Pescara, Buscè: "Vogliamo fare stagione importante ma non deve essere un'ossessione"
Antonio Buscè, allenatore del Pescara, ha aperto la conferenza stampa facendo il punto sugli indisponibili in vista della sfida contro il Ravenna: "Quando ci sono dei problemi bisogna cercare di non aggiungerne altri: quando ti mancano più giocatori in un reparto intero, diventa un problema, ma bisogna sopperire con qualche soluzione, e non possiamo fare più di tanto. Cerchiamo solo di sopperire a questo. Pellacani lo sappiamo tutti, non ci sarà perché deve scontare la squalifica. Anche Letizia è fuori, ma sarà questione di una decina di giorni. Poi c'è Altare, che oggi ha fatto qualcosa in più con noi: piano piano lo stiamo recuperando, ed è un giocatore molto importante per noi. Visto che ci siamo, faccio l'elenco: anche Eletu è in fase di recupero, siamo quasi alla fine, quindi anche lui tra una settimana, dieci giorni, credo sarà a pieno regime. Stamattina, poi, c'è stato un mezzo attacco influenzale per Meazzi: non si è allenato, ha avuto un po' di febbre nella notte ed è arrivato con mal di gola stamattina, quindi vediamo come passa la giornata. Fiorillo è a disposizione ed è convocato: ha preso una contusione, il problema è se andando a correre dovesse peggiorare, ma nulla di che - sarà convocato, poi deciderò domani, nulla di importante. A volte però queste contusioni forti, come nel caso dello stesso Merola - mi dimenticavo di Davide, che oggi ha fatto ulteriori esami e un po' di lavoro di corsa dritta, è andata un po' meglio: credo che dalla settimana prossima sarà di nuovo aggregato al gruppo - restano comunque fuori. Abbiamo un'emergenza in vari reparti, ma quello più particolare è sicuramente il reparto difensivo".
Il mercato è concluso e Buscè commenta le mosse del club: "Parto sempre da un concetto: le società, quando fanno mercato, fanno quello che possono. Noi abbiamo fatto il mercato che potevamo fare, e sono comunque arrivati giocatori importanti. Uno di questi è Parigi, che sta bene, perché fondamentalmente si è sempre allenato regolarmente - solo evitava di giocare le partite - quindi è arrivato già in condizioni ottimali. Inglese, normale, deve rimettersi a posto: era fermo, ma sinceramente non lo vedo così indietro, anche perché a volte la precauzione di tutelare un atleta gioca un ruolo. Credo che nel giro di dieci-quindici giorni possa raggiungere una condizione fisica importante. Nardin sta bene, ha fatto praticamente tutto il lavoro, quindi è già pronto per giocare. Sardo ha svolto il ritiro con tranquillità: se serve, si può anche schierarlo dall'inizio, ma comunque è della partita. Alla fine credo che il mercato fatto sia stato in linea con quello che poteva fare il Pescara, senza andare a intaccare altre priorità che magari non si potevano permettere: sono sereno su questo, anche perché tutti i ragazzi arrivati avevano voglia di venire a Pescara, ed è già una cosa molto positiva. Sull'altra domanda: sì, Inglese è assolutamente convocato, farà parte della partita di domani sera. Se ci sarà la possibilità o la necessità di buttarlo dentro per dieci minuti, un quarto d'ora, Roberto ci può stare".
Sulle caratteristiche di Sardo: "È un centrocampista con la voglia di attaccare l'area, un centrocampista di corsa, che si fa sentire fisicamente e fa densità con pressioni alte, senza disdegnare la parte tecnica: l'ho visto l'altro giorno in un'amichevole ed è un ragazzo molto volenteroso. Con queste caratteristiche è normale che ci saranno delle richieste specifiche da parte nostra, bisognerà allenarlo a fare determinate cose, ma non credo ci vorrà molto, perché quando c'è disponibilità nei ragazzi è già un punto di partenza importante. Nardin non è altissimo fisicamente - il classico difensore da 1,90-1,92 - ma è possente, ben piazzato nella marcatura dell'avversario, e anche sulla linea si muove abbastanza bene. È normale che in questi primi giorni ci si faccia un'idea, poi ci sarà il lavoro quotidiano che permetterà di amalgamarli il prima possibile nel contesto squadra: sono comunque due ragazzi giovani e interessanti".
Domani arriva il Ravenna, una delle favorite del campionato. Secondo il presidente Sebastiani, anche il Pescara ha tutto per giocarsi la promozione: "Il Ravenna ha fatto un mercato importante anche loro: hanno giocatori esperti, con qualcuno dei quali ho anche giocato quando era all'inizio della carriera - penso a Viola, di cui conosco bene le caratteristiche fisiche e tecniche, avendolo affrontato più di una volta. Stesso discorso per Rabbi e per Casiraghi. È una squadra composta anche da qualche giovane, ma soprattutto da gente esperta: quando affronti una squadra così, sai che questi giocatori vogliono portare la partita dove vogliono loro, e noi dobbiamo essere bravi a pensare prima di tutto a noi stessi. Questa è una squadra, parlo della mia, che quando alza l'intensità fa la differenza, quando ha sempre l'interruttore acceso fa la differenza: questa settimana ci siamo concentrati soprattutto su questo aspetto. Diamo importanza all'avversario, ci mancherebbe, ma questa settimana l'attenzione doveva essere soprattutto su di noi, per quello che abbiamo visto nell'ultima partita: dobbiamo lavorare su quell'aspetto. Ho sempre detto che i nostri difetti, i nostri limiti, vanno allenati e migliorati, perché possono diventare la nostra forza: questa squadra ha dimostrato il suo limite più grande, cioè che quando stacca la spina diventa un problema. Dobbiamo tenere l'interruttore sempre acceso, mettere il focus su di noi e cercare di migliorare in questo. Il Ravenna è una squadra molto competitiva, che si gioca le partite con tutti gli effettivi. Metto sempre la realtà davanti, non faccio proclami, ma in questo campionato ci sono quattro-cinque squadre che sono le pretendenti teoriche per la vittoria finale: posso citare lo Spezia, la Reggiana, che ha tenuto lo zoccolo duro e fatto un buon mercato, poi il Ravenna, ci siamo noi, e magari ci sarà anche la sorpresa che non ti aspetti. Noi dobbiamo pensare a fare un campionato all'altezza del Pescara, e quando parlo di altezza del Pescara intendo una città che vive di calcio, con una storia importante alle spalle e una retrocessione da cui ripartire: bisogna cercare di fare qualcosa di importante, ma questo non deve diventare un'ossessione, perché altrimenti diventa un problema. Non voglio fare proclami, non voglio battere i pugni sul tavolo dicendo che dobbiamo vincere per forza perché siamo i più forti - per accontentare chi, poi? Nessuno. Voglio fare un grande lavoro con la squadra e con il gruppo, portarla a livelli importanti attraverso il lavoro, non le chiacchiere: a me le chiacchiere non piacciono, soprattutto nel calcio, perché se le fai e poi non le mantieni, qualcuno giustamente si sente preso in giro. Abbiamo una squadra competitiva, che fino a ora non lo ha ancora dimostrato appieno, anche perché in questo periodo, quasi per una battuta del destino, ogni giorno arriva un imprevisto - anche stamattina sembrava tutto regolare e poi è arrivata la febbre di Meazzi. Bisogna far passare la nottata: quando avremo tutti gli effettivi a disposizione, questa è una squadra che può giocare e vincere contro chiunque, ed è normale che con qualche difficoltà in più le cose si complichino. Detto questo, mi sono un po' dilungato: abbiamo la necessità di sistemare quel limite che purtroppo abbiamo, per cui questa squadra, appena si rilassa anche solo per dieci minuti, rischia di combinare guai. Ne è testimonianza il fatto che siamo entrati in campo in dieci contro undici, sotto di due gol, e sembravamo noi ad avere due giocatori in più: abbiamo recuperato un risultato quasi insperato, salvo poi prendere il quarto gol all'86° su un cross di Palomba, con quattro giocatori nostri in area - tre più il portiere - e il pallone se lo sono preso Petrelli e Coveri. Questa cattiveria deve entrarci addosso: quando hai il ladro fuori dalla porta, non puoi lasciarla aperta, perché il ladro te la ruba. È quello che continuo a chiedere ai miei giocatori: massima attenzione".
Buscè si aspetta un altro passo avanti dopo il successo contro la Samb: "Sicuramente sì, dobbiamo dare continuità alla prestazione fatta nel secondo tempo con la Sambenedettese in amichevole e a quella con la Vis Pesaro, indipendentemente da quanto possa essere forte l'avversario. È una questione di atteggiamento: il blackout di cui parliamo ci condanna, perché quelle situazioni non devono accadere. Si può prendere gol, si può sbagliare una giocata, andare in difficoltà - ma non in quel modo. L'ho definita con una metafora: è come una giornata al mare, sei lì a prendere il sole e ti arriva un fulmine, resti allibito, non riesci a credere a quello che hai visto. È quello che mi è successo a Forlì, perché alla fine, tra primo e secondo tempo, sono stati diciassette-diciotto minuti di blackout totale in cui abbiamo preso sei gol - è la verità. Ma quella roba lì deve darci forza, perché quando ti rimetti in riga sei capace di fare un secondo tempo da recupero quasi insperato: la nostra forza deve essere quella. Quando ti metti a posto mentalmente, secondo me devi tirare fuori quella cattiveria - chiamatela cattiveria agonistica se volete - che non significa dare gomitate agli avversari o entrare in campo per dimostrare qualcosa: significa che il duello con l'avversario lo devo vincere, perché più duelli vinci, più aumenta la probabilità di portare a casa il risultato. Il calcio è questo: quando abbiamo quel blackout, i duelli li perdiamo, e succede quello che è successo a Forlì. Non deve più accadere".
Il tecnico non esclude cambiamenti sul piano tattico: "Sono arrivati giocatori con caratteristiche adatte a fare quello che stiamo provando a fare, magari a partita in corso se serve, e non ci vedo nulla di male - come ho sentito dire, in certe situazioni ci si può mettere anche con cinque uomini, tre difensori e tre centrocampisti, per portare a casa un risultato, perché no. A volte sembra quasi una bestemmia fare una cosa del genere, ma ci può stare, in qualche momento della partita, cambiare qualcosa: per me è normale, lo fanno le squadre internazionali a livello europeo, possiamo farlo anche noi nei momenti di emergenza o di difficoltà. Non significa avere paura, è una strategia, una soluzione in più che devi avere, altrimenti fai come i muli, vai contro un muro di cemento armato e ti fai solo male. Questa è la flessibilità che deve avere una squadra, e un allenatore: quando qualcosa non funziona, a un certo punto devi cambiare. Non significa che diventerà la regola, ma può succedere che in qualche partita si faccia qualcosa di diverso".
La squadra ha reagito dopo la batosta di Forlì: "Quando siamo rientrati il giorno dopo la partita, è normale che a distanza di 24-48 ore quel peso fosse ancora addosso. Più che altro è stato il risultato brutto a pesare: sai che una partita la puoi perdere, ma quel risultato lì va oltre. Se vai ad analizzare la gara, prima ho accennato ai sei gol subiti: bisogna anche fare i complimenti agli avversari, altrimenti si diventa presuntuosi, ma nella sequenza di quei gol c'è tanta responsabilità nostra, dei singoli giocatori, e lì bisogna lavorare un po' su tutto e su tutti. Non è una cosa che appartiene solo a noi, fa parte anche della dignità del nostro lavoro: si sbaglia, ma non bisogna andare in tilt, perché altrimenti si va oltre, e quando si va oltre qualcosa ti resta addosso nella storia. Bisogna capire certe dinamiche quando sei in campo. Dopo quelle 48 ore, comunque, i ragazzi hanno capito, ci siamo parlati, e qualcuno finalmente si è liberato, perché fino all'ultimo pesava anche la storia del mercato, con la speranza di un arrivo che poi non si è concretizzato - non ce lo nascondiamo. Ora però siamo tutti liberi mentalmente: la cosa che ci interessa è recuperare i pezzi e portare questa mentalità a un livello alto, ammettendo che nel calcio, che è palese, si può sbagliare - ma quando si sbaglia non deve trasformarsi in un suicidio".
Contro il Forlì, Buscè ha tolto due pezzi da novanta come D'Ausilio e Merola, inserendo energia fresca, e la squadra si è ritrovata: "A fine primo tempo non ho alzato la voce, mi sono preso un minuto in più per fare quelle scelte e capire soprattutto l'aspetto mentale: senza bisogno di battere i pugni, perché quella partita non lo richiedeva, ho fatto quei due cambi - ma non per dimostrare nulla, non devo dimostrare niente a nessuno. Deve essere una linea guida da parte mia: quando un giocatore non dà quello che deve, quando non è dentro la partita, va cambiato. E questo vale anche durante la settimana: bisogna esserci tutti i giorni, avere voglia di starci dentro, indipendentemente dal fatto di partire titolari o meno. Questo spiega perché, con una rosa di 25-26 giocatori, è normale che ci sia chi è più bravo a fare certe cose e chi altre: la competizione, per me, è quella che ti fa rendere bene quando affronti l'avversario. Se uno pensa di avere il posto fisso e si siede, diventa un problema. Su Ferraris: nella partita di giovedì si è visto che negli ultimi diciassette-diciotto metri è devastante, conosce l'area di rigore forse meglio di chiunque altro, si vede dai movimenti che fa. È normale che a Ferraris non si possa chiedere un certo lavoro sporco, magari non ce l'ha nelle corde: quando ti trovi ad affrontare squadre che ti aspettano basse e devi costruire tante situazioni negli ultimi venti metri, lui può essere il giocatore adatto. Su Valzania: è una nota assolutamente positiva, non c'è nemmeno bisogno di dire che è un giocatore ritrovato - è quel discorso legato al mercato, che a volte ti porta via troppe energie e attenzioni rispetto a quello che devi fare in campo. Ora Luca è dentro, ha fatto una settimana importante, proprio da leader: non è contento solo il sottoscritto, credo lo sia anche la società, i compagni di squadra, tutto l'ambiente, perché per noi Valzania è un giocatore molto importante".
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