Bilancio Lega Pro. Una bocciatura a salvaguardia dei presidenti. Norme sui ripescaggi, Figc in colpevole ritardo. Il silenzio assordante dall’Aic. Direttore sportivo, una categoria che non esiste!

Bilancio Lega Pro. Una bocciatura a salvaguardia dei presidenti. Norme sui ripescaggi, Figc in colpevole ritardo. Il silenzio assordante dall’Aic. Direttore sportivo, una categoria che non esiste!TMW/TuttoC.com
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martedì 23 giugno 2015, 08:52Il Punto
di Vittorio Galigani
Vittorio Galigani, esperto dirigente calcistico, già Direttore Sportivo oltre che Direttore Generale in numerosi club professionistici dalla Serie A alla ex Serie C. Editorialista per TuttoLegaPro.com

Lega Pro. Si avvicina il 30 giugno. Il giorno per la resa dei conti. Il giorno dell’Assemblea per l’approvazione del bilancio. La traccia di un solco che conduce a una evidente bocciatura annunciata.

Si. Perché non è stato cambiato nulla rispetto a quello ricusato lo scorso 16 febbraio. Viene da chiedersi se si tratti di una azione consapevole di grande sciocchezza  o di una sfida, alle Società, messa in atto da chi non è più capace di difendersi. In ogni caso un atto che contrasta con la logica.

Nel calcio non si sa quello che non si fa. Si usa dire. Spifferi di “palazzo” raccontano che la scorsa settimana, in una riunione alla quale partecipavano i legali della Figc, unitamente a presidente Tavecchio, si sia presentato l’ avvocato Catenaccio. Il presidente del Collegio Sindacale della Lega Pro. Insieme agli altri colleghi, componenti il Collegio, avrebbe chiesto che fosse accordata una ulteriore proroga, di due o tre mesi prima di mettere nuovamente ai voti l’ approvazione di “quel” bilancio.  Il tempo che sarebbe stato necessario per apportare alcune modifiche a quel documento.

Gli spifferi di cui sopra racconterebbero, anche, che l’avvocato Catenaccio sarebbe stato investito dalle ire del presidente Tavecchio. Al quale sarebbero saltati i nervi per il fatto che la richiesta, peraltro inopportuna, veniva presentata dopo che era trascorso del tempo, mesi, durante il quale si sarebbe potuto fare e non si sarebbe fatto.

Ove l’episodio che si racconta in via Allegri, rispondesse al vero, come sembra che lo sia,  sorgono spontanee alcune domande: chi aveva conferito quel mandato ed a quale titolo sarebbe stato presente il presidente di quel Collegio Sindacale? E poi. In Assemblea, il 30 giugno, chi si farà carico di dire ai presidenti che il documento, riferito alla stagione 2013/14, dovrebbe essere riveduto e corretto?

Nel recente passato è stato asserito che il bilancio era stato bocciato per motivi politici. Non per quelli tecnici. Oggi una considerazione è inevitabile. La bocciatura è diventata indispensabile. Rappresenta la salvaguardia per tutti i presidenti. Onde poter allontanare, da ognuno di loro, la responsabilità personale su di un documento che contrasta con la ragione.

In questi giorni è entrata la nuova stagione. Quella delle iscrizioni ai campionati e quella per accedere ai ripescaggi, a fronte di probabili vuoti di organico ( purtroppo quello del Parma è già certo e quello del Monza più che probabile).

Anche in questo caso filtrano spifferi dai corridoi del “palazzo”. Qualcuno  vorrebbe imporre una norma discriminante, sulle fidejussioni, tra club appartenenti allo stesso campionato. Qualche genio (eletto) starebbe pensando che per le Società facenti parte dell’ organico della Lega Pro sarebbe sufficiente una garanzia da 400mila (200mila le metterebbe la stessa Lega) mentre i “ripescati” dovrebbero presentare una fidejussione, bancaria, a prima richiesta, irrevocabile e senza diritto di surroga, da 600mila.

Lo stesso genio sarebbe stato folgorato dall’ idea che le ripescate dovrebbero pagare un ulteriore “pegno”, a fondo perduto, di 600mila euro. Una vera e propria tangente. 

600mila euro rappresentano una utopia. Un valore assurdo. Il metodo per scoraggiare, tutti, a presentare la domanda di ripescaggio. 

In considerazione delle palesi difficoltà economiche in cui si dibatte la categoria, una cifra che vada da un minimo di 200mila ad un massimo di 400mila euro sarebbe già più consona. Una cifra in ogni caso di non poco conto per una operazione già oltremodo onerosa. Diversamente nessuno vorrà seguire quel percorso. In questo caso per la felicità di chi, senza ricorrere alle riforme, vuole ridurre gli organici.

In rapporto agli argomenti sopra citati appare evidente il pressapochismo della Federcalcio in tutte le sfaccettature delle norme e delle procedure. 

Le norme vanno deliberate all’ inizio del campionato e non a poche ore dall’inizio delle iscrizioni.

Occorre fornire le Società, per tempo, di regole che consentano ai presidenti di poter decidere e programmare. Serenamente. Con modalità che escludano ogni possibile malinteso. Cancellando a priori la possibilità di malignare che tali decisioni si prendono, di proposito, al termine della stagione. Quando già si conoscono i nomi dei club retrocessi dalla Lega Pro e quelli in classifica dalla serie D. 

Perché a pensar male è certamente peccato, ma alle volte ci si prende.

Meraviglia, al proposito, il silenzio assordante della Associazione italiana calciatori. Da sempre la categoria sindacale più agguerrita del mondo del pallone. Protagonista, nel recente passato, di scioperi clamorosi. Transitassero, come norme, le condizioni di cui sopra, si rischierebbe un ulteriore taglio alle Società in organico. Superiore alle dieci. Circa trecento “disoccupati”, in più, di soli calciatori. Nella diatriba dei ripescaggi, Tommasi si sarebbe schierato supportando la onerosa linea di pensiero sostenuta da Lotito. Avrebbe barattato il suo voto in cambio di una fetta di quel “fondo perduto”, che verrebbe girato all’ormai esausto fondo di garanzia. Rifletta, il giovane presidente del sindacato calciatori ed eviti di penalizzare ulteriormente i suoi associati, avallando una madornale castroneria.

Direttori Sportivi. La Lega Pro è diventata il ricettacolo degli abusivi. Non esiste il rispetto della regola di assunzione. Non esiste la tutela  professionale. Non esiste che sia l’unica categoria non rappresentata al tavolo del Consiglio Federale. Non esiste il rispetto. Non esiste che tutti i senza titolo si celino alla voce consulenti di mercato. Non esiste che in tanti sviliscano il loro nome ed il loro tesserino per un piatto di “fagioli”, senza poter operare. Non esiste rispetto reciproco tra colleghi. Non esiste un sindacato. In sintesi: Direttore sportivo, una categoria che non esiste!