Ds Trento: "Ci manca alternativa a Molina. Parigi? Servono soldi Brescia"
Moreno Zocchi, direttore sportivo del Trento, è stato ospite di 'A Tutta C', trasmissione in onda su TMW Radio e iL61, offrendo un'analisi approfondita sulla prossima stagione di Serie C.
Direttore, siamo a meno di un mese dalla fine del mercato. Che Serie C le sembra stia prendendo forma per la stagione 2026-27?
"È una Serie C con grandi piazze in tutti i gironi, tanti giovani di talento e, nelle realtà più piccole, la forza delle idee e della progettualità. Nel nostro girone, viste le premesse, le squadre più competitive sembrano essere Brescia e Cittadella, per storia e per presente. Tutte le altre – noi compresi – sono società in evoluzione, che cercano di fare il passo lungo quanto la gamba. Da noi la programmazione non può essere sostituita dai soldi: si lavora con ciò che si ha, e la società ci mette a disposizione tanto. Abbiamo migliorato le strutture e guardiamo al futuro con attenzione, pur tenendo conto dei costi di gestione, che sono molto elevati".
Alcuni addetti ai lavori vi hanno inserito tra le possibili contender per l’alta classifica. È un riconoscimento o una pressione?
"È il gioco delle parti: molti tendono a scaricare le responsabilità sugli altri. Noi non possiamo competere con realtà come Cittadella, Brescia o Juventus. Abbiamo fatto un mercato puntando su tanti giovani: D'Intino 2006, Grossi 2006, Ladisa 2006, Accornero 2004, Sartori 2006. È vero che abbiamo preso anche giocatori importanti come Garetto e Benassai, ma il grosso del mercato è stato fatto con profili 2005-2006. Fa piacere che venga riconosciuto il lavoro dell’anno scorso, ma questa stagione sarà più difficile di quanto molti pensano".
Quest’anno il livello sembra più alto in tutti i gironi. È d’accordo?
"Sì, ma non è una novità. Il girone B, che ho vissuto con il Pontedera, ha sempre avuto squadre forti: Pescara, Arezzo, Perugia, Ternana… Lo stesso vale per il girone C, che ha sempre piazze importanti. L’anno scorso nel girone A c’era il Vicenza, nettamente più forte delle altre, e il Brescia - arrivato secondo - ha fatto la finale per salire. Penso che il Brescia quest’anno abbia tutte le potenzialità per fare il “Vicenza” della scorsa stagione. Poi ci sono altre 7-8 squadre che possono dargli fastidio: speriamo di essere anche noi tra queste, ma “dare fastidio” non significa competere alla pari".
Cosa vi manca ancora sul mercato?
"Giochiamo il 90-95% delle partite con il 4-3-3. L’unica cosa che ci manca è un’alternativa a Molina: al momento abbiamo lui e Sartori 2006, che arriva dal Parma e ha grande potenziale, ma ha bisogno di 5-6 mesi di lavoro per esprimersi. Ci serve quindi un attaccante centrale che possa competere con Molina".
Se le dico il nome di Parigi?
"Mi piacerebbe molto… ma servono i soldi del Brescia per andare su Parigi".
È uscito anche il vostro nome accostato all’attaccante del Latina. Conferma?
"Assolutamente no. Come dicevo, è il gioco delle parti. Noi non possiamo pensare di comprare un giocatore di 27-30 anni: dobbiamo costruirci in casa i profili utili per i prossimi 3-4 anni. Di sicuro non arriverà un trentenne a giocarsela con Molina".
Quest’anno è entrato a regime il Salary Cap. Il vostro lavoro è cambiato?
"Fortunatamente no. L’anno scorso la Lega ci aveva già preannunciato l’introduzione del Salary Cap, quindi avevamo impostato la stagione rispettando i parametri. Il Salary Cap si basa sul 50% del patrimonio (il prossimo anno sarà il 45%). Siamo riusciti a stare dentro i conti l’anno scorso e ci riusciamo anche quest’anno".
Gianfranco Zola è entrato nel Club Italia. Cosa del suo lavoro in Serie C può essere esportato nel settore giovanile azzurro?
"Mi è piaciuta molto l’idea che ha portato: aiutare le società di Serie C a costruirsi 3-4 giocatori all’anno nel proprio settore giovanile. È fondamentale: abbassi i costi, crei valore e puoi anche rivendere i giocatori più bravi. Negli anni passati la nazionale del 2006 aveva 7-8 giocatori provenienti dalla Serie C. Zola ha dimostrato di avere idee: spero riesca a portare lo stesso entusiasmo anche a livelli più alti, dove spesso la politica pesa più delle idee".
Sul fronte tecnologico, cosa si può migliorare nel FVS?
"Credo che la cosa principale sia aumentare il numero delle telecamere. Se non sbaglio, da quest’anno saranno posizionate anche all’altezza dei 16 metri: questo aiuterà molto gli arbitri su fuorigioco e falli in area. Prima, con una o due telecamere, era più difficile. Mi è piaciuto vedere arbitri che tornavano sui propri passi e correggevano gli errori: l’FVS è un’idea intelligente. Con le telecamere della Serie A e B sarebbe uno strumento utilissimo".
Qual è la neopromossa del girone A che la incuriosisce di più?
"Il Treviso. Ha preso giocatori esperti, ma con qualità e voglia di mettersi in discussione. Conosco alcuni di loro personalmente, altri li ho visti sui campi: stanno costruendo una squadra importante. Tra l’altro li incontreremo alla prima di campionato: servirà molta attenzione. È una società forte, con disponibilità economica, e sta dimostrando di voler fare le cose per bene".
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