Botter e il Treviso che verrà: "Vogliamo qualcosa in più della salvezza, cerco partner per la Serie B"

Botter e il Treviso che verrà: "Vogliamo qualcosa in più della salvezza, cerco partner per la Serie B"TMW/TuttoC.com
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di Laerte Salvini

Un anno fa, ospite in redazione de La Tribuna di Treviso, Alessandro Botter, allora fresco presidente del club biancoceleste, rivelò: "La mia più grande paura è quella di non salire immediatamente in Serie C". Un obiettivo centrato, ma che oggi lascia spazio a nuove ambizioni. Nel giorno del raduno che apre la nuova stagione, il patron, nuovamente alla Tribuna di Treviso, non nasconde la volontà di alzare l'asticella: "Ora si alza l'asticella, non voglio retrocedere subito. Secondo me era più facile lo scorso anno. Stiamo cercando di creare subito una squadra competitiva, per ottenere qualcosa in più della salvezza". Sul fronte economico, Botter è netto: "Tutto ruota intorno al budget, possiamo raccontarci tutto quello che vogliamo ma contano le risorse. Dobbiamo lavorare sulla falsariga delle squadre arrivate più o meno a metà classifica lo scorso anno". Sul salary cap si dice tranquillo: "Per noi neopromosse conta poco, quest'anno non lo vedo problematico. Le società di Serie C hanno una media di perdita di 2 milioni e 700mila euro escludendo chi sale e chi retrocede: per una società sana è un parametro relativo".

Il presidente, salito recentemente al 90% delle quote del club, conferma la visione di lungo periodo: "Avevo sempre detto che dal primo giorno avrei aperto il capitale per arrivare in Serie B, che ritengo l'obiettivo per Treviso anche in termini di sostenibilità. In C è impossibile, non hai player trading sostanzioso. Ma per arrivare in B serve qualcosa in più rispetto a quello che posso mettere io". Da qui la ricerca di nuovi soci: "Cerco partner, ho un anno di tempo. In zona non ho trovato terreno fertile, il calcio fa paura. Mi sto muovendo fuori dal territorio, non credevo di ottenere solo chiusure complete. Abbiamo comunque una settantina di consorziati e una cinquantina di aziende che ci aiutano, ma un conto è essere sponsor, un altro essere in società". Bocciata l'ipotesi di un modello multi-club stile City Football Group: "È un modello a cui credo poco, vorrebbe dire limitarmi". Sul settore giovanile, invece, arriva la vera scommessa di lungo termine: "Ho l'idea del Training Center da fare entro due anni, senza quello non ho alcuna possibilità di andare avanti. Per una realtà come Treviso avrebbe più senso far crescere i giovani".