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Lupo: "Ad Ascoli poste basi per progetto importante. Pineto modello da non trascurare"

Lupo: "Ad Ascoli poste basi per progetto importante. Pineto modello da non trascurare"TMW/TuttoC.com
Fabio Lupo
© foto di Federico Serra
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di Valeria Debbia

Fabio Lupo, esperto direttore sportivo, è stato ospite di 'A Tutta C', trasmissione di TMW Radio e iL61 e ha guidato gli ascoltatori attraverso le dinamiche avvincenti della stagione di Serie C. 

Quali sono le realtà e i progetti calcistici di questa stagione di Serie C che ti hanno colpito e incuriosito di più?

"La stagione di Serie C è certamente segnata dalla volontà di vincere del Vicenza: non è mai facile programmare come è accaduto a Vicenza negli anni passati, invece quest’anno ha creato una squadra che sta dominando il proprio girone. Un discorso simile vale per l’Arezzo, che ha costruito una squadra con valori assoluti. Nel girone C il campionato è ancora più combattuto e regalerà sorprese fino all’ultima giornata. Sul piano tecnico ci sono tanti allenatori, giovani e meno giovani, che stanno facendo bene: complessivamente è un campionato molto interessante".

Sta diventando sempre di più un grande laboratorio calcistico, la Serie C, dove trovi idee nuove portate da allenatori che hanno il coraggio di sperimentare. Questo è un dato importante. Facevi riferimento al Vicenza: c’era curiosità dopo due assalti falliti alla Serie B, un cambio di guida tecnica, la rinuncia a qualche giocatore importante della vecchia era. Mi ha colpito la capacità della società di non scoraggiarsi, di continuare a investire – non era scontato – e di trovare alternative che si sono rivelate addirittura superiori.

"Per questo il progetto Vicenza mi è molto affine: è vero che ci sono grandi potenzialità economiche, ma non era facile ripartire dopo delusioni così grandi e fare una stagione del genere. Autorizzo dirigenti e tifosi del Vicenza a fare gli scongiuri, naturalmente. Onestamente non mi aspettavo un impatto così forte dopo delusioni del genere: bravi tutti, perché vincere in Serie C non è mai facile, e soprattutto fare un campionato con questa impronta di dominio assoluto".

È segno di solidità, di costanza in un progetto. Veniamo al girone B: hai citato giustamente l’Arezzo, che si sta preparando a questo assalto da tempo – anche con l’investimento su un nuovo stadio. Ma dietro l’Arezzo c’è una neopromossa ambiziosa come il Ravenna, e poi il grande interrogativo sull’Ascoli: dopo il cambio di proprietà ha ritrovato l’empatia col proprio mondo, anche se forse ci vuole ancora un po’ di tempo per la costruzione del progetto.

"Credo che questa sia una stagione di preparazione per l’Ascoli – non dico di transizione, perché è un termine generico – ma una prima fase in cui stanno ponendo le basi per un progetto importante. Lo stanno facendo anche attraverso un allenatore capace di far esprimere un calcio di alto livello. L’Ascoli è una delle squadre che gioca il miglior calcio in Serie C a livello qualitativo. Ho avuto l’opportunità di vedere Ascoli-Arezzo dal vivo: è stata una delle partite più belle del campionato, proprio per la qualità tecnica dei singoli e l’espressione di gioco da entrambe le parti".

L’Ascoli deve vivere questa stagione come positiva, anche se…

"Assolutamente sì. Pur nel rispetto delle ambizioni di una piazza così importante e di un passato a cui ho contribuito anch’io, è una stagione positiva: con un direttore sportivo che ha fatto un ottimo lavoro, una squadra su cui si può lavorare in prospettiva. Non è detto che certi giocatori non arrivino in corso di stagione. Mi permetto di segnalare anche la stagione molto positiva del Pineto: è un modello necessario da non trascurare. Nella sua semplicità e rigore sta portando avanti cose concrete grazie al lavoro del direttore sportivo Di Giuseppe, dell’allenatore Tisci, del presidente Brocco e di un certo tipo di mentalità e ambiente. È un bel progetto, molto concreto, da seguire proprio nella sua essenzialità – che non significa fare cose banali, ma fare cose essenziali".

Prima del tuo intervento abbiamo avuto Oscar Magoni del Renate. Renate e Pineto sono realtà dove si fa calcio con competenza e serietà, senza la pressione delle grandi piazze, ma valorizzando talenti. Le grandi piazze invece duellano nel girone C. In questo momento, guardando la classifica e lo scenario – in attesa del mercato – la sensazione è che Catania e Benevento abbiano qualcosa in più. Di queste due vedi una favorita? Hai già accennato a una grande volata: cosa ti convince di queste squadre?

"Credo che sarà un duello fino alla fine, da non trascurare anche la presenza del Cerignola: sono convinto che abbia un ottimo organico e che nelle ultime settimane di mercato possa fare qualche ulteriore passo per rafforzarlo. Sarà un duello a tre, senza una favorita netta: tutte e tre hanno una profondità di rosa che permette rotazioni e soluzioni diverse anche in corso di partita. Subito dietro vedo il mio ex Cosenza – peccato per le ultime due partite, con la sconfitta di ieri col Crotone che è uno stop. Stiamo ragionando sulla promozione diretta, ricordando che i playoff restano un’opzione importante".

A Cosenza la prima grande vittoria sarebbe ritrovare quell’entusiasmo comune che oggi accompagna Catania e Benevento. Gli stessi problemi del Cosenza li ha il Cerignola: un clima compatto porta valore aggiunto.

"Assolutamente sì. Purtroppo a Cosenza c’è una frattura netta tra proprietà, società e tifoseria. Avendolo vissuto, dico onestamente che il club sta facendo molto poco per compattare questa situazione. È una grave responsabilità: basterebbe una comunicazione più semplice, essenziale, vicina ai tifosi. Cosenza ha una tifoseria appassionata, che segue con amore – discreto e rispettoso, non assillante come in certe piazze del Sud. È un amore da coltivare, e purtroppo questa distanza va colmata con un confronto vero, non necessariamente allineato o assoggettato ai tifosi, ma aperto al dialogo".