Piacenza, Gatti: "In caso di B, probabilmente sarei rimasto alla guida"

06.06.2020 14:15 di Lorenzo Carini   Vedi letture
Piacenza, Gatti: "In caso di B, probabilmente sarei rimasto alla guida"

Marco Gatti, Presidente uscente del Piacenza, ha parlato questa mattina in conferenza stampa della decisione di cedere le quote a Roberto Pighi: "E' una decisione che io e mio fratello avevamo già preso da parecchio tempo, è stata maturata nei mesi e penso che sia giusto così. Come in tutte le cose, c'è un inizio ma anche una fine. Sono contento di questo percorso, di aver raggiunto risultati importanti e di aver dato continuità ad una società come questa. Ringrazio Roberto Pighi per la sua disponibilità: finché sarà Presidente del Piacenza, noi ci saremo come sponsor e dunque continueremo a dare il nostro apporto. Sono stati anni molto intensi, abbiamo preso una società in cui c'era un deserto e pian piano abbiamo ricostruito tutto, tornando nel professionismo: l'anno scorso abbiamo sfiorato la Serie B, a mio avviso avremmo meritato la promozione. Lasciamo la società pulita, senza alcun tipo di debito, nelle mani di un grande imprenditore come Pighi. Ringrazio tutte le persone che ci sono state vicine nel corso della nostra avventura, vorrei ricordare anche Arnaldo Franzini che, oltre ad un grande tecnico, è anche un grande amico".

"Essere presidenti di una società come questa non è un gioco, molti non se ne rendono conto. Tralasciando i soldi, è proprio un discorso di impegno fisico, personale e nervoso. La promozione in B poteva essere la ciliegina sulla torta, ma non ce l'hanno permessa: rimanendo presenti come tifosi e sponsor, ora è arrivato il momento di lasciare. Se fossimo saliti nella categoria superiore, probabilmente sarei rimasto alla guida del Piacenza con un nuovo piano triennale. A Trapani ho capito le regole del gioco, anche un Presidente importante mi disse che noi non dovevamo salire in Serie B: non era il nostro momento perché evidentemente c'erano interessi superiori e doveva andare com'è andata, la regola è questa", ha proseguito l'ex numero uno della società di Via Gorra.

Tra i motivi che hanno spinto la famiglia Gatti a "tirarsi indietro" sulla gestione del club biancorosso, ha influito anche quanto accaduto nella prima metà di stagione con Daniele Cacia"Noi abbiamo sempre parlato chiaramente, ma la gente si era messa in testa l'idea che noi avremmo dovuto fare qualcosa in più. Pensavamo di aver raggiunto una credibilità superiore a quella di un giocatore. La gente non ha capito che dirigenti e tifosi seguono la passione mettendoci tempo e denaro, macinando chilometri, mentre i giocatori lo fanno a scopo di lucro: tra le due cose c'è una bella differenza. Essere sminuito davanti ad un calciatore mi ha dato molto fastidio".