Dg Cittadella: "Dobbiamo ritrovare il nostro dna. Iori? Scelte a mente fredda"

Dg Cittadella: "Dobbiamo ritrovare il nostro dna. Iori? Scelte a mente fredda"TMW/TuttoC.com
Stefano Marchetti
© foto di Federico Serra
Oggi alle 10:15Girone A
di Valeria Debbia

C’è un filo sottile che lega rimpianto e consapevolezza nel bilancio della stagione del Cittadella. A tracciarlo - dalle colonne de Il Gazzettino - è Stefano Marchetti, direttore generale granata, all’indomani dell’eliminazione dai playoff dopo il pareggio con il Ravenna. «Rammarico? Beh, parecchio», ammette senza giri di parole il dg. «Potevamo passare il turno, nel doppio confronto con il Ravenna siamo stati sempre in vantaggio, in casa nostra di due gol. Ma al di là di questo, la valutazione va fatta a 360 gradi: nei playoff abbiamo giocato con lo spirito giusto, con l’atteggiamento giusto, con un calcio che ci avvicina molto al dna del Cittadella. Questo, però, durante l’anno non è successo o è capitato saltuariamente».

Il vero rammarico, per Marchetti, non riguarda tanto l’uscita di scena, quanto ciò che la squadra ha dimostrato di poter essere solo a tratti. «Sono state due fasi diverse. Nei playoff tutti hanno cercato di dare il loro contributo, con sacrificio e attenzione. Durante l’anno abbiamo avuto dei passaggi che mi hanno dato dispiacere». Il nodo è soprattutto mentale e caratteriale: «Se nei playoff abbiamo messo in mostra un certo atteggiamento che non abbiamo avuto prima, vuol dire che siamo mancati a livello caratteriale. Dispiace non aver messo durante il campionato quello che ho visto nel playoff. Quella fame che ho visto nei playoff non l’ho vista durante l’anno».

Nel racconto emergono i momenti decisivi. «All’inizio siamo partiti con un’idea di calcio che non andava bene. Siamo stati bravi a raddrizzare la barca e a metterla in carreggiata». Poi, però, sono riemersi limiti soprattutto emotivi. «Gli alti e bassi sono stati più caratteriali che tecnici».

Il dg granata sottolinea che il futuro non parte da zero: «Nel playoff abbiamo visto che c’è una base su cui costruire». Nessuna rivoluzione, ma la necessità di ritrovare l’identità. «Il dna del Cittadella è ben preciso e va ritrovato. Il nostro calcio è fatto di aggressività, fame, attaccamento e amore per la società. Bisogna tornare a quell’umiltà che ci ha contraddistinto. Può essere anche fisiologico, siamo uomini, non macchine. Ma va ritrovata quella ferocia che ci ha portato a far bene».

Sul fronte tecnico, il dg promuove il percorso di Manuel Iori: «Sta crescendo, facendo esperienza, questa stagione è un bagaglio importante. Il grande marinaio si forma nella tempesta». Le decisioni sul futuro saranno prese con calma: «È finito il campionato da pochissimo, le scelte vanno fatte a mente fredda. Ci vuole tempo».

Il punto di partenza per la nuova stagione resta chiaro: «Mentalmente nei playoff eravamo una squadra diversa, ma eravamo sempre gli stessi. La grande competizione ti restituisce altrettanti grandi stimoli, la differenza la fa il carattere».