Roma legge il Girone C: Potenza modello di programmazione, il Bari "vera incognita"
Programmazione, tempo e sostenibilità: sono le parole chiave con cui Domenico Roma guarda la Serie C dal di fuori. Il direttore sportivo, reduce dal quarto posto con il Cosenza e oggi lontano dai campi, osserva il Girone C senza fretta e con un occhio attento ai conti delle società. Ospite di Zona Magazine, su Mitico Channel, ha analizzato la corsa al vertice, tra il Potenza che sorprende per costanza, le nobili Bari, Catania e Salernitana, e il Cerignola. Ha anche spiegato perché, a suo avviso, quest'anno il campionato parte con meno società in affanno rispetto al passato.
Come si vive lontano dai campi?
"È un periodo di lontananza che ci sta, per disintossicarmi dalle tossine degli ultimi anni, a partire dall'ultima stagione. Per certi versi mi sto godendo la famiglia e sto guardando tante partite: come dicono quelli bravi, mi sto aggiornando. Ho la possibilità di vedere tanti calciatori che durante la stagione, quando sei al lavoro, non riesci a seguire, perché fai un lavoro diverso. La forza, però, sta nel continuare sempre a lavorare e non fermarsi".
Si aspettava un Potenza così in alto?
"Il Potenza ha una qualità che in poche società riescono ad avere: lungimiranza e programmazione. Sono diversi anni che programma per cercare di fare il salto di categoria. Danno tempo, danno la possibilità di lavorare e anche la possibilità economica per investire sul mercato, e poi naturalmente c'è la bravura dell'allenatore e del direttore sportivo, che stanno facendo un grandissimo lavoro. Merito a loro. È una squadra che produce tanto e fa bel calcio: l'ho vista contro il Catania e mi ha fatto una grandissima impressione. Il calcio è fatto di gamba, ma soprattutto di testa, e in questo momento il Potenza è fortissimo da questo punto di vista: ha rimontato contro il Crotone da due gol sotto. È una squadra che sta sempre in area avversaria e fa tanti gol, quindi è un bel vedere. Merito alla proprietà, che investe con criterio e lungimiranza, al direttore sportivo, che sta facendo un lavoro incommensurabile, e all'allenatore, che ha portato un'identità e un gioco a questa squadra".
Chi può essere la principale rivale per la promozione?
"Analizzando queste squadre, che c'erano anche l'anno scorso, parliamo di società che investono tanto, hanno un bacino e un seguito importanti. L'anno scorso noi a Cosenza siamo arrivati quarti, ma all'ultima giornata eravamo praticamente secondi. La Salernitana credo sia in difficoltà, perché non ha ancora trovato il filo rosso che può unire una stagione, però sono rose importanti che possono emergere. Il campionato è fatto di tante fasi: la fase pre-mercato, quella post-mercato, e il mercato di gennaio può incidere in positivo o in negativo sulla stagione di una società. Loro si faranno trovare pronte. Salerno ha cambiato da pochissimo allenatore e avrà ora un periodo di assestamento. A Catania hanno retto l'urto quando le cose non andavano benissimo e adesso, tranne qualche passo falso, stanno cominciando a riavere un rendimento costante. Il Bari è la vera incognita: è una squadra forte, con una dirigenza forte, che sta cercando di risalire subito, quindi alla lunga potrebbe spuntarla. Non dimentichiamoci, però, che tre anni fa c'era la Juve Stabia che nessuno dava per vincente del girone, e alla fine vinse il campionato. Il Potenza può fare la Juve Stabia, e glielo auguro, perché il direttore è un mio amico. Per quanto riguarda il Cerignola, a parte che è un mio carissimo amico, una persona a cui voglio bene, c'è un direttore bravissimo che da anni lavora tanto e bene: non è una novità, è una costanza di rendimenti negli anni. Anche quando sembra che siano fuori dai giochi, sono sempre bravi a tornare sull'obiettivo. Merito anche alla nuova società subentrata".
Ci sono segnali di miglioramento nella sostenibilità economica della Serie C?
"Per ora sì. Negli altri anni, a questo punto della stagione, c'erano già due o tre società traballanti, con problemi economici palesi. Quest'anno non ci sono queste avvisaglie, molto probabilmente anche perché si è cercato di fare rose più sostenibili, più congrue a ciò che può essere un progetto e all'aspetto economico, che serve a salvaguardare una società. Molte società lavorano con i giovani: ci sono quelle blasonate che spendono per provare a fare il salto di categoria, ma molte altre lavorano con i giovani e con progetti anche pluriennali. Un progetto di questo tipo può essere più sostenibile, perché economicamente meno invasivo. Per questo, al momento, ci sono meno avvisaglie di società in difficoltà rispetto agli altri anni".
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