IL FATTO DELLA SETTIMANA - QUESTIONE STIPENDI: DALLE SCADENZE (IN QUALCHE CASO NON RISPETTATE) ALLA DISCUSSIONE SUL TAGLIO

21.03.2020 00:00 di Valeria Debbia Twitter:    Vedi letture
© foto di Francesco Di Leonforte/TuttoCesena.it
IL FATTO DELLA SETTIMANA - QUESTIONE STIPENDI: DALLE SCADENZE (IN QUALCHE CASO NON RISPETTATE) ALLA DISCUSSIONE SUL TAGLIO

Lunedì 16 marzo: questa la data entro cui le società di Lega Pro avrebbero dovuto corrispondere gli emolumenti ai propri tesserati. E se per 57 società tutto è filato liscio, così non è stato per Casertana, Catania e Robur Siena. Ad annunciarlo loro stesse tramite la viva voce dei propri massimi dirigenti, a partire da Giuseppe D'Agostino: “Sono a qui a metterci la faccia e ad esporre in prima persona l’accaduto, anche se questo mi causa profondo dolore e dispiacere. Preferisco che sia io a rendere noto ciò, senza aspettare le comunicazioni di rito degli organi preposti - ha spiegato il presidente della Casertana. - Purtroppo lo stato di emergenza creato dal Coronavirus ha rappresentato un colpo di immani proporzioni per tutte le realtà commerciali. Una crisi inopinata e impossibile da prevedere che non ha graziato la mia azienda. Questo ha reso impossibile rispettare la scadenza del 16 marzo per il pagamento degli stipendi". E a ruota Anna Durio: "Come è sempre accaduto dal mio primo giorno a Siena, sono qua a metterci la faccia, anche se in modo metaforico, per fugare ogni dubbio ed evitare inutili e deleterie chiacchiere. Stiamo affrontando, nostro malgrado, un periodo di estrema crisi sanitaria, economica e sociale, e tutto questo sta mettendo in ginocchio e paralizzando numerose realtà imprenditoriali di tutta l’Italia - sono state le parole del numero uno della Robur. - Non siamo riusciti a rispettare la data per la scadenza degli emolumenti, fissata per lunedì 16 marzo, ma voglio rassicurare tutto il mondo bianconero: sicuramente provvederemo il prima possibile al mantenimento degli impegni presi, continuando come abbiamo sempre fatto attraverso enormi sacrifici". Mentre per quanto riguarda il club etneo la situazione è stata leggermente diversa, visto che nella nota oltre all'annuncio nudo e crudo si è chiesta anche "la sospensione di tali adempimenti, sottolineando l’immediatezza e la logicità di un simile provvedimento d’urgenza alla luce delle numerose e coerenti disposizioni, governative e delle autorità calcistiche, che riconoscono l’emergenza economica del sistema". 

A seguito di ciò è giunta la dura presa di posizione del presidente della Lega Pro, Francesco Ghirelli: "Nel calcio ci sono sciacalli che telefonano a club dicendo che loro hanno trovato la strada per non pagare i calciatori per causa di forza maggiore poiché non si allenano e non giocano". Il numero uno della terza serie ha tuonato ricordando quanto fatto dalla sua Lega per venire incontro ai club: "Abbiamo compiuto uno sforzo economico straordinario per anticipare risorse ai club. Oggi abbiamo iniziato una trattativa con AIC sul come affrontare la crisi e vedere di far sacrifici entrambi. Questa è la strada. La credibilità così conquistata ci consentirà , a noi del calcio sociale, a noi del calcio che fa bene al Paese di chiedere interventi da parte del governo nel prossimo decreto. Credibilità che aumenterà perché noi presenteremo presto, in accordo con FIGC, un vero piano di governo della crisi in cui ci saranno anche azioni endogene per tagliare costi".

I tagli degli stipendi sono quindi diventati l'argomento cardine conseguente. Dall'AIC all'avvocato Mattia Grassani ("Impossibilità sopraggiunta. Club sciolti da obbligo" ha ricordato il legale parlando in senso giuslavoristico) fino ad Adriano Galliani, in tanti hanno espresso la loro sul tema. “I primi interessati alla sostenibilità del sistema calcio sono gli stessi calciatori e tutte le persone che ci lavorano - ha evidenziato il presidente dell'Assocalciatori Damiano Tommasi. - Siamo consapevoli che quello inerente i contratti sia un tema da affrontare, ma non adesso. Prima vanno quantificati i danni e questo procedimento è possibile solo quando sapremo se la stagione finirà o no. Il problema del taglio degli stipendi va posto a tempo debito. L’AIC non può imporre ai calciatori di accettati eventuali tagli - ha ricordato. Possiamo dare una linea, ma sulle rinunce decidono i singoli. Noi troviamo un'intesa sull'accordo collettivo e sul minimo federale di 30.000 euro lordi all'anno che è molto usato in Lega Pro. Non capisco che tipo di accordo ci propongono anche perché, ripeto, non siamo in grado di obbligare gli associati ad accettarlo. Siamo d'accordo con la Lega dì anticipare le ferie estive e di considerare questi giorni come vacanze per ridurre le ferie a luglio. Su questo nessun problema. Sugli stipendi vedremo...”. Molto dettagliata la proposta rilanciata dalle colonne del Corriere dello Sport dall'amministratore delegato del Monza, già definita 'lodo Galliani': "Ci si affidi alla migliore società di revisione del mondo, autonoma e indipendente e le si chieda nei tempi corretti di fare la conta dei danni. E poi? Sulla base delle sue conclusioni si potrà stabilire il taglio dei compensi, magari prevedendo dei premi sulle stagioni successive. Serve un arbitrato. Il calcio perderà alla fine il 5, il 10, il 15? E il taglio dovrà essere del 5, del 10 o del 15. Il resto sono soltanto chiacchiere, demagogia, improvvisazione, non potendo ancora sapere - nessuno di noi lo sa - se la stagione finirà. Se davvero si potesse ripartire a maggio basterebbe una deroga alle scadenze dei contratti prorogata di quindici giorni o un mese. Sia chiaro che le squadre non potrebbero essere modificate attraverso fine prestiti o altro".

E - lasciatecelo dire - almeno per questa settimana, dopo quattro consecutive, del Coronavirus abbiamo parlato fortunatamente solo tra le righe.