CESARE DI CINTIO: SHOCK! QUATTORDICI CLUB INADEMPIENTI E PRESTO RADDOPPIERANNO. ECCO IL QUADRO ATTUALE E LE PROSPETTIVE FUTURE

CESARE DI CINTIO: SHOCK! QUATTORDICI CLUB INADEMPIENTI E PRESTO RADDOPPIERANNO. ECCO IL QUADRO ATTUALE E LE PROSPETTIVE FUTURE
giovedì 16 dicembre 2010, 13:02Il Punto
di Cesare Di Cintio
Nato il 01.07.1972, avvocato, iscritto al Foro di Bergamo, socio dello studio legale Di Cintio- Ferrari, si occupa di diritto penale e sportivo. Esperto di management sportivo. Consulente legale di TuttoLegaPro.com e Tmw

Prendo spunto da un articolo apparso sulla Gazzetta dello Sport del 15.12.2010 (intitolato “Macalli attacca: cari politici che porcherie”) per svolgere alcune riflessioni che costituiscono il mio punto di vista sulla Lega Pro. Il Presidente, nell’annuale assemblea, ha avuto modo di parlare di riforma dei campionati e diritti televisivi, successivamente, ha poi attaccato i politici che, a sua detta, hanno “maltrattato” la Lega Pro con riferimento alla quota di diritti da destinare alla medesima in base alla Legge Meandri. Ha poi criticato gli episodi di domenica scorsa degli “scioperi bianchi” dei calciatori di Catanzaro e Pro Patria che, con le loro inadempienze, starebbero rovinando l’immagine del campionato.

Quanto detto dal Presidente merita di esser approfondito dato che vi sarebbe da domandarsi chi ( e come) ha permesso alle società non virtuose di iscriversi ai campionati e, con riferimento ai diritti televisivi, quale peso politico abbia mai avuto la Lega Pro al tavolo delle trattative con le altre componenti del calcio italiano. A mio giudizio è necessario abbandonare la mentalità “assistenzialista” che sta caratterizzando il calcio attuale secondo la quale le società dovrebbero vivere e prosperare con i soldi che arrivano dall’alto, come appunto quelli dei diritti TV e quelli relativi al “minutaggio” dei giovani. Non dico che tali contributi non siano dovuti (anzi!), sostengo solo che questi dovrebbero costituire un quid pluris in un sistema ove la lega dovrebbe mettere le società in condizione di fare business e produrre utili poiché promotrici di uno spettacolo. La possibilità esiste! Premesso ciò, vorrei dire basta a questo costante piagnisteo. Vorrei una Lega Pro, giovane ( non solo nei giocatori), vincente, dinamica e business oriented. Impossibile? Non credo. Sono anni che i vertici della ex Serie C ripetono sempre i medesimi concetti ovvero che i soldi sono pochi, che le società sono indebitate, che ad oggi già 14 società sono inadempienti e presto saliranno a 30 con il rischio di evidenti ripercussioni sulla regolarità dei campionati ( articolo Gazzetta dello Sport 15.12.2010, parole del Presidente).

A ciò poi vorrei aggiungere l’inutilità di continue esternazioni improntate al disfattismo quando, alla luce dei fatti, non mi è parso di avvertire alcun cambiamento o tentativo di rendere il sistema meno fragile di quello che attualmente appare. Poco, o nulla, è mutato rispetto allo scorso luglio, purtroppo. Si è, infatti, parlato di riforma dei campionati sulla quale mi sono già espresso nel senso che può esser sicuramente positiva.

Tuttavia, ribadisco come la riduzione delle società non sia garanzia di successo se ad essa non viene abbinato anche un cambio di mentalità gestionale all’intero sistema della Terza Serie. Dovranno variare i meccanismi di ammissione ai campionati perché quelli oggi vigenti non sono “assicurazione di solvibilità”, né per i dipendenti delle società sportive né, tanto meno, per i terzi malaugurati che si trovano a contrattare con le società sportive. Ciò per dimostrare che i criteri attualmente vigenti, previsti da Federazione calcistica e Lega, ancora una volta hanno mostrato evidenti limiti dato che le società, una volta adempiuti gli incombenti di inizio stagione, hanno, come al solito, spostato l’attenzione esclusivamente al risultato del campo trascurando di curare la corretta amministrazione dell’ente sportivo.

Appare quindi necessario, dal mio punto di vista, integrare il “criterio economico” con altri parametri che ogni Lega Professionistica dovrebbe assumere come elementi per valutare l’ “efficacia ed efficienza” di ogni sodalizio calcistico ( L’ “efficacia” di un’organizzazione sportiva potrebbe esser considerata da parte della Lega di appartenenza come la capacità di conseguire gli obiettivi perseguiti (sportivi ed economici), mentre l’”efficienza” riguarderebbe piuttosto l’ottimizzazione delle risorse e dei mezzi disponibili per raggiungere questi fini). Ed, infatti, l’ottimizzazione del processo gestionale delle società sportive è, a parer mio, obbligo che ogni istituzione dovrebbe perseguire poiché tutte le società professionistiche hanno un impatto sul sistema economico, sociale e commerciale poiché intrattengono rapporti contrattuali con privati e sono contribuenti rilevanti per il fisco. Quelli prima descritti (efficacia ed efficienza) potrebbero rappresentare alcuni parametri da cui prendere spunto per condurre una analisi più approfondita e articolata circa le compagini che annualmente inoltrano richiesta per disputare i campionati professionistici di Prima e Seconda Divisione, anche in previsione del tanto sbandierato fair paly finanziario di cui tutti parlano ma pochi conoscono contenuti e significato.

Bisogna produrre ricchezza poiché è un falso storico che il calcio non sia in grado di produrre utili. È necessario intervenire poiché la povertà del sistema costituisce poi occasione per scommesse più o meno lecite sulle gare e situazione del genere di quelle che si sono verificate a Foggia lo scorso fine settimana dove una evidente rete irregolare ha falsato una gara nello sbigottimento generale. La colpa è della mentalità che fatica a cambiare in questo sistema dove il “tirare a campare” costituisce la filosofia base di un vivere quotidiano dove la mancanza di lealtà sportiva rappresenta il primo ostacolo alla creazione di uno spettacolo calcistico appetibile agli sponsors.

Le soluzioni per cambiare il sistema in positivo esistono, credetemi.

E di questo ne parleremo nel prossimo Editoriale.