Gazzetta dello Sport: "Ternana, ultima chance, o il girone sarà riscritto"
Il calcio italiano si trova di fronte a quello che la Gazzetta dello Sport definisce senza mezzi termini come un "suicidio aziendale". La Ternana, club storico del panorama nazionale, è a un passo dalla sparizione per una scelta deliberata della propria governance. Dopo il disimpegno di Stefano Bandecchi e i successivi passaggi di mano a Nicola Guida e Stefano D’Alessandro, l'ingresso della famiglia Rizzo sembrava legato indissolubilmente al progetto stadio-clinica. Tuttavia, con il complicarsi dell'iter burocratico, la proprietà ha deciso di staccare la spina, preferendo la liquidazione volontaria alla continuità sportiva, lasciando una tifoseria intera nello sconforto più profondo.
La situazione è di una gravità inaudita, poiché la liquidazione volontaria, a differenza del fallimento con esercizio provvisorio, prevede l'immediata cessazione dell'attività. Nonostante i tentativi di mediazione messi in atto dal presidente Gravina e dal presidente della Lega Pro Marani, il rischio di un'estromissione a sole due giornate dalla fine è altissimo. Come sottolinea la Rosea, ci troviamo di fronte a una storia mai vista nel "teatro di fallimenti ed esclusioni di società, soprattutto da una Lega Pro vittima di proprietà fragilissime, ma anche madre di normative non efficaci e tutele non convincenti". Se non interverrà un'istanza di fallimento giudiziaria a bloccare la procedura volontaria, le Fere non scenderanno in campo per i prossimi impegni, playoff inclusi.
Le ripercussioni di questo crac rischierebbero di devastare la regolarità del Girone B. La riscrizione della classifica stravolgerebbe la volata promozione: l'Arezzo, attualmente in testa con l'Ascoli, si ritroverebbe improvvisamente a +5 sui marchigiani, ipotecando di fatto il salto di categoria. Anche la zona salvezza verrebbe pesantemente influenzata, con una sola retrocessione e il possibile annullamento dei playout. In attesa del verdetto definitivo previsto per oggi, resta l'amarezza per un danno d'immagine colossale alla categoria, costretta ancora una volta a restare succube dei repentini "mal di pancia" di proprietà non all'altezza della storia delle piazze che rappresentano.
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