Il calcio dei campanili contro il Mondiale dei milioni e di un futuro senz'anima. La sfida che non possiamo perdere

11.11.2022 00:00 di Luca Bargellini Twitter:    vedi letture
Il calcio dei campanili contro il Mondiale dei milioni e di un futuro senz'anima. La sfida che non possiamo perdere

Il weekend che sta per iniziare in questi minuti darà il via ad un qualcosa di nuovo. Ad un periodo che mai prima di ora è stato vissuto. Non solo in Italia, ma anche in gran parte del “primo mondo” del pallone. Con le gare dei prossimi due giorni si concluderà la prima parte della stagione per il calcio che conta, quello della Serie A, alla vigilia del primo (e speriamo unico) Mondiale invernale della storia. Perché si tratta di un momento per certi versi irripetibile? Perché mentre in Qatar le migliori nazionali del globo si giocheranno il tutto per tutto per conquistare la coppa più ambita, nello stivale continuerà ad andare avanti il calcio dei piccoli club, della gente, quello dei campanili.

La Serie C, così come la cadetteria, hanno, infatti, scelto di non interrompere i propri tornei, mentre i big sono costretti a cedere il passo alle logiche del business. Questo significa che per le piccole piazze o i campionati minori, ci sarà già spazio per emergere. E non si tratta solo del campionato in sé, ma anche per i giocatori, gli allenatori e i tifosi. Perché mentre nella penisola araba il calcio dei milioni, degli stadi innovativi privi di anima, ma anche senza futuro, farà di tutto per far discutere, in Italia, nella penisola più famosa del Mondo, la tradizione, la passione, seppur espressa in impianti degli degli anni ’20 del 900 e non del 21° secolo, darà il massimo per mostrare il proprio volto migliore.

Si tratta del frangente perfetto per farlo? No! Nella maniera più assoluta. Specie dopo una settimana dove a livello nazionale si è parlato più degli scontri, delle liti e delle polemiche, che di calcio giocato. Spesso però il destino, o il karma scegliete voi, propone la mano di carte migliore nel momento in cui non ti aspetti.

Ecco allora che con la Serie A nel congelatore, sia la B che la C hanno il compito di ricordare, a politici, addetti ai lavori e tifosi, sempre più legati al calcio “da Playstation” che il gioco più bello del mondo è questo. Quello che ci ha fatto appassionare e spesso maledire il giorno in cui lo si è incontrato, per le sofferenze che ci porta. E non è quello che si giocherà in Qatar, ma quello che ci spezza il fiato per le emozioni che emergono su campi polverosi, scalcinati e fatti più di storia che di futuro.

A tutti noi il compito di non sprecare questa occasione. Irripetibile. Pericolosa. E avvincente. Il calcio della gente è questo. E buon Mondiale a tutti.