Gaucci: "Trattativa lunga ed estenuante, c'è voglia di risollevare sorti Perugia"

Gaucci: "Trattativa lunga ed estenuante, c'è voglia di risollevare sorti Perugia"TMW/TuttoC.com
Ieri alle 21:00Girone B
di Valeria Debbia

Il nuovo corso del Perugia targato Arenacuri porta con sé un cognome che a Perugia significa storia, memoria e identità. Alessandro Gaucci, da pochi giorni presidente del club biancorosso, è tornato negli studi di Sky per raccontare le ragioni del suo rientro e la visione con cui intende rilanciare il Grifo. Un ritorno che non è solo professionale, ma anche familiare ed emotivo, legato a un passato che ha segnato un’epoca del calcio italiano.

Nel corso dell’intervista, Gaucci ha ripercorso la lunga trattativa che ha portato alla cessione del club e ha offerto una riflessione ampia sul sistema calcio nazionale, tra limiti strutturali, differenze economiche con l’estero e un problema culturale che, a suo dire, continua a frenare la crescita del movimento.

Il ritorno a Perugia

«È nata questa decisione di tornare a Perugia, rappresenta un po' la storia della mia famiglia dal 1991, quando arrivai con mio padre e facemmo cose abbastanza importanti. C'era la voglia di risollevare le sorti della squadra, c'è stata una trattativa lunga ed estenuante. Alla fine sembrava che fosse tramontata la cosa, ma c'è stato uno scatto finale che ci ha portato a fare la presentazione la scorsa settimana».

Gaucci ha sottolineato come il nuovo progetto sia frutto di una volontà precisa: riportare il Perugia a un livello competitivo e restituire entusiasmo a una piazza che negli ultimi anni ha vissuto troppe oscillazioni.

Il calcio italiano e il gap con l’estero

Il presidente ha poi analizzato le difficoltà strutturali del movimento calcistico nazionale, soffermandosi sul tema dei ricavi e delle infrastrutture: «Il calcio italiano? È cambiato tutto, anche a livello economico. C'è troppa differenza con gli altri Paesi. I diritti televisivi in Italia non sono aumentati come è successo in Inghilterra e poi c'è un altro aspetto fondamentale: siamo un Paese arretrato a livello di infrastrutture. Questo è un problema, perché gli stadi in Inghilterra generano incassi anche durante la settimana. In Italia i diritti televisivi rappresentano l'80% degli incassi, in Inghilterra forse solo il 50%».

Una fotografia netta, che mette in evidenza la distanza crescente tra Serie A e Premier League, non solo sul piano tecnico ma soprattutto su quello economico.

Pregiudizi e mercato: il nodo culturale

Infine, Gaucci ha puntato il dito su un limite che considera profondamente italiano: «La cosa che paralizza un po' il calcio italiano sono i pregiudizi: invece di guardare al giocatore, si guarda da dove viene, dalla categoria inferiore e se arriva da un Paese che non ha grande tradizione. E questo riduce di tantissimo la scelta di un giocatore».

Un pensiero che apre a un tema spesso sottovalutato: la difficoltà dei club italiani nel pescare talenti fuori dai circuiti più battuti, frenati da diffidenze che altrove non esistono.