Dopo mesi siamo ancora al punto di partenza e alla richiesta di fare sistema. Ma non c'è unità neanche nel chiedere i ristori allo Stato

18.11.2020 00:00 di Tommaso Maschio   Vedi letture
Dopo mesi siamo ancora al punto di partenza e alla richiesta di fare sistema. Ma non c'è unità neanche nel chiedere i ristori allo Stato
TMW/TuttoC.com

Ormai da mesi, da quando si è capito che la pandemia non sarebbe stata passeggera e avrebbe inciso profondamente non solo le nostre vite, ma anche il tessuto economico, si chiede al mondo del calcio, un mondo che da tempo vive su un filo di lana dove le spese sono sempre più dei guadagni, di fare sistema. Di superare i personalismi e gli egoismi per pensare a una riforma complessiva che renda più equo e sostenibile questo sport, questa industria, affinché si possa superare questa pandemia con il minimo dei danni e la salvaguardia del numero più alto di club. Già prima della pandemia una riforma era auspicata, ma solo durante la primavera – quando anche il mondo del calcio si è fermato – è apparsa una necessità non più prorogabile. Ma a distanza di mesi siamo ancora al punto di partenza, con le tre serie professionistiche – ma anche la Lega Nazionale Dilettanti – che non riescono a fare fronte unito nemmeno quando devono chiedere soldi, o ristori che dir si voglia, allo Stato (ognuno finora va avanti in ordine sparso chiedendo solo per sè) per sopravvivere in un momento in cui la crisi morde ferocemente e minaccia di far saltare in aria il gioco lasciando in giro solo macerie.

Se ne è accorto anche il Ministro dello Sport Vincenzo Spadafora che nella giornata di ieri, facendo fra le altre cose mea culpa per gli errori commessi, ha chiesto al mondo del calcio di fare altrettanto e di superare le beghe di quartiere per ragionare assieme su come superare al meglio uno dei momenti più difficili, forse il più difficile, dal dopoguerra a oggi. Un richiamo forse tardivo, che sarebbe sicuramente dovuto arrivare prima, che non può rimanere inascoltato nonostante la poca simpatia che il mondo del calcio e lo stesso ministro hanno vicendevolmente dimostrato in questi mesi in cui non sono mancate punzecchiature da una parte e dall’altra. Un’antipatia che sarà il caso di mettere velocemente da parte per trovare una soluzione condivisa alle difficoltà che tutte le società stanno vivendo senza che nessuno sappia esattamente dire quando si potrà tornare alla normalità che conoscevamo fino al febbraio scorso.

Perché se la Serie C è sicuramente la categoria che maggiormente risente delle difficoltà economiche prodotte dal Covid-19, come in più occasioni ha ricordato il presidente Ghirelli, anche Serie B e Serie A non possono dormire sonni tranquilli con la massima serie che per ora regge grazie ai diritti tv anche se più di un club rischia di non riuscire a pagare in tempo i prossimi stipendi nonostante la possibile, anzi probabile, proroga. E siccome il calcio italiano è un sistema, anche se nessuno sembra volerne prendere coscienza, che crolli la base (Serie C) o la vetta (Serie A) le conseguenze saranno tremende per tutte e non vi saranno vincitori, ma solo vinti.