Campobasso, la lunghissima nottata che vale ancora un pezzetto di C

04.08.2022 22:30 di Sebastian Donzella Twitter:    vedi letture
Campobasso, la lunghissima nottata che vale ancora un pezzetto di C
TMW/TuttoC.com

Ieri, all'ora di pranzo, il TAR del Lazio respingeva il ricorso del Campobasso, escludendolo dalla Lega Pro. Oggi, nel pomeriggio, il Consiglio di Stato ha accolto l'istanza del club molisano di sospenderne l'esclusione. Nel mezzo, una nottata di passione che vale ancora un pezzetto di Serie C per i rossoblù. Come ha ricostruito TuttoC.com, il team guidato dal presidente Mario Gesuè non si è perso d'animo dopo la decisione del TAR. E ha deciso di giocarsi l'ultima, disperata, carta. Quella del ricorso al Consiglio di Stato. Ma con un grosso problema: sbrigarsi a presentare il prima possibile tale istanza, in modo da anticipare la compilazione dei calendari di Serie C, originariamente in programma domani.

Per questo la dirigenza molisana, coadiuvata dagli avvocati Cesare Di Cintio, Federica Ferrari e Francesca Auci, ha lavorato alacremente, per tutta la notte, in modo da depositare in mattinata il ricorso. Missione compiuta ma l'evento più sorprendente è arrivato dopo. Ovvero quando il Consiglio di Stato si è espresso a sorpresa a favore della sospensiva richiesta dal club. Bloccando, di fatto, la compilazione dei calendari. Il punto è semplice e complesso allo stesso punto: è più importante la forma o la sostanza? Il Campobasso non fa mistero di non aver pagato nei tempi previsti gli avvisi bonari recapitatigli in questi anni e relativi ai precedenti campionati di Serie D, in attesa delle cartelle esattoriali. Fino all'anno scorso, il primo tra i professionisti dei rossoblù, tale comportamento non era stato un problema, con il club regolarmente iscritto. Ma quest'anno le norme sono cambiate, senza più tolleranza in merito. Il club, quindi, prova a regolarizzare la propria posizione grazie all'accordo con l'Agenzia delle Entrate. Ma per la Lega Pro, la FIGC e il TAR, date alla mano, ormai era tardi.

Il Consiglio di Stato si sta chiedendo se la pena dell'esclusione sia sproporzionata o meno. Al punto da scrivere, nel decreto odierno, le seguenti righe, vero nodo della questione: "in questa situazione di diffusa difficoltà congiunturale che investe il sistema calcistico, appare più coerente con gli interessi pubblici sottesi alla disciplina “pubblicistica” dello sport, che l’applicazione della normativa in questione sia guidata dalla ponderazione prioritaria dell’interesse (in definitiva sociale) a rispettare il merito sportivo, senza un’applicazione formalistica che rischi di generare, appunto, definitive insolvenze, laddove, come nel caso, la situazione finanziaria appaia ancora riportabile a sostanziale solvibilità (o comunque a una condizione non molto diversa dalla situazione diffusa in cui versano la maggior parte delle società calcistiche)". Che, al di là del burocratese utilizzato, riporta tutto alla questione iniziale: forma o sostanza? Quale vale di più tra le due? Lo scopriremo in questo agosto sempre più bollente.