IL MERCATO STA FINENDO, PER FORTUNA. UN MESE È TROPPO SPECIALMENTE PERCHÉ SI RISCHIA L'OVERDOSE DA INFORMAZIONI E SI PERDE IL SENSO DEL CALCIO

29.01.2020 00:00 di Tommaso Maschio   Vedi letture
IL MERCATO STA FINENDO, PER FORTUNA. UN MESE È TROPPO SPECIALMENTE PERCHÉ SI RISCHIA L'OVERDOSE DA INFORMAZIONI E SI PERDE IL SENSO DEL CALCIO

Un mese di mercato (come quasi tre estivi) è veramente troppo. Specialmente se la ridda di voci, trattative, rumors e quant’altro si rincorre senza sosta rendendo la navigazione, fra trattative reali, altre probabili e alcune totalmente campate in aria, ardua anche ai più esperti marinai/giornalisti. Giocatori che nel giro di un paio di giorni fanno virtualmente il giro d’Italia venendo accostati a qualunque club abbia bisogno di un uomo nel ruolo che occupano in campo. Squadre che fanno e disfanno, che sembrano avere le idee chiare in avvio, ma poi come al solito si riducono all’ultima ora dell’ultimo giorno per concludere gli accordi. Aggiornamenti continui su ogni minima trattativa, manca poco e scriveremo anche quando un agente o un dirigente va a prendere il caffè o si reca in bagno, che alla fine più che informare stancano, annoiano, fanno venire la nausea per le troppe informazioni, spesso discordanti nel giro di poche ore, che piovono a ogni ora del giorno e della notte. Il tutto con il campionato in pieno svolgimento che viene, almeno in parte, falsato perché certamente un giocatore in procinto di andare via non può essere al 100% concentrato sul club in cui milita, perché col mercato in fermento non può esserci quella serenità per lavorare e allenare.

Andrebbe rivisto tutto: accorciare i tempi, aprire la finestra quando le squadre non sono impegnate in campo, rallenato il flusso di informazioni. Non sarebbe una scelta indolore, perché in molti – compreso questo sito – fanno il grosso dei loro contatti nelle due finestre di mercato, perché ci sono colleghi che di questo vivono sopratutto, su questo hanno costruito carriere importanti e si sono fatti, come si suol dire, “un nome”. Ma sarebbe un male necessario per riportare il calcio alle cose essenziali, che sono poi quelle di campo, rimetterlo al centro dei discorsi giornalistici senza che il mercato schiacci e sovrasti tutto il resto. Lo dico anche contro il mio interesse perché detto come va detto è anche grazie al mercato che pago le bollette, ma non credo che cambiare il modo e i tempi del mercato possano poi mandarmi in mezzo a una strada (e nel caso so fare pure altro fortunatamente). Anzi togliendo spazio – e peso – al mercato si potrebbe dare maggior spazio ad altri aspetti calcistici che rimangono spesso ai margini o finiscono nel tritatutto senza ottenere lo spazio che meritano perché fagocitati da Tizio va qui e Caio va là. Si dice che sia il pubblico a chiedere calciomercato a piene mani e che giornali e siti debbano adeguarsi, ma forse basterebbe educare diversamente i lettori per uscire da questo circolo vizioso.