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Ginestra: "Girone B difficilissimo, nell'A l'Union Brescia parte favorito"

Ginestra: "Girone B difficilissimo, nell'A l'Union Brescia parte favorito"TMW/TuttoC.com
© foto di Giuseppe Scialla
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di Matteo Ferri

Il tecnico Ciro Ginestra è intervenuto all'interno della trasmissione 'A Tutta C', su TMW Radio, per fare il punto della situazione sui playoff di Serie C e non solo.

Sono stati resi noti la settimana scorsa i gironi di Serie C, e io credo che il B anche quest'anno vada un po' a confermarsi probabilmente quello più ostico, forse leggermente anche più del girone C, mentre nell'A sembra esserci solo una candidata alla promozione diretta — per quanto poi magari le outsider potranno dire la loro — però l'Union Brescia non sembra avere rivali.
"Sì, in effetti nella composizione dei gironi il girone B sembra un po' quello più complicato, perché ci sono tre retrocesse, che sono Spezia, Reggiana e Pescara, in più c'è rimasto dentro il Ravenna, ci sono altre squadre che si sono attrezzate bene — Campobasso, Sambenedettese, lo stesso Guidonia, che ha preso dei giocatori importanti — quindi sarà certamente un campionato difficile, secondo me equilibrato, come poi fondamentalmente nella scorsa stagione lo è stato fino alla fine il girone B, perché nel duello Ascoli-Arezzo si è deciso all'ultima giornata, mentre negli altri due gironi si è staccato prima il pass per la vittoria, con Vicenza e Benevento. Il girone C resta comunque sempre difficile, perché è rientrato il Bari, è salito il Barletta, ci sono squadre importanti, è rimasta la Salernitana, è rimasto il Catania. Quindi anche il B è bello difficile e complicato, mentre nel girone A sembra un pochino più agevole per l'Union Brescia, che viene già da una stagione importante avendo perso la finale playoff con l'Ascoli, quindi sicuramente sarà la maggiore protagonista di quel girone — anche se mai dire mai, perché comunque ci sono anche altre squadre, tipo il Cittadella, che possono dar fastidio, perché comunque giocare e vincere è sempre difficile, in qualsiasi campionato e in qualsiasi girone".

Sì, anche perché poi insomma in Serie C, alla fine, su 60 squadre ne sale una per girone: sono tre promosse dirette e una sola ai playoff, quindi il margine di rischio è alto per tutti, soprattutto per chi investe tanto e magari non c'entra il risultato. Penso appunto al Catania e alla Salernitana la scorsa stagione: un monte ingaggi altissimo per poi trovarsi comunque ancora ai nastri di partenza della C.
"Sì, perché spendere non vuol dire sempre vincere. Sicuramente ci vuole organizzazione, ci vuole tempo per vincere — anche il Benevento stesso ci ha messo qualche anno — ci vuole programmazione. È un campionato particolare, forse l'unico insieme alla Serie A dove ne vince una sola, e una tramite playoff, ma comunque devi sbagliare poco. È un campionato molto particolare, secondo me da affrontare con giocatori abituati a farlo, perché è davvero strano, difficile, e reggere tantissime partite d'alto livello non è facile. Bisogna avere una rosa composta da giocatori interscambiabili durante la stagione, e soprattutto chi, nel momento di difficoltà — perché ci sarà per tutti durante una stagione — riesce a mantenere la mente salda e la lucidità, riesce a vincere. Io ricordo che l'anno scorso l'Ascoli, ad un certo punto, era finito a 12-13 punti dalla prima, ma non è stato messo in discussione il lavoro dell'allenatore né dei calciatori, e poi alla fine i risultati sono arrivati. Bisogna riconoscere il lavoro sul campo, soprattutto gli addetti ai lavori che ruotano intorno alle squadre devono essere bravi a riconoscere la qualità del lavoro degli allenatori e delle squadre. È naturale che — ripeto, io da calciatore ho vinto tantissimi campionati — vincere è veramente complicato, difficile, è una serie di incastri allucinanti. Chi riesce a farlo probabilmente si avvicinerà alla meta".

Però hai toccato un altro nodo secondo me fondamentale, quello della fiducia che un club deve dare all'allenatore, perché alla fine Tomei non è stato messo in discussione quando, a inizio campionato, ha rimediato otto giornate di squalifica che di fatto hanno lasciato per due mesi la squadra affidata al vice, almeno durante le partite — perché poi, ovviamente, in campo durante gli allenamenti Tomei c'era — ma non è stato messo in discussione nemmeno quando poi ha avuto il momento un po' difficile la formazione bianconera. E alle volte, ecco, anche credere nel progetto che si decide all'inizio magari è sintomo che forse si può vincere, si può far bene: non è che l'allenatore debba sempre e subito pagare?
"Assolutamente sì, sono d'accordo su questo. È naturale che poi ci vogliano le componenti per capire il lavoro dell'allenatore, perché fondamentalmente la difficoltà sta nel capire la qualità del lavoro che dà alla squadra, quello che la squadra può produrre durante la stagione. I momenti di difficoltà su 38 partite sono tantissimi, sono difficili, si può vincere, si può perdere — purtroppo nel calcio sono più le sconfitte che le vittorie — e nel momento delle sconfitte tante società buttano a mare un lavoro magari di 5, 6 mesi, un anno, e così poi diventa tutto più difficile e complicato vincere. Ecco perché, quando dicevo prima che bisogna strutturarsi, bisogna avere la pazienza di poter sbagliare qualche partita, di poter sbagliare anche un campionato, come è successo al Benevento e al Vicenza in precedenza, e poi alla lunga il lavoro paga — e soprattutto paga chi riesce a riconoscere il lavoro di un team, di un allenatore, di uno staff, di una squadra che tutti i giorni lavora per portare a casa dei risultati. È naturale che chi mette i soldi, i presidenti, gli addetti ai lavori, come in tutte le aziende, vogliano i risultati: a volte possono arrivare prima, a volte dopo, ma la differenza la fa chi capisce che può arrivare all'obiettivo e non smantella".

Per quanto riguarda il mercato è chiaro che ora ci sarà un po' un momento di stallo, probabilmente si riattiverà dopo Ferragosto, quando ci saranno anche le prime partite ufficiali. Però finora non è sembrato un mercato dai grandissimi colpi — vado un attimo a memoria, ma colpi magari ipersensazionali, escludendo la vicenda Ronaldinho a Ravenna, non mi sembra ci siano stati. Si punta forse un po' di più sulla funzionalità che un calciatore deve avere per un progetto, perché, come dicevi anche tu prima, spendere non è sinonimo di vincere, e nemmeno magari prendere un nome di grido che però non è abituato alla categoria.
"Infatti, secondo me stiamo vedendo pochi colpi, tra virgolette, "di categoria superiore" per questo motivo: le squadre, le società, hanno capito che per vincere questo tipo di campionato ci vogliono giocatori abituati, adatti a farlo. Non vuol dire che scendere dalla B o dalla A e andare in C sia una cosa facile: secondo me è più complicato, perché in A e in B magari ci sono più spazi, il tempo di giocata è maggiore, naturalmente si alza la qualità, si alza l'aspetto fisico, si alza l'aspetto mentale, si alza tutto. Però poi, alla fine, nelle categorie minori c'è meno tempo, perché c'è più aggressività, c'è più sporcizia, tra virgolette, nel gioco del calcio, e diventa tutto più complicato per i giocatori che vengono da su. È naturale che i giocatori importanti le squadre ce li abbiano già, quelli che devono vincere i campionati, quelli che devono partire ai nastri di partenza in posizione avanzata — secondo me i giocatori per poterlo fare ce li hanno già. Poi, naturalmente, con il ritiro e le prime partite si capirà se qualcuno ha bisogno di intervenire: i giocatori ci sono, e poi conta anche la bravura degli addetti ai lavori nel puntellare le squadre nel posto giusto al momento giusto. E per gli allenatori, poi, la differenza sta sempre lì: mettere i giocatori in un incastro di gioco non è mai semplice, trovare quelli giusti che si adattano subito, soprattutto a mercato in corso e a stagione in corso, è difficile e complicato. Io credo che un giocatore importante l'abbia preso l'Union Brescia, perché Rizzo Pinna è un giocatore importante, quello che ad Ascoli ha fatto la differenza — secondo me anche lì c'è stata una vista lunga, giocando con il 3-4-2-1, un giocatore che può dare pochi punti di riferimento, che a Brescia secondo me mancava sotto quel punto di vista. Insieme a Marras, dietro una prima punta, può essere letale: ecco, secondo me Rizzo Pinna è un giocatore che può spostare l'equilibrio, e il Brescia ha fatto un grande colpo".

Sì, anche a me quel colpo è piaciuto davvero molto, anche perché insomma il Brescia è un po' la squadra che nel girone A sembra la favorita, e forse l'unica reale pretendente alla Serie B. Però reagire dopo un playoff perso, e dopo soprattutto un girone A chiuso a marzo con due mesi d'anticipo, non è mai semplice.
"No, è assolutamente complicato, però se vai a vedere è stato toccato pochissimo, e quello che è stato toccato è stato fatto nella maniera giusta, perché sono stati presi giocatori funzionali, e Rizzo Pinna è un giocatore funzionale. Hanno dato continuità al lavoro dell'allenatore che è arrivato dopo e ha messo ordine, anche se poi ha perso la finale. Ora è la candidata numero uno per la vittoria del campionato, anche se vincere non è mai facile ma stanno facendo le cose per bene e hanno già una rosa molto importante per la categoria".

Ieri l'Ascoli ha giocato in amichevole con la Lazio e Gattuso ha detto che i bianconeri ricordano molto il Como di Fabregas
"Per principi di gioco e mole di lavoro direi di sì. L'anno scorso è stata quella che mi ha impressionato di più, aveva il calcio più riconoscibile di tutta la Serie C. Noi abbiamo avuto la fortuna di fermarla in casa nostra, poi abbiamo perso ad Ascoli a mezz'ora dalla fine su una palla inattiva. Il calcio d'agosto è sempre imprevedibile, la B non è la C e, anche se la qualità dell'Ascoli è altissima, il livello si alza ma sono sicuro che i bianconeri figureranno bene anche nella nuova categoria. Tomei è un allenatore bravo e chi lavora bene è giusto che venga premiato".