Antonio Prisco, il metronomo silenzioso del Benevento campione
Nel Benevento che ha vinto, convinto, ed entusiasmato, ci sono nomi da copertina. Altri hanno preso meno le luci della ribalta, ma scandendo passaggio dopo passaggio il ritmo del gioco, sono stati determinanti. Antonio Prisco è uno di quelli. Classe 2004, nato a San Giuseppe Vesuviano, il numero 4 del Benevento ha costruito la sua stagione da campione sulla continuità, sulla presenza, sulla capacità di essere ovunque il pallone chiami. Trentatré presenze complessive tra campionato, Coppa Italia e Supercoppa, di cui 31 in Serie C, per 2.595 minuti totali in campo. Un metronomo che non perde mai il tempo, che scandisce i ritmi della manovra giallorossa con la precisione di chi sa leggere la partita prima ancora che accada. Due gol e cinque assist non raccontano tutto: raccontano i numeri, ma non il lavoro sporco, quello che non finisce nelle statistiche ma che resta negli occhi di chi sa guardare il calcio oltre la superficie.
Prisco è stato uno dei pochi a giocare con continuità dall'inizio alla fine della stagione: trenta titolarità su trentuno presenze in campionato, nessun infortunio, una sola squalifica per somma di ammonizioni alla trentaseiesima giornata. Una affidabilità da orologio svizzero in un'epoca in cui i centrocampisti sembrano tutti fatti con lo stampino dell'estetica e della velocità. Lui invece gioca di posizione, di anticipo, di lettura. Recupera palloni senza fare falli inutili, costruisce dal basso senza tentare l'imbucata impossibile, copre la difesa e si inserisce quando serve. La sua partita perfetta non la trovi nei highlights: la trovi riguardando la gara intera, accorgendoti che ogni volta che la squadra aveva bisogno di qualcuno, lui era lì.
Con Prisco in campo, la Strega ha vinto il campionato di Serie C e conquistato la Supercoppa. Senza di lui, probabilmente, avrebbe perso qualcosa che non si vede ma si sente: quella solidità che permette ai fuoriclasse di brillare, quella certezza che consente agli attaccanti di pensare solo al gol. È il calciatore che ogni allenatore vorrebbe avere, quello che non si lamenta mai, che corre per due, che alza la mano quando c'è da sacrificarsi. Non è il volto della promozione, ma ne è stata l'anima silenziosa. E in una stagione che ha regalato al Benevento un doppio trionfo, il ragazzo di San Giuseppe Vesuviano ha dimostrato che i campioni non sono solo quelli che segnano: sono anche quelli che fanno giocare bene tutti gli altri.
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