FOGGIA, ALLEANZA CON CAIRO E BERETTA. RIVOLUZIONE MONZA: COME DISTRUGGERE UN GIOCATTOLO VINCENTE. REMUNTADA TORRES-MESSINA: QUANDO IL MERCATO FA LA DIFFERENZA

FOGGIA, ALLEANZA CON CAIRO E BERETTA. RIVOLUZIONE MONZA: COME DISTRUGGERE UN GIOCATTOLO VINCENTE. REMUNTADA TORRES-MESSINA: QUANDO IL MERCATO FA LA DIFFERENZA
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sabato 12 aprile 2014, 08:30Il Punto
di Nicolò SCHIRA
Massimo esperto di calciomercato per TuttoLegaPro.com. Opinionista sulla Lega Pro per Radio Sportiva e sul calciomercato per Radio CRC e Radio24. Ha lavorato a Sportitalia nelle trasmissioni "Aspettando il Calciomercato" e SpecialeSerieB

Missione compiuta. Il Foggia conquista il salto in Lega Pro unica e completa una biennio da favola. Dopo il fallimento relativo alla gestione Casillo il club della Capitanata era ripartito dai Dilettanti. Al timone due ex bandiere calcistiche rossonere come il diesse Di Bari e mister Padalino. Per entrambi il balzo nelle nuove vesti si è rivelato azzeccato e vincente. Il futuro ora è roseo per il club rossonero e in città si sogna il ritorno in cadetteria nell'arco di un biennio. Sogno possibile ed accarezzabile, anche perchè il club si sta rinforzando e strutturando societariamente. Possibile una partnership con il Torino di Urbano Cairo, che invierebbe in Puglia alcuni dei suoi migliori talenti da lanciare e svezzare nel grande calcio. Un filo diretto con i granata che provocherebbe l'ingresso in società con una quota importante da parte dello sponsor della formazione piemontese, ovvero il Gruppo Beretta una delle eccellenze alimentari del nostro paese. Un emissario è già stato a Foggia nei giorni scorsi per incontrare squadra e dirigenti. I primi contatti sono positivi: previsti aggiornamenti nei prossimi giorni. L'operazione è ben avviata e ci sono ottime possibilità di un accordo. Un binomio in grado di far sognare in grande l'appassionato pubblico dello Zaccheria. A distanza di sedici anni di assenza la cadetteria potrebbe tornare a portata di mano...

Come passare dall'estasi di una promozione strameritata all'incubo di un futuro tutto da decifrare. A Monza, probabilmente, hanno fatto un corso accelerato di harakiri e in poco più di settandue ore hanno cancellato la cavalcata trionfale delle formazione biancorossa, capace di centrare la promozione nella Lega Pro unica con ben tre turni d'anticipo, rivoluzionando i quadri societari del club. Un ribaltone clamoroso e per certi versi inaspettato, soprattutto nelle tempistiche. Che da un mese a questa parte tirasse un'aria sospetta a Monzello era noto, tanto che l'ormai ex responsabile dell'area tecnica Gianluca Andrissi era impossibilitato addirittura a rilasciare interviste senza il consenso e l'autorizzazione del patron Armstrong-Emery. Cose mai viste e forse dell'altro mondo. Così come appartengono ad un altro emisfero il licenziamento in tronco di colui che ha costruito, progettato e plasmato una squadra in grado nell'ultimo biennio di centrare una promozione e mezza. L'anno scorso solo la penalizzazione negò il salto diretto di categoria, costringendo i brianzoli ai Playoff perduti in finale a tempo scaduto col Venezia. Quest'anno la squadra non ha fallito in campionato ed è arrivata alla finalissima di Coppa Italia Lega Pro, eliminando compagini ben più blasonate e di categoria superiore come Entella e Cremonese. Merito delle intuizioni sul mercato di Andrissi e della sagacia tattica di mister Asta. Un binomio spezzato e che potrebbe migrare, in tandem, altrove. Anche la conferma del tecnico, infatti, è tutt'altro che scontata, anzi al momento sono in rialzo le quotazioni legate all'addio. D'altronde l'ex trainer della Primavera del Torino è pure in scadenza a giugno e non ha affatto gradito il trattamento riservato al diesse. Un Andrissi autore nell'ultimo mercato di tre colpi fondamentali quali Briganti, Allegretti e De Cenco. Ovvero l'ossatura della squadra; mentre il presidente Armstrong si intestardì, alla stregua di un capriccio, sull'ingaggio di Said, apparso come un oggetto misterioso nei dintorni del Brianteo. Presidenti che vogliono essere la stella polare del club e che pertanto disfano un giocattolo splendido e funzionante. E' successo in Serie A negli ultimi anni a Palermo e Catania, finite poi malamente sul fondo della classifica. Presidenti probabilmente mal consigliati dai propri collaboratori, desiderosi di avere maggiori poteri e consensi. D'altronde i contrasti fra l'ad Prada ed Andrissi si erano fatti sempre più forti nelle ultime settimane. L'arrivo di Ulizio, reduce da due retrocessioni e una salvezza negli ultimi tre anni con Montichiari e Bellaria Igea Marina, congiunto all'avvento di Alfredo Pasini nell'area tecnica (al debutto in tali vesti dopo l'apprendistato da osservatore fra Italia e Inghiterra) è tutto da decifrare. Al momento rappresenta un salto nel buio. Un galantuomo come Andrissi avrebbe comunque meritato maggior rispetto: se divorzio doveva essere (era legato al club sino al 2015), poteva avvenire, tranquillamente, al termine del campionato. Tre settimane non avrebbero mutato lo scenario rivoluzionario, ma al contempo avrebbero garantito un'uscita di scena più consona e signorile al dirigente.

Quando il mercato (invernale) fa la differenza: è il caso di Torres e Messina, entrambe rivoluzionate nel mercato di gennaio e capaci di inanellare risultati strepitosi nel girone di ritorno. Merito della bontà del lavoro operata in sede di trattative dai due diesse Enzo Nucifora (Torres) e Fabrizio Ferrigno (Messina). Bravissimi nel rivoltare con un calzino organici deludenti, accaparrandosi elementi di alto livello per risalire la corrente ripida della graduatoria. Da un lato i colpi Di Maio, Bolzan, Migliaccio, Leone, Potenza, Infantino, Ciotola. Dall'altro gli arrivi di Pepe, De Vena, Bernardo, D'Aiello, Franco. Calciatori di categoria superiore, capaci di far volare le nuove squadre verso la Lega Pro unica. Non a caso già domani i peloritani potrebbero, a meno di clamorose debacle, festeggiare la promozione. Per gli isolani l'attesa potrebbe essere prolungata fino all'ultima giornata, tuttavia è già un successo essere in lizza per il traguardo diretto dopo aver chiuso il girone d'andata al quart'ultimo posto. Storie differenti quelle degli operatori di mercato delle due compagini. Nucifora è un vecchio califfo del mondo del calciomercato. Un'esperienza pluriennale (trentacinque anni) in grandi piazze e la capacità di realizzare grandi colpi come la valorizzazione di campioni del calibro di Schillaci e Quagliarella. Ferrigno, invece, è da meno di un lustro che si destreggia in questa professione. Calciatore di estro e talento dell'ex Serie C, ha mosso i primi passi da direttore a Milazzo. Il sodalizio con Pietro Lo Monaco è stato immediato e i due hanno continuato a lavorare assieme a Messina. In due anni si accingono a festeggiare il doppio salto dalla D alla Lega Pro unica. Quando la competenza è sinonimo di risultati: la remuntada in classifica di rossoblù e giallorossi è tutt'altro che casuale...