Pres Barletta: "Ci guarderemo negli occhi. Chi non capisce momento ha porta aperta"
Prosegue il momento no del Barletta, che dopo il rotondo successo nel derby contro il Bari ha collezionato tre pareggi e tre sconfitte, l'ultima ieri sul campo del Giugliano. In sala stampa è quindi intervenuto il presidente Marco Arturo Romano per fare il punto della situazione.
Presidente, è una sconfitta che fa male. Dopo un primo tempo sbagliato nell'approccio e un secondo tempo in cui c'è stata una reazione senza però riuscire a concretizzare, come si volta pagina?
"È una sconfitta bruttissima. Non ci aspettavamo di perdere a Giugliano e adesso dobbiamo calarci nella realtà che ci compete, quella di una squadra che deve lottare con le unghie e con i denti per salvarsi. Probabilmente ci siamo illusi dopo quella vittoria per 3-0 contro il Bari che ci aveva esaltato. La realtà della Serie C, però, è completamente diversa. Bisogna stringere i denti. Il mio rammarico più grande è non aver visto una squadra cattiva. Al di là del risultato, considero questa una partita anche sfortunata. Il Giugliano ha trovato il gol praticamente nell'unica vera occasione creata, mentre noi abbiamo avuto diverse opportunità, compreso il gol sbagliato da Partipilo a porta vuota e situazioni che potevano avere un esito diverso. Quello che mi preoccupa davvero è la mancanza di cattiveria. In settimana ci guarderemo negli occhi perché questo gruppo ha bisogno di capire che cosa serve per portare a casa i punti. Possiamo giocare bene o male, ma alla fine ciò che conta sono i risultati, e noi stiamo raccogliendo troppo poco. Ci sarà un confronto tra me, il consulente di mercato De Santis, il mister (Paci, ndr) e tutta l'area tecnica. Dobbiamo prendere coscienza che la Serie C è una categoria molto difficile".
Al di là del risultato, la sensazione è che al Barletta manchino cattiveria ed emotività. Il Giugliano ha fatto la sua partita e ha portato a casa i tre punti; il Barletta invece sembra faticare a essere concreto.
"È esattamente quello che intendo. Oggi (ieri, ndr) sono arrabbiato con tutti: con i giocatori, con lo staff e con tutta la squadra. Non per il gioco, perché il gioco c'è stato e lo vediamo tutti. Riceviamo anche molti complimenti. Però dobbiamo adattarci alla categoria. Oggi abbiamo preso gol su un fallo laterale: in Serie C non si possono subire reti del genere. È un episodio che racconta un atteggiamento che non mi piace. Contro il Crotone abbiamo segnato due gol e ci siamo fatti recuperare. Qui per fare un gol bisogna sudare e soffrire. A noi manca quella mentalità del 'coltello tra i denti' che serve per portare a casa i risultati. È una cosa che mi preoccupa molto. Il mercato oggi è chiuso, quindi non possiamo pensare che la soluzione arrivi dall'esterno. Dobbiamo guardarci in faccia e capire cosa manca a questa squadra. Non possiamo vivere di entusiasmo, sentirci belli e forti dopo una vittoria, parlare di questo o quel giocatore come del migliore della categoria e poi perdere partite come questa. Con tutto il rispetto per il Giugliano, che ormai è una realtà consolidata della Serie C e lo ha dimostrato anche oggi".
Nel secondo tempo il Barletta è sembrato calare. Può esserci anche un problema fisico?
"Non credo. Anch'io avevo avuto questa impressione in un primo momento, ma riguardando la partita direi di no. Anzi, siamo stati noi a spendere più energie. Dopo il gol, il Giugliano si è abbassato e ha difeso con tanti uomini. Noi abbiamo provato ad attaccare per tutta la gara. È vero che spesso siamo arrivati al tiro da fuori, ma abbiamo avuto anche una grandissima occasione con Partipilo, che avrebbe semplicemente dovuto appoggiare il pallone in rete. Sono errori che fanno male e che mi fanno arrabbiare. In certe situazioni bisogna essere pratici, concreti, determinati. Torniamo sempre lì: manca quella cattiveria agonistica che serve per vincere le partite. Dal punto di vista tecnico siamo una squadra superiore e lo si è visto nei movimenti e nella qualità della manovra. Ma ci è mancato il cuore, ci è mancata la voglia feroce di raggiungere il risultato. Anche contro il Potenza abbiamo subito il pareggio in una situazione in cui il giocatore avversario è arrivato in porta praticamente indisturbato. Sono segnali che raccontano un problema che dobbiamo affrontare. Adesso è il momento di guardarci negli occhi. Chi capisce il momento bene, chi non lo capisce sa che nel calcio la porta è sempre aperta. Dobbiamo diventare più cattivi".
Con il mercato chiuso resta solo la possibilità di intervenire sugli svincolati. State rivalutando questa opzione?
"Il mercato degli svincolati è molto complicato. Già quello di gennaio non è semplice e difficilmente risolve tutti i problemi. Sugli svincolati le difficoltà aumentano, perché spesso si tratta di giocatori fuori dai progetti tecnici delle loro precedenti squadre e non sempre in condizioni ottimali. Abbiamo valutato alcuni profili e, dal punto di vista fisico e atletico, non ci hanno convinto. Per questo abbiamo preferito non proseguire. Io continuo a pensare che questa squadra abbia le qualità tecniche per tirarsi fuori da questa situazione. Ci sono giocatori di valore. Però dobbiamo trovare dentro di noi quella cattiveria che la categoria richiede. La Serie C è un campionato in cui bisogna lottare ogni domenica. Se non lo capiamo, rischiamo di trovarci coinvolti in situazioni che, almeno sulla carta, non dovrebbero riguardarci".
Qual è il modello a cui si ispira il Barletta dal punto di vista societario e finanziario?
"La ringrazio per questa domanda perché tocca temi a cui tengo molto. Ad esempio, abbiamo rinunciato agli incentivi legati al minutaggio dei giovani. Eravamo partiti con quell'idea, ma poi abbiamo scelto una strada diversa per dare maggiore libertà all'area tecnica. Questo aumenta ancora di più il nostro rammarico per i risultati. Vorrei ringraziare i tifosi del Barletta. Oggi erano circa 500 qui a seguirci e domenica scorsa in casa oltre 7.500 persone ci hanno sostenuto senza mai contestare. Questo per me ha un valore enorme. Sono arrabbiato soprattutto per loro, per chi fa chilometri, rinuncia al tempo con la famiglia e spende soldi per seguire la squadra. È da questi valori che dobbiamo ripartire. Dal punto di vista societario siamo un modello estremamente sostenibile. Abbiamo già pagato gli stipendi e inviato tutta la documentazione necessaria per le prossime scadenze federali. Siamo molto attenti ai conti. La società ha fatto la sua parte. Ora tutti dobbiamo assumerci le nostre responsabilità. Vedremo cosa emergerà dal confronto di questa settimana e, se sarà necessario intervenire, interverremo".
Stavolta il problema è sembrato manifestarsi fin dall'inizio della gara. È una questione fisica o mentale?
"Io continuo a non vedere un problema fisico. La partita l'abbiamo fatta noi. Quando una squadra ha il controllo del gioco significa che la condizione c'è. Quello che vedo è una squadra troppo leziosa, che guarda poco alla sostanza. Oggi ci manca proprio questo. Non è una questione di chi gioca o di chi entra dalla panchina. È una questione di mentalità. Dobbiamo acquisire una mentalità da professionisti, a tutti i livelli: dirigenziale, tecnico e sportivo. Siamo nel professionismo e qui non si scherza. La Serie D e l'Eccellenza appartengono al passato. Abbiamo fatto un percorso rapidissimo e forse, sotto certi aspetti, l'ambiente non si è ancora completamente abituato a ciò che richiede questa categoria. Serve stringere i denti e capire davvero che cosa significa fare la Serie C".
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