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Catania, la più dura delle relazioni: amore vero, gestione da rivedere

Catania, la più dura delle relazioni: amore vero, gestione da rivedereTMW/TuttoC.com
© foto di Giuseppe Scialla

C'è chi tradisce con un gol e chi tradisce con una scadenza mancata due volte di fila. Il Catania, in questi giorni, ha scelto la seconda strada. Quasi diecimila abbonamenti sottoscritti, una campagna chiamata "Essere Catania" che aveva riacceso l'entusiasmo di una piazza già abituata a soffrire, e la società che risponde con l'ennesimo pasticcio burocratico: la fideiussione integrativa, quella che copre lo sforamento del monte ingaggi oltre il milione di euro, non arriva né il 7 né il 10 agosto. Due scadenze, due buchi nell'acqua. Il sindaco Tarantino la definisce senza troppi giri di parole: "Fatto serio e preoccupante". Diplomatico.

Il problema, va detto, non è nuovo: due stagioni fa il Catania era già incappato nella stessa identica violazione. Una recidiva che pesa più del danno in sé, perché racconta un club che sembra non imparare, nonostante il patron australiano Ross Pelligra e il suo Consiglio di Amministrazione giurino di essere al lavoro "senza sosta" per sistemare le pendenze. Nel frattempo, gli effetti concreti si vedono già: contro il Vicenza sono rimasti fuori tutti i nuovi acquisti, da Filippo Rinaldi a Gabriele Pagliai, passando per Christian Torre, Marco Perrotta e altri sei nomi, oltre a Allegretto e Bruzzaniti per questioni contrattuali proprie. Venerdì 14 agosto, al Tardini contro il Parma nei trentaduesimi di Coppa Italia, rischia di ripetersi lo stesso film, con Emilio Longo costretto ad attingere di nuovo alla sola rosa già utilizzabile. E poi c'è il conto salato che aspetta a fine estate: una penalizzazione in classifica, tra i due e i tre punti secondo le prime indiscrezioni, da scontare fin dal primo giorno di campionato.

Il mercato, va da sé, resta paralizzato: la trattativa con l'Avellino per lo scambio tra Patierno e Jimenez naviga a vista, mentre Ponsi aspetta di partire senza che nessuno possa davvero muoversi. Eppure la città continua a rispondere presente, quasi per abitudine, quasi per fede. A Longo, in mezzo a tutto questo, spetta il compito più difficile: trasformare una squadra rimasta a metà, tra chi può scendere in campo e chi resta bloccato in tribuna, nel sogno collettivo che una piazza intera aspetta da anni. Difficile, forse ingeneroso. Ma a Catania, si sa, l'amore continua a non chiedere garanzie.