V.Verona, Fresco: "Senza episodi arbitrali avremmo 30 punti. Esonero? Sarebbe da vigliacchi"
Sabato dopo la sconfitta contro la Giana Erminio, il presidente-allenatore della Virtus Verona, Gigi Fresco, ha scelto di non parlare: lo fa oggi, alla vigilia del turno infrasettimanale sul campo del Brescia. "Se ero più arrabbiato, sfiduciato o stufo? Non voglio dare alibi né ai giocatori né a me stesso. Dobbiamo essere più forti anche di eventuali errori arbitrali, che io credo fatti in totale buona fede. Però finora siamo stati molto sfortunati: tanti episodi a nostro svantaggio, alcuni riconosciuti anche dai vertici arbitrali della federazione, che con trasparenza ci ascoltano, analizzano e ci danno il loro parere. A volte ci hanno detto “non siamo d’accordo, l’arbitro ha fatto bene”, ma in almeno 12 casi abbiamo avuto ragione noi. Questo ci ha messo in difficoltà: senza questi episodi saremmo intorno ai 30 punti, in partite che abbiamo fatto noi o che erano equilibrate. Questa sarà l’ultima volta che parlo di arbitri. Non per polemica, ma per scelta strategica: ci concentriamo solo su quello che possiamo controllare per salvarci. Se ci salveremo, il nostro merito sarà doppio".
"La proposta del mini-VAR? Mi si è ritorta contro. Almeno in sei episodi l’arbitro aveva giudicato bene in campo, ma l’errore è arrivato dopo il check al FVS. È uno strumento nuovo: tutti dobbiamo imparare a usarlo, io per primo. In campo certe situazioni sembrano corrette, ma al rallentatore un colpetto di tacchetto innocuo può sembrare grave. Serve abitudine. Forse ho avuto troppa fretta a proporlo (ringrazio il presidente Marani che l’ha fatto proprio e l’ha portato in FIFA, dove è stato testato a livello mondiale). Probabilmente ci voleva un anno di apprendistato. Lo paragono ai computer: quando arrivarono ero abituato a carta carbone e calcolatrice; i giovani facevano meraviglie, io faticavo. Il VAR a volte inganna, sempre in buona fede. I vertici della Lega sono trasparenti e ci spiegano le interpretazioni, a volte favorevoli, a volte no. Ad esempio sul fallo di mano: se la palla arriva da un compagno non è fallo, ma in Serie A vedo episodi opposti (Lazio-Genoa). Comunque, da ora in poi non ne parlo più. Domenica ho evitato di dire stupidaggini, meglio tacere".
"L’espulsione di Fabbro? E Daffara? Entrambe sono state definite errori. Quella di Fabbro è un errore sia da campo che di FVS. Quella di Dacfara: in campo poteva essere anche eccessiva l’ammonizione, ma il FVS invece di toglierla l’ha confermata. Facendo il rallentatore, due giocatori che si sgomitano per prendere posizione… Però ci vorrebbe più attenzione su chi è diventato “stratega” in queste situazioni. Se un giocatore prende una manata sul petto e si butta con le mani in faccia, per me andrebbe espulso per simulazione. L’arbitro domenica è stato gentile e mi ha detto: “Proponilo tu, un cambio di regolamento”. Lo stesso con Marotta o con certi episodi di Gomez due anni fa: bravo giocatore, bel gol, ma stratega nell’accentuare e far espellere gli avversari. Va premiato per qualità, ma sanzionato per queste tattiche. Col FVS a volte non si capisce che non c’è stato contatto. Dovrebbe esserci almeno un’ammonizione per chi simula pensando di “truffare”".
"Se mi è mai sfiorato il dubbio che nel dubbio dicano “vabbè, la Virtus non è il Vicenza…”? In un momento di rabbia l’ho pensato e detto, ma a mente fredda no. Non è successo su campi infuocati o a Vicenza. Con Brescia in casa c’era un fallo di mano sulla testa di Bulevardi. È umano: in casa con boato parte più facile fischiare; se non parla nessuno è diverso. Noi ci sforzeremo di collaborare di più con gli arbitri, avere un dialogo sereno, non da “vittime di furti”. Aiutarli a sbagliare meno: non basta essere imparziali, bisogna apparire imparziali. Evitiamo episodi equivoci: braccia basse, non a mezza altezza; se cado non mi muovo finché non si alza l’avversario; se difendo palla a terra, meglio fischiare subito fallo laterale o a due. Evitiamo confini labili tra gioco violento e volontarietà".
"Nel momento negativo della Virtus, percentuali: quanto sfortuna arbitrale, infortuni, colpe nostre? Tre parti uguali. Non abbiamo avuto tanti infortuni, ma si è fermato il giocatore più forte del campionato".
"In altri contesti si penserebbe al cambio allenatore. Tu ci hai pensato? La domanda è ricorrente, ma abbiamo sempre giocato alla pari o meglio di tanti. Non ho visto crisi. Andarmene metterebbe in difficoltà uno staff bravissimo che non lo merita. Sarebbe da vigliacchi in un momento di sofferenza. Colleghi a volte vivono l’esonero come liberazione, io no. Sono fiducioso: possiamo salvarci direttamente rimontando. Altrimenti playout come opportunità: siamo più forti di tante squadre lì. Puntiamo alla salvezza diretta, con forza, fortuna e serenità. Serve anche fortuna: il mio amico del Padova dopo l’1-0 vinto lì mi disse “hai più culo che anima”. Gli risposi: “Meglio un allenatore fortunato che uno bravo”".
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