E adesso non svegliateci: vogliamo continuare a sognare! Wembley deve essere solo il punto di partenza della rinascita italiana

13.07.2021 00:00 di Marco Pieracci   vedi letture
E adesso non svegliateci: vogliamo continuare a sognare! Wembley deve essere solo il punto di partenza della rinascita italiana

Ieri sera a quest’ora un Paese intero era davanti a tv e maxi schermi con il fiato sospeso in attesa del verdetto finale. Stamattina ci siamo risvegliati con poche ore di sonno e praticamente senza voce ma con il cuore pieno di gioia per un trionfo ampiamente meritato e dal valore simbolico enorme. L’Italia torna sul trono d’Europa. Non accadeva da 53 anni e non poteva finire diversamente per quanto fatto vedere dagli azzurri di Mancini. Wembley è stato l'approdo naturale di un mese intenso che ci ha riconciliato col calcio vero, al quale ci stavamo pericolosamente disabituando. La Serie C ha dato il suo contributo formando tanti giocatori, affinandone le qualità e forgiandone il carattere. L'emblema è Jorginho: dalla Sambonifacese a potenziale candidato per il Pallone d'Oro. Come nelle favole. 

É stato il capolavoro di un commissario tecnico visionario, chiamato a ricostruire dalle macerie ereditando una delle nazionali più disastrate della storia, reduce dalla mancata qualificazione ai mondiali di Russia. La sua è stata una svolta culturale, una boccata d'aria fresca, uno schiaffo in faccia ai canoni del passato. Fuoriclasse in campo da giocatore, oggi in panchina: con le sue pennellate ha dipinto un quadro d’autore dimostrando che quando ci sono competenza, valori tecnici e un gruppo granitico nessun traguardo è precluso: si può arrivare al risultato anche unendo bellezza e pragmatismo. Come fossero una cosa sola. Lunga vita al Mancio quindi per un ciclo che sembra soltanto nella sua fase iniziale, con la Final Four della Nations League ed il Mondiale in Qatar tra un anno e mezzo come prossimi obiettivi già segnati sul calendario.

Onore però anche alla lungimiranza del presidente federale Gravina che prima dell'inizio della spedizione lo ha blindato fino al 2026 e che nei mesi più difficili della pandemia non ha mai perso la lucidità anche a costo di prendere posizioni impopolari, attirandosi critiche fin troppo ingenerose. Adesso sul carro dei vincitori c’è posto un po' per tutti ma fino a poche settimane fa, quando gli stadi erano ancora off limits, il partito degli scettici sulla opportunità di ospitare quattro gare del torneo a Roma era molto nutrito. Dove siano finiti ora non è dato saperlo. Sarebbe stato un clamoroso autogol, una grande occasione persa.

Così come sarebbe deleterio non approfittare di questo momento storico per gettare le basi di una rinascita che possa assicurare un futuro ancora più roseo al nostro movimento. La Federazione incasserà 28 milioni e al netto dei premi che verranno elargiti rappresentano un bel tesoretto per le casse di via Allegri. Questa iniezione di liquidità potrà servire per avviare finalmente quel processo di riforma del sistema che un exploit del genere non deve far passare in secondo piano ma accelerare. E guai a pensare che i benefici della straordinaria impresa in terra d'Albione siano limitati solo al mondo del pallone: gli economisti stimano una crescita del PIL pari allo 0.7 %, che equivarrebbe a un surplus di 12 miliardi. Eppure c’era chi sosteneva che il calcio è uno sport come gli altri.