Foschi: "Chi dice che il primo turno di coppa non vale niente, racconta favole"
Luciano Foschi, ex allenatore del Renate, è stato ospite di 'A Tutta C', trasmissione in onda su TMW Radio e iL61, per commentare il turno di Coppa Italia e non solo.
Mister, il primo turno di Coppa Italia ha regalato sorprese come le sconfitte di Salernitana, Pescara e Reggiana. Queste partite possono essere una cartina di tornasole, in vista delle ultime due settimane di mercato?
"Queste partite sicuramente dicono molto. Chi racconta che non dicono niente perché sono partite di agosto racconta delle favole, delle storie che fanno comodo a chi viene eliminato, a chi fa male. Il primo turno di Coppa Italia, invece, ha detto che le neopromosse sono agguerrite, vogliono far vedere di essere pronte, non stanno tanto a specchiarsi, a vedere se giocano contro il Perugia, contro il Pescara, la Salernitana o la Reggiana stessa. Dall'altra parte, chi ha blasone deve svegliarsi, deve capire che non vinci col nome, non vinci col blasone. In Serie C vinci se corri, se giochi meglio degli altri, se ti adatti alla categoria, se lotti su ogni pallone. Queste sono state le caratteristiche che hanno contraddistinto le squadre che alla fine la fanno franca. Raramente chi gioca meglio, perché poi sono tutte sullo stesso livello. Questa Coppa Italia deve dare un campanello d'allarme a chi non ha capito che cosa significa questo campionato e poi far capire che, comunque, non ci sono partite semplici. Non ci saranno partite semplici: saranno, in tutti e tre i gironi, partite molto equilibrate, campionati equilibrati. È bello poi vedere che non basta il nome o il blasone, ma che anche le piccole realtà possono togliersi delle soddisfazioni. Complimenti a chi sta lavorando in questo senso. L'unica attenuante che posso dare è che probabilmente le neopromosse sono figlie magari di un campionato trascorso all'insegna dell'entusiasmo, sono già pronte, amalgamate; sicuramente l'inizio per loro è più semplice di chi deve ripartire da zero. Però è un po' un palliativo. Ripeto: chi deve fare la voce grossa deve capire che deve fare in fretta, perché altrimenti rischiano di sbatterci il muso poi".
Quest'anno il girone B sembra quasi una Serie B2. Chi vede favorito?
"Torno al discorso di prima, per i blasoni soprattutto, perché poi vado a vedere le prime amichevoli e le prime partite di Coppa Italia. Nel girone B tutti parlano di Reggiana, di Spezia, di Pescara. Io metterei al primo posto, dal mio punto di vista, per il mercato che ha fatto e per l'entusiasmo che ha, Ravenna. Per me Ravenna, a oggi, per come è stata costruita e per le ambizioni che ha, è la squadra da battere, più del Pescara, più della Reggiana, più dello Spezia che vengono dalla B. Come dicevo prima, non vinci perché vieni dalla B, ma vinci se sei organizzato, se fai la squadra giusta. Credo che lo Spezia sia un gradino di sopra rispetto alle altre e dopo c'è anche il Perugia, che bisogna capire, visto che ha cambiato molto: la società, l'allenatore all'ultimo momento. Quindi ci sono ancora 15 giorni di mercato per cercare di capire che tipo di squadra farà. E poi ci sono delle sorprese, o chiamiamole così, o comunque squadre che si confermeranno come alternativa a chi ha blasone. Perché poi comunque c'è da capire la Torres, che tipo di campionato farà. Ci sono tantissime squadre nel girone B che potrebbero ambire al salto di categoria. È normale che ci sono ancora 15 giorni di mercato che possono cambiare tante cose. Io credo che tante di queste squadre che ho nominato, come Reggiana, Pescara soprattutto e Perugia, in questi 15 giorni di mercato faranno – spero per loro – tante cose sul mercato che possono migliorare la qualità della squadra attuale".
Nel girone A, l'Union Brescia parte avanti. Chi possono essere i rivali?
"È chiaro che il Brescia, un po' per quello che ha fatto l'anno scorso e anche per le dichiarazioni che fa, sarà la squadra da battere. Ma io, in quel girone lì, sarei molto attento: c'è il Trento e, secondo me, il Treviso, che sono appena sotto e che possono fare un campionato come il Brescia. Poi, appena sotto, direi di stare attento al Cittadella, al mio Renate, che tutti gli anni comunque lotta sempre per posizioni di classifica importanti. Non dimentichiamo che l'anno scorso siamo arrivati terzi e quest'anno più o meno ha cambiato poco. Ha cambiato l'allenatore ed era giusto farlo, anche perché io non volevo più rimanere, quindi era giusto farlo. Credo che ci siano diverse squadre che daranno del filo da torcere. Non sarà così semplice come vogliono farmela credere. Nel senso che non mi aspetto un campionato come quello che ha fatto il Vicenza l'anno scorso. Mi aspetto più un Brescia. Mi aspetto un Brescia che sicuramente sarà la favorita, ma che avrà diverse squadre alle sue spalle. In questo io vedo tra le prime, appunto, Trento, Treviso e Cittadella. E poi occhio al Novara, che mi sembra abbia costruito una buonissima squadra con un allenatore emergente che l'anno scorso ha fatto molto bene. Quindi dico che queste squadre qui, poi ripeto ci sono le sorprese, le sorprese in quel girone lì proprio perché c'è un grande equilibrio, sono sempre all'ordine del giorno".
Come valuta l'introduzione dell'FVS?
"L'idea è perfetta e, secondo me, può essere riportata anche in Serie A e in Serie B, semplicemente perché si dà la possibilità agli allenatori e agli addetti ai lavori di non incappare in contraddizione quando dicono che l'arbitro, soprattutto in Serie A, non è andato a vedere il VAR, poteva andarci. Diamo la possibilità agli allenatori che dalla panchina sono sempre convinti di vedere cose che spesso non ci sono, lo dico per esperienza personale. Io gioco l'FVS di quelle volte in cui è più un time-out. Però è un'opportunità per togliere delle polemiche. È chiaro che in Serie C va migliorata. L'FVS deve servire affinché più telecamere possano vedere ciò che l'occhio umano, che sia quello dell'allenatore o quello del direttore di gara, non riesce a vedere per la velocità dell'azione, per tante cose. Ma ci sta. Quindi, dal punto di vista dell'allenatore e di tutte queste polemiche, secondo me la trovo perfetta. Faccio un appello anche dal punto di vista degli arbitri: non devono pensare che chi gioca l'FVS sta dicendo "tu hai sbagliato". No, sto dicendo che c'è una situazione in cui sia io che l'arbitro non l'abbiamo visto e quindi ci sta che magari rivedere alla TV o al monitor una situazione possa servire a capire come sono andate veramente le cose, ma senza che nessuno si senta offeso da quello che è successo. Perché mi sembra che un po' spesso gli arbitri si sentano richiamati, come per dire: "Guarda, questo qui si gioca l'FVS per una cosa che ho visto benissimo". Va bene, se ha visto benissimo va benissimo così. Però, se magari quel "benissimo" non è così, si può fare giustizia su una situazione che magari non è chiara. Tutto lì".
Qual è il talento difensivo che le piace di più in Serie C, che ha avuto modo di vedere?
"Oggi faccio fatica a riconoscere un difensore tale, nel senso che purtroppo mi sento vecchio. Forse l'hanno detto in molti e lo ripetono tutti, purtroppo l'insegnamento ai difensori non è più quello del vero difensore. Adesso ci preoccupiamo troppo del difensore che deve costruire, del difensore che deve saper giocare, del difensore che deve fare il passaggio filtrante. Io credo che, se si chiama difensore, deve saper difendere e questa cosa purtroppo manca. Io faccio l'esempio: qualche anno fa come secondo avevo Marcello Montanari, che, per quanto riguarda il ruolo di difensore, fra Inter e Bari ha fatto 500 partite tra Serie A e Serie B ed era un marcatore che con Fascetti giocava a uomo, un po' come me. Quindi tutte le basi per sapere cosa significa fare il difensore c'erano. Gli ho detto un giorno: "Prendi i ragazzi che venivano dalla Primavera dell'Inter, dell'Atalanta. Erano tutti ragazzi che avevano una scuola dietro. Spiegagli un po' come si fa la base del difensore". E lui gli ha semplicemente detto: "Partiamo dalla presa di posizione". Questi ragazzi l'hanno guardato come un marziano perché non sapevano cosa fosse la presa di posizione. Quindi questo dice molto sull'insegnamento. Gli insegnano a fare la linea, a mantenere le distanze, ma il contatto con l'avversario, l'uno contro uno, come usare le braccia, come usare il proprio corpo, non ce l'hanno. Ma non ce l'hanno perché non glielo insegnano. È molto semplice. Quindi è anche vero che gli allenatori del settore giovanile adesso vengono mandati via e non hanno tempo magari per insegnare queste cose, perché se perdono tre partite anche loro vengono isolati, cosa che ai nostri tempi non succedeva. È un po' tutto un po' troppo più veloce. Secondo me bisogna fermarsi un attimo e capire da dove partire, più che dove dobbiamo arrivare. Io vedo anche le vicissitudini nella Nazionale: ci stiamo preoccupando troppo di dove vogliamo arrivare e ci preoccupiamo meno da dove dobbiamo partire, che è quella la base per poter ottenere o per raggiungere un traguardo. Altrimenti, se non sappiamo da dove partire, diventa tutto improvvisato, diventa difficile. Quindi, dirti quali difensori... In questo momento dei miei difensori ideali non ce ne sono. Posso fare dei nomi che ho avuto, ma penalizzerei magari qualcun altro. Ce ne sono tanti. A Lecco ho vinto il campionato con dei ragazzi come Battistini, come Enrici, come Celjak e Lepore, che erano dei difensori che non ce n'era per nessuno. Al Renate lo stesso, con Auriletto, Spedalieri, Riviera, che adesso si stanno facendo spazio nelle loro categorie, ma comunque lavorando su delle mancanze come quelle che ho detto prima. Quindi è un po' la situazione questa. Ma è generica, non è solo mia. Tutti i settori giovanili hanno queste problematiche. Ripeto: preoccupiamoci da dove dobbiamo partire per capire dove vogliamo andare".
Come valuta il progetto Under 23?
"Anche lì torniamo al discorso dell'FVS: le cose vanno fatte, ma vanno fatte per bene. Io credo che l'Under 23 sia una grande idea, un progetto per il futuro, a patto che mettano delle regole dove ci possano essere più italiani. Qualche mese fa ho fatto una dichiarazione, forse alla vostra radio o a qualche giornale, dicendo che l'Under 23 la farei fare anche a 20 squadre, aumentando un girone, ma solo con italiani. Fate un'Under 23 solo con italiani o con un numero di italiani elevato, un 6+5, di modo che i Palestra di turno possano essere dieci fra due anni. Altrimenti noi lavoriamo per gli altri. Perché l'Under 23... Io gioco contro l'Inter, non ce n'è neanche uno italiano; gioco contro la Juve, ce ne sono due e così via. Facciamo l'Under 23 che possa essere utile alla nostra Nazionale, non oggi ma fra due anni. Perché Palestra, quando giocava nell'Under 23 dell'Atalanta, quell'Under 23 lì... Intanto complimenti adesso per come la faceva giocare: era veramente un'Under 23 che si vedeva che aveva tanti talenti e ne aveva diversi di italiani. Però voglio dire: facciamo questa cosa qua, pensiamo a proporre il discorso dell'Under 23 ma con più italiani. Mettiamo un obbligo invece che farci giocare tre giovani a noi che poi si perdono, perché tanti in Serie A non li prenderanno mai. A volte facciamo delle regole inutili quando magari basterebbe pensare a qualche regola molto più utile. E credo che questa idea, l'ho già detta e la ripeto, sia fare l'Under 23, pensi lei, con 20 squadre Under 23 in Serie C, cinque per girone, con tutti italiani. Anche sbagliando, almeno quattro o cinque ne avremo fuori che possano entrare in Nazionale. Questo è un po' un progetto, è un pensare al futuro. Questa è una base di partenza, che all'inizio magari ci saranno squadre che possono far fatica, ma alla lunga verranno fuori dei giovani. Anche dietro bisogna preoccuparsi di creare dei giovani per portarli nell'Under 23. È tutta una catena che può funzionare, però bisogna applicarla. Ovviamente Ranieri, poverino, dice delle cose sacrosante ma non vengono poi applicate".
Il futuro di mister Foschi?
"Mi sono solo preso un'estate di vacanza.Avevo solo bisogno di tornare a casa dopo tanti anni in cui ero preso da ritiri e cose del genere. Adesso, fra qualche mese, cominceremo a guardarci intorno e capire cosa può succedere per il futuro".
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