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La Serie C che va ai Mondiali: Riva, Schillaci, Grosso e gli altri

La Serie C che va ai Mondiali: Riva, Schillaci, Grosso e gli altriTMW/TuttoC.com
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di Matteo Ferri

I campionati mondiali di calcio hanno preso il via ieri sera con le vittorie del Messico sul Sudafrica e della Corea del Sud sulla Repubblica Ceca. Assente l'Italia, il calcio nostrano è rappresentato da 70 giocatori, quattro dei quali provenienti dalla Serie B (Svoboda, Yeboah e Farji del Venezia, Ghedjemis del Frosinone), nessuno proveniente dalla Serie C. Del resto sono pochi i giocatori nel giro delle nazionali che attualmente militano in Lega Pro, come Sheikh Sibi della Virtus Verona o Nicola Nanni dell'Arzignano, ma in entrambi i casi si tratta di nazionali dalle limitate (se non nulle) possibilità di arrivare ad una fase finale del mondiale. 

La Serie C, però, ha rappresentato il trampolino di lancio per alcuni giocatori che hanno poi fatto la storia dei Mondiali e non solo con la maglia dell'Italia. I due casi più celebri fanno riferimento a due bomber che hanno fatto sognare con la maglia azzurra: uno è Gigi Riva, miglior marcatore di sempre della storia della nazionale e finalista nell'edizione del 1970, che mosse i primi passi da calciatore con il Legnano, realizzando 6 gol alla prima stagione di Serie C, a 18 anni appena compiuti. L'altro è Salvatore Schillaci, che tra il 1982 e il 1986 contribuì a riportare il Messina dalla C2 alla B prima di fare il grande salto alla Juventus e far sognare un paese intero nelle notti magiche del 1990. Finalista come Riva e anche lui costretto ad arrendersi al Brasile in finale, Pierluigi Casiraghi si mise in evidenza a Monza, disputando due campionati di Serie C1 tra il 1986 e il 1988. Nell'edizione del 1994 mise a referto tre gettoni di presenza, contro Norvegia e Messico nel girone e nella semifinale contro la Bulgaria, senza mai andare a rete. 

Epilogo decisamente più piacevole per gli azzurri della spedizione tedesca del 2006. Tra questi, buona parte di loro avevano giocato in Serie C: Cristian Zaccardo (esordio tra i professionisti a La Spezia nella stagione 2000-2001), Fabio Grosso (68 presenze in C2 con il Chieti, tra il 1999 e il 2001), Andrea Barzagli (due anni in C2 alla Rondinella Impruneta, uno in C1 con l'Ascoli), Luca Toni (due anni a Modena, uno a Fiorenzuola e uno alla Lodigiani, sempre in C1), Marco Amelia (una presenza a Livorno nel 2001 e due in Coppa Italia di Lega Pro con la "sua" Lupa Castelli Romani nel 2015), Vincenzo Iaquinta (8 gol col Castel di Sangro tra il 1998 e il 2000), Simone Barone (4 gol in C1 col Padova nella stagione 1998-1999), Gianluca Zambrotta (48 presenze e 6 gol con il Como tra il 1995 e il 1997), Massimo Oddo (tre stagioni in C1 con Fiorenzuola, Monza, Prato e Lecco tra il 1995 e il 1998) e Marco Materazzi (a Trapani nella stagione 1994-95 e al Carpi nella prima metà del campionato di C1 1996-97).

Ma gli eroi di Berlino non sono gli unici azzurri Campioni del Mondo ad aver militato in C. Anche sei iridati del 1982 possono vantare esperienze in terza serie: Pietro Vierchowod vinse la C1 a Como nel 1979, Ivano Bordon fece una fugace apparizione alla Sanremese tra gennaio e giugno del 1987, Marco Tardelli si mise in mostra nel biennio 1972-1974 col Pisa. La C come vetrina anche per Franco Causio (3 presenze a Lecce, 13 nella Sambenedettese tra il 1964 e il 1966, prima del grande salto alla Juventus) e Alessandro Altobelli (7 gol con il Latina nella stagione 1973-74) mentre è unico il caso di Giuseppe Dossena, che dopo aver trionfato in patria e in Europa con la Sampdoria, chiuse la carriera nel Perugia nella stagione 1991-92. 

Infine, il caso di Patrice Evra, francese di nascita ma italiano d'adozione: l'ex terzino del Manchester United, convocato dalla nazionale transalpina per i mondiali del 2010 e del 2014, ha mosso i suoi primi passi nel calcio professionistico in quel di Marsala, nella stagione di C1 1998-99, chiusa con una sofferta salvezza nel playout con la Battipagliese. Dal municipale "Antonino Lombardo Angotta" al Maracanà di Rio De Janeiro in poco più di dieci anni, per una delle storie più romantiche del calcio moderno.