squadre da cui era lecito aspettarsi qualcosa di più, come Cittadella e Ternana. Nel girone B è molto complicato perché tutte le squadre di alto profilo sono concentrate nella parte alta, quindi è più difficile individuarne una specifica. Nel girone C c’è stata un po’ di alternanza di risultati: il Benevento ha avuto maggiore continuità, ma Catania e Salernitana restano lì. Oggettivamente nel girone B ci si poteva aspettare di più dalla Ternana, soprattutto per la profondità dell’organico e per i rinforzi arrivati a gennaio. Nel girone A invece il Vicenza sta facendo una grandissima stagione e per le altre è stato davvero complicato starle dietro, anche se già sulla carta sembrava avere qualcosa in più".

Oramai siamo all’ottava stagione del progetto Under 23 in Serie C. È un tema che mi interessa molto e chiedo spesso il parere di chi, come lei, ha grande esperienza. Se questo progetto serviva a lanciare talenti utili al calcio italiano per riprendere credibilità internazionale, possiamo dire che non ha dato granché: sono transitati solo casi borderline come Miretti e Fagioli dalla Next Gen della Juventus, ma per un pugno di partite, poi sono andati direttamente in prima squadra e non hanno mai vissuto con continuità neppure la Nazionale. Se invece serviva a valorizzare economicamente i giocatori (soprattutto per la Juventus che è partita per prima), allora il risultato è stato pienamente centrato. Però rimane un progetto che, a mio avviso, non c’entra niente con il calcio di Serie C. Aggiungo anche Bernasconi e Palestra dell’Atalanta, che hanno fatto un percorso importante, e Mendicino.

"Onestamente condivido. Nell’ottica del singolo club la partecipazione a un torneo di Serie C può generare plusvalenze importanti, e nel caso della Juventus questo si è verificato in maniera netta. Fermo restando che ho sempre qualche perplessità sul piano puramente economico (perché gestire queste squadre costa, non è una gestione leggera), mi chiedo se con lo stesso investimento in scouting e organizzazione non si possano ottenere gli stessi risultati senza una squadra in Serie C. Lo stesso Miretti probabilmente sarebbe emerso comunque, così come Palestra e Bernasconi non avevano bisogno della Serie C per farsi notare. Ognuno imposta i propri programmi come vuole, quindi dal punto di vista del club ognuno fa le sue valutazioni. Però nell’ottica del calcio italiano, secondo me, non danno quello che ci si poteva aspettare. Molte squadre sono piene di giocatori non tesserabili per la Nazionale italiana, anche di una certa età, quindi sull’apporto al patrimonio del calcio italiano ho qualche perplessità. Ha portato qualcosa, ma niente di più di quello che avrebbero potuto portare i giocatori andando in prestito come succedeva una volta. C’è anche il progetto Milan, che ha avuto parecchie difficoltà. E tutto sommato una delle ragioni per cui queste squadre erano state inserite – creare attenzione e spettatori – non si è verificata".

Sfonda una porta aperta, direttore, perché la penso esattamente come lei. L’identità della Serie C è un’altra: basta pensare all’attenzione e al pathos per il ritorno del derby Ascoli-Sambenedettese dopo decenni. È quella la strada giusta.

"Esatto, la Serie C è bella proprio per la partecipazione di tante città con grandi tradizioni, per le rivalità regionali o interregionali, per il fascino dei comuni d’Italia. Paragonarla ai campionati di terzo livello delle altre nazioni non è logico, proprio per la nostra storia: noi siamo l’Italia dei comuni e ce lo portiamo anche calcisticamente".

Quest’anno è stato anche l’anno dello sbarco della tecnologia in Serie C con la sperimentazione del Football Video Support (FVS). Secondo me ha dato un segnale importante, soprattutto a supporto degli arbitri. La Serie C è una palestra anche per loro, e in questo momento storico c’è bisogno di nuove leve arbitrali per Serie A e B. Le polemiche non sono sparite, ma lei che conosce il calcio dall’interno: io inizierei a preoccuparmi se in Italia smettessimo di polemizzare sulle direzioni arbitrali, perché vorrebbe dire che è arrivato il controllo delle menti!

"Colgo l’occasione per fare i complimenti generali alla classe arbitrale di Serie C. Ho visto tanti bravi arbitri, con i legittimi e normali errori che ci possono essere. Complessivamente trovo una categoria adeguata anche dal punto di vista atletico, sempre vicini all’azione. L’innovazione portata quest’anno la valuto positivamente: ha risolto un po’ il problema dei tempi, perché a volte assistiamo a interruzioni prolungate che portano le partite a 100-110 minuti. Su quello si dovrà lavorare molto, anche perché tanti stadi non hanno le strutture per la tecnologia e questo può rallentare. Però le decisioni riviste sono state quasi tutte corrette e hanno eliminato polemiche inutili. Sono favorevole all’innovazione: questo è solo l’inizio di un percorso. Personalmente vedo tante partite di Serie C dal vivo e trovo l’intervento su richiesta molto più positivo rispetto a quello esasperato che vediamo in Serie A e B. Affidare la chiamata del VAR al club secondo me ridurrebbe moltissimo le polemiche: è una strada che andrebbe percorsa anche nelle categorie superiori".

Per chiudere, mi rivolgo al Fabio Lupo ex centrocampista: qual è il centrocampista di Serie C che le piace di più in questo momento?

"Non faccio nomi perché altrimenti do vantaggi ai miei colleghi per il prossimo anno, però ci sono sicuramente tanti giocatori molto interessanti che stanno facendo bene e confermano come la Serie C sia una vetrina importante. Molto spesso si guarda all’estero, ma bisognerebbe avere il coraggio di rischiare di più anche in questi campionati, dove si possono trovare profili interessanti. Un nome però te lo dico: mi piace molto Castegnaro dell’Arzignano, anche per l’età e per la struttura fisica. È un buonissimo giocatore, ma come lui ce ne sono veramente tanti.