Union Brescia, Corini: "Cominciamo a far capire chi vogliamo essere"

Union Brescia, Corini: "Cominciamo a far capire chi vogliamo essere"TMW/TuttoC.com
Oggi alle 12:15Primo piano
di Matteo Ferri

Eugenio Corini, allenatore dell’Union Brescia, ha commentato in sala stampa la terza vittoria consecutiva, arrivata con il rigore di Rizzo Pinna in pieno recupero dopo una partita ribaltata più volte: “Affrontavamo una squadra di valore, che oggettivamente crea pericoli e ti mette sempre in apprensione. Per me il primo tempo è stato più tattico, ma meritavamo il vantaggio: abbiamo sfiorato il 2-0 in un paio di situazioni, poi su un’azione in cui probabilmente c’era un fallo a metà campo non siamo riusciti a lavorare bene sul filtrante e abbiamo preso il gol del pareggio. Nel secondo tempo abbiamo iniziato bene, eravamo in controllo, e loro hanno trovato un grandissimo gol, di grande qualità. Lì mi è piaciuta tanto la squadra, perché non ha forzato, è rimasta insieme, ha giocato, ha fatto le cose su cui lavoriamo sempre e in cui ci riconosciamo. Abbiamo pareggiato e abbiamo martellato. Nonostante tutto, avevi la percezione che appena sbagliavi una preventiva potessero aprire il campo e diventare molto veloci in contrattacco, ma l’abbiamo gestita molto bene. I dati certificano un dominio assoluto da parte nostra: sarebbe stato un peccato non vincerla. La volontà di andare a prenderla sull’ultimo calcio d’angolo, con la deviazione di Casasola, ha portato Silvestri a mettere la testa dove solo lui sa metterla e a procurarsi il rigore, e Rizzo Pinna è stato straordinariamente freddo nel trasformarlo. Abbiamo dimostrato fino all’ultimo secondo di voler andare a prendere questa vittoria”.

Con tre successi di fila, questo potrebbe essere il più pesante della stagione, forse anche più di quello con il Cittadella: “Sarebbe stato un peccato non vincerla, ma bisogna analizzare anche come arrivano i risultati, e la prestazione è stata importante. Il risultato consolida ancora di più quello che abbiamo fatto, la volontà di andare a prenderci quei punti. È lo scatto mentale che ho forzato prima della partita con il Cittadella: il meritato deve diventare qualcosa che portiamo a casa. Nelle ultime tre gare quel meritato è stato messo lì, e adesso dobbiamo definire, marcare il territorio, far capire chi vogliamo essere. Penso che queste tre vittorie nascano dalla volontà di dire che non basta creare, bisogna definire. Questa vittoria, arrivata all’ultimo respiro, certifica che finché c’è la possibilità noi vogliamo provarci, e ti dà la sensazione che quando vuoi puoi. Ogni tanto capita di perderla all’ultimo respiro, e non voglio tornare su una cosa molto dolorosa di qualche settimana fa, ma nel provarci con la qualità e la volontà che abbiamo, se equilibro le cose, è più quello che andiamo a prenderci che quello che possiamo lasciare per strada”.

Il lavoro quotidiano con la squadra non è solo tattico, e passa anche dalla gestione dei momenti più difficili: “Sono importanti gli individui, il riconoscere in certe situazioni cosa possiamo fare meglio, e a volte anche la mimica facciale, la postura, il modo in cui vai a lavorare dentro certe situazioni. I giorni successivi alla partita con la Giana sono stati difficili e complicati, ma sapevamo di avere dentro di noi le risorse caratteriali per uscire da quel momento. Io che lavoro con loro, e i ragazzi stessi, vedevamo quanta roba avevamo lasciato per strada, e che anche quella costruzione doveva essere definita. Abbiamo lavorato su quello, e lavorandoci con quella convinzione e quella cattiveria agonistica di volere qualcosa abbiamo portato a casa queste tre vittorie fondamentali, che devono definirci da qui alla fine del campionato”.

Il primo tempo, giudicato da qualcuno più ordinato che brillante, lascia più di un rammarico: “Abbiamo scoperto qualcosa che sappiamo che c’è, e che a volte vedi ma non riesci a prendere: se lavori sempre con questo tipo di volontà, arriva. Se Marras, su una bellissima azione, fa il 2-0 nel primo tempo, diventa un’altra partita, ma a volte i gol li sbagli. Oggettivamente, se andate a vedere i dati, loro hanno avuto un’occasione nel primo tempo e una nel secondo, anche se resta un’ottima squadra, che dà sempre la percezione di poter diventare pericolosa perché non smette mai di contrattaccare e di cercare la profondità. Per me sono stati straordinari i difensori nella copertura della profondità, tutti e tre hanno lavorato tantissimo, e il centrocampo ha fatto filtro e ci ha fatto giocare. Sono contento per Mallamo, con cui ogni tanto scherzo, che è riuscito a fare gol. Tutti hanno fatto una partita straordinaria, e anche questa volta i cambi hanno dato quell’energia che in certi momenti diventa fondamentale”.

Tra i dubbi della vigilia c’era la scelta di Marras al posto di Di Molfetta e quella di Frigerio al posto di Lamesta: “È stata una scelta tattica. Marras ha qualità nel ricevere tra le linee, ma ha in più lo strappo e l’attacco alla profondità, che ci dà qualcosa di diverso nella zona di trequarti, con la capacità di andare fuori e cercare l’uno contro uno in velocità. La volontà era farlo lavorare tra le linee e fargli attaccare la profondità, mentre Di Molfetta e Andrea sono più bravi a ricevere tra le linee e a creare situazioni di gioco: volevo un trequartista di qualità, ma con anche un’attitudine ad attaccare lo spazio. Su Frigerio ho pensato a un giocatore il più simile possibile a Mercati, per avere equilibrio e peso in mezzo al campo, perché loro sulle transizioni positive, quando riconquistano palla, sono molto veloci e c’è bisogno di correre. Davanti ai tre difensori volevo un giocatore abile a fare filtro, con gamba nei contrattacchi rapidi e capace di darmi anche il gioco aereo, perché loro sono una squadra molto strutturata sia in fase offensiva sia difensiva. Poi abbiamo lavorato sugli altri ragazzi, che come avete visto sono entrati e ci hanno aiutato a portare a casa la partita”.

La partita ha avuto un taglio particolare: l’Arzignano è venuto a prendere il Brescia uno contro uno quasi a tutto campo, accettando la sfida. “È una squadra che ha accettato questo tipo di sfida, ed è ammirevole. Rifaccio i complimenti a Daniele Di Donato, già fatti prima della partita: è un mio ex compagno, abbiamo un ottimo rapporto e sta facendo un lavoro importante, con una squadra spensierata e un’ottima classifica, venuta a Brescia a mostrare le proprie qualità. Sul 2-2, nonostante il dominio, avevi sempre la percezione che sbagliando mezza cosa potessero andare velocemente verso la nostra porta, e mi è piaciuto stare dentro in equilibrio, dominando senza dare modo di subire contrattacchi importanti. Questo certifica per me il passaggio del cinismo, la capacità di una squadra che, se non può vincere, non deve regalare. Su quel rinvio lungo, dopo il 2-2, dovevamo creare le condizioni per andare a fare gol, e l’abbiamo fatto con l’ultimo calcio d’angolo, con l’ultima palla della partita. Ci siamo anche scomposti, e sarebbe bastato un rinvio letto male per perdere. Complimenti all’Arzignano, che dà ancora più valore alla prestazione della squadra, a come ha saputo leggere la partita e starci dentro”.

Oltre ai gol di Rizzo Pinna, c’è molto altro nel suo lavoro: la verticalizzazione veloce da cui nasce la punizione, il recupero palla, la spesa di energie in contropiede. “Mi è piaciuto un aspetto della conferenza pre-gara di Di Donato, quando ha detto che questa è una squadra umile, che lavora tutta insieme. Quando lo riconosce un allenatore avversario, è importante. È l’umiltà di fare anche il non possesso insieme, di riconoscersi in una riconquista, di recuperare un errore del compagno e magari spendere un giallo, perché può succedere che qualcuno sbagli. Penso che sia questo a definire il valore della squadra. Mi ha fatto piacere che l’avversario lo abbia riconosciuto, perché la nostra è una squadra che lavora con tutti gli effettivi, vuole recuperare la palla insieme e poi le piace giocare tutti insieme: per me è un aspetto fondamentale”.

Gli ultimi venti minuti prima del rigore, con tanti palloni gettati in area contro un muro di gomma, hanno richiesto pazienza e idee: “Passare dentro è impossibile, perché le squadre si mettono al limite dell’area, e se giochi una palla lì dentro ti apre il contrattacco, sei morto. Abbiamo sviluppato spesso in catena, abbiamo martellato, abbiamo presidiato bene l’area sulle palle di ritorno e a volte abbiamo forzato anche il tiro da fuori area, con un giro perimetrale in più. Volevamo far uscire un po’ Milillo, che ha grande struttura, attaccando su cross veloci, e anche l’ingresso di Balestrero con Casasola sul quinto era qualcosa su cui volevamo lavorare. Avendo i calci d’angolo, che spesso conquistiamo andando in catena, e loro tenendo tre uomini alti, ci davano una parità numerica e mezza in area: volevamo sfruttare anche questo. Abbiamo lavorato su tante cose, e alla fine, se martelli, ci credi e spingi, era la soluzione migliore per trovare poi le risorse per fare gol”.

L’anno scorso, nel girone di ritorno, qualcuno parlava di una squadra dipendente da Crespi, mentre oggi il Brescia ha il miglior attacco e ha vinto tre partite di fila anche senza di lui: “Ha fatto gol Mallamo, che è un altro andato in rete rispetto a tanti altri giocatori: non so in quanti siamo ad aver segnato. Se andate indietro, le mie squadre hanno sempre fatto gol con tanti giocatori, perché ci riconosciamo nella volontà di chi va a occupare uno spazio e può anche definire in zona gol, ed è un aspetto molto importante. La qualità di certi giocatori ti alza il livello, e puoi definire meglio. Se fai cose, crei convinzione: ho parlato di consapevolezza prima di questa partita e l’ho ribadito ai ragazzi, riconoscersi in quello che si fa. Quando ti riconosci in quello che fai, sai che se martelli e vai avanti, mentre qualcuno ti dice ‘perché non metti dentro una palla lunga’, le difese avversarie a un certo punto cedono una marcatura, rinviano male e tu sei lì, presidi, non prendi contrattacchi. Per me è stato un aspetto fondamentale”.

Frigerio, inizialmente considerato un incursore, è parso a suo agio da vertice basso, e la domanda è se questa sia una soluzione d’emergenza o la sua collocazione ideale: “Penso che sia un incursore, ma con la capacità di fare il doppio mediano e di palleggiare, perché è un giocatore con una buona personalità tecnica, che se costruisce ha anche la gamba per andare ad attaccare la porta, come piace a me: un mediano deve avere anche la forza di andare dentro. Nella valutazione c’era proprio questo: era quello che si avvicinava un po’ di più a Mercati e poteva darci, anche con Mallamo che a volte veniva sotto a palleggiare, la possibilità di inserirsi con un mediano e di alternarsi. È un giocatore con struttura, buona qualità tecnica e capacità di attaccare la porta, che rispetto a Mercati oggi ci definiva meglio la squadra e ce la teneva vicino, come avevamo lavorato nell’ultima partita”.

Sul rigore decisivo, battuto da Rizzo Pinna anche se non era scontato chi sarebbe andato sul dischetto: “Nelle mie squadre il primo rigorista è sempre stato quello designato: l’anno scorso era Crespi, oggi Andrea Rizzo Pinna. C’è chi presidia il dischetto, perché non succeda che qualcuno scavi buche: chi deve calciare deve stare sereno, togliersi dal traffico finché non si decide tutto quello che c’è da decidere. Capita che ti scavino buche quando meno te lo aspetti, ed è meglio presidiare”.

Sulla profondità della rosa, che quest’anno permette scelte diverse rispetto alla scorsa stagione: “Questo è importante, ma non dico altro: appena dici qualcosa, ci sono cose che non voglio dire. Mi giro e trovo giocatori importanti e bravi, pronti a entrare”.

In chiusura, sul gol segnato dall’Arzignano a inizio ripresa, di grande fattura, Corini ha riconosciuto la qualità degli avversari: “I miei giocatori mi dicevano ‘mister, hai visto, quella l’ha messa all’incrocio’. Dobbiamo essere più forti di queste cose, siamo andati oltre anche a questo. Oggettivamente è stato un gol incredibile: complimenti all’attaccante, grandissima qualità”.